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Noir - testi pubblicati - Q

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di Vincenzo Gatta

Alcuni testi di noir in ordine casuale

IL VERME

Bellezza suprema, di inimmaginabile beltà. Rosee labbra ispiratrici in un flebile sospiro di fuoco ardente desiderio. Sinuoso corpo di auliche forme tra bianchi seni ove è pulsante la bramosia. Penetrante sguardo di occhi immersi nell’abisso di un mare ove affoga la tentazione. Ora sei mia, ora che muori la tua carne è mia...

La sicura

2 piccole storie sprovviste della "sicura" Attilio Alle 23,30 c’è il cambio del turno, altri operai devono entrare in servizio per sostituire i loro colleghi. Arrivano tutti 10 minuti prima, così da parcheggiare con calma la macchina in cortile e raggiungere il capannone. Qualcuno parla a voce alta, altri si avviano in silenzio, qualcuno dà un’ultima occhiata alla macchina, c’è chi parla al cellulare, chi si intrattiene scambiando qualche...

Dolcissimo omicidio

Se passi alle 8.30 sulle strisce pedonali di Corso Ventidue Marzo, vicino alla scuola elementare Mugello, incontrerai un vigile, divisa nera impeccabile, cappello d’ordinanza e fischietto in bocca, ha solo un piccolo tic, quello di spostare leggermente la bocca sul lato sinistro, sembra quasi che sorrida a scatti, del resto, i bimbi che attraversano la strada lo conoscono bene. Carlo 9 anni, accompagnato dalla mamma, appena lo vede comincia a imitarne il tic, Luisa 10 anni quando lo...

Io rapisco

Pensare che a guardare le sbarre alla finestra sembrerebbe quasi di vedere una zanzariera. Ma le zanzare col cazzo che si fermano, entrano, escono, pungono. Le mosche sembra invece che ti guardano, hanno un certo ritegno a volarti attorno e quando cominciano a circondarti con le loro evoluzioni lo fanno in maniera silenziosa, o forse è il rumore che c’è qua dentro che non mi fa sentire il loro ronzio, comunque spesso preferisco la loro compagnia a quella di alcuni compagni,...

Le chiavi di casa

Infilo la mano in tasca. Le ho messe lì, lontane da quelle di casa. Le sento, fredde, le chiavi dell’appartamento di Via Ripetta dove abitava mia nonna. È morta da una settimana, nell’ospedale dove ha passato l’ultimo mese della sua lunga vita: era entrata per delle analisi, ne è uscita coi piedi in avanti. Era una donna decisa, che lottava per quello che voleva. Mi aveva detto tante volte che avrebbe voluto fare come suo marito, avrebbe voluto...

La salutò con un sorriso

La salutò con un sorriso Antonio aprì gli occhi e la prima cosa che vide fu il parabrezza dell’auto rotto attraverso cui entrava la pioggia. Senti male alla testa. Il primo pensiero fu uscire dall’auto. Dovette girarsi su se stesso e strisciare attraverso il parabrezza. Come fu fuori dall’abitacolo si stese sul fango a faccia in su. La pioggia, gli lavava il viso. - Per fortuna non mi sono fatto niente! Ho solo male alla testa. - Si toccò la...

Una notte a Brooklyn

C’era ancora un po’ di birra nel bicchiere, non tanta, meno della metà, ma non avevo più sete, ne fame, ne sonno, così ho pensato di ficcarci dentro una matita, l’ultima che avevo nel taschino della camicia. Un bicchiere di birra con una matita dentro è l’immagine migliore del mio fallimento e io fino a Sabato sera ero un fallito. Ero fallito io, le mie foto, la mia vita e quella birra che si era impregnata dell’odore di quella matita,...

L'uomo senza volto

I° Capitolo: “El Cafè”. Umberto Ferrero cammina infreddolito con le mani in tasca, sparito nel suo paltò. E’ una tipica mattinata d’inverno, Torino è avvolta di grigio, ma spesso, deboli raggi di sole la tingono di rosa e d’argento. I giardini e i parchi sono coperti da spesse coltri di neve e agli angoli delle strade giacciono altri cumuli appena spalati. Il tram tarda e il vecchio maestro non ha intenzione di aspettare al freddo; si...

Lo chef

Dunque, vediamo un po’ che dice il ricettario: aggiungere un po’ di pepe, far evaporare un bicchiere di vino rosso robusto, preferibilmente Barolo, poi far cuocere il tutto a fuoco lento e a cottura pressoché ultimata unire due cucchiaini di cacao. Penso proprio che verrà fuori un piatto indimenticabile. Beh, è meglio che proceda, perché sono le 17 e Franco arriva per la cena alle 20, Franco, lui che è puntuale peggio di un cronografo svizzero. Se...

IO NON AMO

6 Io. Davis Reno. Detto Davis Reno perché privo di soprannomi pronunciabili, o detto Daniel, nome che spacciavo con le ragazze che non conoscevo. Ventitré anni compiuti a gennaio e talmente tanta rabbia in quel mio esile corpo, che neanche il famigerato Mike Tayson, ai tempi d’oro ovviamente, credevo potesse avere ai miei livelli. Occhi e capelli castano scuro, un naso importante e un fisico talmente asciutto da sembrare magro e famelico. Sicuramente non facevo della bellezza la mia dote...