Il maschio è cacciatore - di Gioacchino De Padova
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 22/09/2010 alle ore 16:41:36
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Il maschio è cacciatore.
Ricordo bene queste parole, che hanno risuonato nelle mie orecchie per tutta la mia esistenza. E nessun posto più di questo potrebbe testimoniare quanto a queste parole io abbia saputo prestare onore.
Dopo diciotto anni eccomi tornare in questa cittadina della riviera.
Ricordo che l’ultima volta che vi avevo villeggiato avevo vent’anni e mi trovavo in compagnia di un gruppo di amici. Era l’età in cui si pensava alle vacanze come a un’occasione di divertimento e tacchinaggio. Ricordo ancora le serate trascorse insieme nei locali fino a notte fonda e le gare a chi poteva contare più successi a fine estate.
Italiane, tedesche, francesi, olandesi, inglesi, spagnole, americane. Non avevamo problemi di lingua e riuscivamo a farci capire bene anche con poche parole. Con gli anni la vita cambia, termini di studiare, inizi a presentarti con giacca e cravatta sul posto di lavoro e cominci quella scalata che, se sei bravo e fortunato, ti porterà a farti un nome, guadagnare tanti soldi e a goderti la vita per davvero. Più o meno è quello che è capitato a me, ma l’unica cosa che sembra essere rimasta quella dei miei vent’anni è la mia passione per le donne.
E allora eccomi qua, a trascorrere questi dieci giorni di vacanza in questa godereccia cittadina della riviera. Al mare non ci vado, l’albergo è a cento metri dalla spiaggia, ma ha la piscina e preferisco andare a bagnarmi lì. Nemmeno stare al sole mi interessa più di tanto, perchè sono arrivato già abbronzatissimo, con tutte le lampade fatte durante l’inverno.
Sono qui solo per riposarmi e dedicarmi a qualche piacevole incontro. Certo non frequento più i locali dove andavo da ragazzo, ma, con il portafogli gonfio e il fascino dell’uomo affermato di mezza età, credo non ve ne sia più bisogno. Adesso frequento locali molto più esclusivi e, d’altro canto, anche io sono diventato molto più selettivo e mi dedico solo agli incontri con donne di una certa raffinatezza.
Diciamo che, dopo avere fatto molte esperienze, mi piace concentrarmi sulle sfide più stimolanti e valutare bene dove allocare, seppur episodicamente, il mio attrezzo intimo.
Dico episodicamente perchè non gradisco frequentare a lungo la stessa donna. D’altronde, le occasioni non mi mancano e sembro esercitare un certo ascendente. Sono un quarantenne gradevole, distinto e benestante, ma soprattutto faccio leva su quello che io chiamo l’istinto di redenzione.
Non fingo mai, ogni donna, appena mi conosce, capisce benissimo che tipo di uomo io sia. Ci si potrebbe aspettare un rapido disinteresse nei miei confronti, invece sembra che le mie abitudini di vita le stimolino ancora di più.
In parte, la favorevole reazione femminile nei miei confronti si può spiegare con la loro semplice, elementare considerazione che, se un uomo disposto a concedere sentimentalmente poco o nulla, ottiene ugualmente tanto successo con le donne, una valida ragione ci dovrà pure essere. E la curiosità di scoprirla di certo non le allontana.
Ma il motivo predominante del mio successo credo sia proprio quello che io definisco istinto di redenzione. Vale a dire un senso di sfida, il tentativo di affermare la propria femminilità facendo innamorare un uomo tanto indifferente ai sentimenti e inducendo una vera e propria redenzione dalle cattive abitudini.
Ognuna di loro mi frequenta sperando di redimermi, ma il problema è che io non ho nessuna voglia di essere redento.
Così accetto la sfida. E di solito vinco io.
Certamente, sfida stimolante è quella che ho davanti a me in questo momento. Sono seduto in un ristorante molto esclusivo e, sul tavolo di fronte al mio, siede una donna di una bellezza molto invitante. E’ la seconda sera consecutiva che ceno in questo locale e lei era qui anche ieri sera, sempre accompagnata a un tipo che davvero non riesco a credere possa godere di tanta bellezza e sensualità. E’ basso, grassoccio, con la pancetta e il doppio mento e, nonostante una certa eleganza nell’abbigliamento, non riesce proprio a scrollarsi di dosso quell’aspetto goffo e maldestro derivante dal suo aspetto fisico. Per di più suda in continuazione e non fa altro che asciugarsi con un fazzoletto la fronte imperlata di sudore. Lei, invece, è un monumento di stile ed eleganza. Alta, scura di carnagione e di capelli, fasciata da un vestito rosso che sa rendere giustizia a un corpo che sembra una promessa di emozioni forti. Un viso che pare uscito dalla copertina di una rivista: occhi verdi e luminosi, labbra carnose che sembrano disegnate con una matita, naso che nemmeno un chirurgo estetico poteva creare così perfetto. Quello che si presenta davanti ai miei occhi è uno dei più grandi interrogativi possa essermi mai capitato: com’è mai possibile che quest’uomo si accompagni a un tale monumento di femminilità ed eleganza?
Nemmeno una palese, fiera disponibilità economica può fungere da spiegazione a tale dilemma.
Eppure, sulla natura del loro rapporto non sembrano esserci dubbi, perchè di tanto in tanto i due si scambiano baci appena accennati che tuttavia non lasciano spazio ad altre possibilità. Dopo ogni gesto di tenerezza scambiato, però, la donna mi rivolge occhiate furtive che già ieri sera avevo avuto modo di notare. Io, a volte ricambio il suo sguardo, altre volte faccio finta di nulla, ma ho già capito che si tratta di un messaggio al quale non mi posso sottrarre.
E nemmeno ci penso lontanamente a sottrarmi!
Ieri sera, in un paio di circostanze, l’ho osservata mentre, con gesto lento ma sicuro, accavallava le gambe.
Naturalmente sapeva bene come lasciare le sue parti più nascoste accessibili soltanto alla mia immaginazione, ma, al termine di quel gesto, mi ha fissato entrambe le volte. E, mentre io ricambiavo il suo sguardo, mi ha lanciato l’abbozzo di un sorriso.
Il grassoccio accanto a lei sembrava essersene accorto, ma non ha osato dirle niente. Poveraccio, quasi mi fa un pò pena.
Ma io non sono un benefattore e questa donna sembra condividere le mie intenzioni.
Anche stasera lei mi ha sorriso un paio di volte.
L’ultima delle quali pochi minuti fa, quando è suonato il telefonino del grassoccio e lui ha iniziato a parlare in modo piuttosto concitato. Dev’essere un medico, forse un chirurgo, perchè sentivo che ad alta voce parlava di ricoveri e interventi. Ad ogni modo non ha proprio un minimo di stile.
Durante una cena galante sarebbe opportuno spegnere il cellulare. E mai e poi mai parlare in un locale ad alta voce!
La donna sembra vivere un momento di imbarazzo, si accorge che la sto osservando e mi sorride.
Quando lui termina la telefonata, gli rimprovera di avere alzato la voce, poi mi guarda e sorride ancora.
Lui se ne accorge, ma questa volta si rivolge a lei con tono infastidito. Faccio finta di nulla, ma mi accorgo che stanno iniziando a discutere. Adesso lui le sta facendo un cenno verso di me e sembra volerle dire che si è accorto dei suoi sorrisi nei miei confronti. Continuano a discutere animatamente per alcuni minuti. Lei è molto imbarazzata. Lui, rosso dalla rabbia, improvvisamente si alza e si allontana.
Una simile evoluzione non era proprio prevedibile!
La donna rimane seduta al tavolo, finisce di sorseggiare il caffè e resta da sola, con gli occhi lucidi e lo sguardo rivolto a terra.
Anche io ho terminato la cena e ora la sto guardando con insistenza; lei sembra accorgersene, alza gli occhi, ricambia il sorriso e si alza.
Mi passa accanto e, senza smettere di guardarmi, si dirige verso l’uscita del locale.
Attendo qualche minuto, giusto il tempo di pagare e lasciare una mancia ed esco anche io. Appena uscito dal ristorante, la vedo di spalle. Sta fumando una sigaretta. Mi avvicino a lei che sembra sentire i miei passi e si volta sorridente.
In quel momento, guardandomi fisso negli occhi, tende la mano ed esclama, con voce calda e sensuale: -Piacere, io sono Angelica.
Tutto sembra quasi fin troppo facile.
Siamo stati in un pub a bere del buon vino e parlare di noi e della nostra vita e ora eccoci qua, a casa sua.
La sensazione era esatta: Angelica mi ha detto di essere stata per alcuni anni un’infermiera, ma di avere continuato a studiare fino a diventare un brillante avvocato e di avere una storia con Beniamino, il tipo con cui stava cenando al ristorante. Lui è un chirurgo che lavora in una clinica privata ed è professionista molto stimato in città. Stanno insieme, ma per lei è fondamentale continuare a sentirsi una donna libera.
E, mentre lo ha detto, a parole scandite, mi ha fissato negli occhi, sorridendo. Il messaggio mi è sembrato eloquente.
La serata è stata molto piacevole, ho scoperto che non è solo una bella donna, ma sa anche tenere qualsiasi tipo di conversazione. Quando mi ha chiesto di andare a casa sua, però, ho capito che il momento delle parole stava per terminare. E non potevo che esserne contento.
Siamo saliti a casa sua, uno stupendo attico con vista sul mare e, appena entrati, lei si è diretta in cucina per prepararmi un altro drink.
Dopo avermi offerto da bere, mi ha sorriso con malizia, pregandomi di attenderla solo un istante, perchè doveva recarsi un momento in bagno.
Nell’attesa che tornasse da me, ho bevuto il drink in un solo sorso, per poi rivederla comparire avvolta da una vestaglia che lascia presagire la più rosea evoluzione possibile della serata. Adesso siamo seduti sul divano e restiamo immersi in un bacio appassionato da alcuni minuti.
Ho però la sensazione di qualcosa che non va.
Sento la testa pesante e quasi mi pare di avere le vertigini.
Angelica, con un delizioso tocco delle dita mi sta sbottonando la camicia, mentre continua a baciarmi sul collo, ma io continuo a sentire una strana sensazione, mentre sembra proprio che i miei sensi non vogliano rispondere.
Le slaccio la camicia e ritrovo davanti ai miei occhi due seni meravigliosi come poche altre volte mi è capitato di conoscere. Insinuo le mie mani voraci sul corpo di Angelica, fino a portarle in mezzo alle sue gambe. Lei ansima.
Adesso è lei a scendere lentamente con le mani, fino ad arrivare alla zona rossa. Mi abbassa la cerniera e insinua all’interno le sue dita, senza dare alcuna importanza alla congiuntura sfavorevole del momento. Anzi, continua la sua esplorazione, quasi come fosse diventata una sfida per lei.
Con lo scorrere del tempo, però, cresce soltanto il mio imbarazzo, e, come se non bastasse, ora la mia testa inizia a girare sempre più vorticosamente.
E proprio i suoi seni avvolti tra le mie mani sono l’ultimo ricordo che mi rimane della serata, prima che la mia testa, dondolando lentamente, atterri sopra di loro, in quello che si rivelerà come l’inizio di un lungo sonno...
Mi risveglio alle prime luci dell’alba, destato dalla luce e da un rumore scrosciante.
Aprendo gli occhi, davanti a me vedo tanti alberi e un cielo azzurro. Volto la testa di lato, in direzione di quel rumore scrosciante e vedo un barbone che sta pisciando. Si è fermato vicino a un albero, ad appena un metro da me.
Vorrei gridargli di allontanarsi immediatamente, ma non ne ho la forza.
Mi sento molto debole e sento un dolore pungente alla schiena e al fianco sinistro.
Mettendo la mano sotto la camicia, mi tocco dove ho dolore e sento una ferita fresca e degli strani fili attaccati al corpo.
Mi rendo conto di essere sdraiato su una panchina del parco e mi chiedo cosa mi sia successo, mentre fatico a muovermi per il forte indolenzimento.
Inizio a ricordare gli avvenimenti della serata precedente, ma non so spiegarmi cosa sia accaduto dopo essermi addormentato tra i seni di quella donna e per quale motivo mi trovi, tanto dolorante, disteso su quella panchina.
Poi mi accorgo di un giornale che sta appoggiato sulle mie gambe. Lo sollevo con le mani e, iniziando a leggerlo, noto che riporta la data di qualche giorno prima ed è aperto sulla pagina della cronaca locale.
Mi accorgo di un articolo sottolineato e di alcune parole scritte a fianco, con una biro rossa.
Iniziando a leggere, scopro che l’articolo parla di un uomo più vecchio di me di alcuni anni, ritrovato su una panchina dei giardini comunali, dolorante alla schiena e al fianco sinistro. L’uomo ricordava di avere avuto un incontro galante, la sera precedente, con un’affascinante sconosciuta. Ma, in preda all’imbarazzo, aveva dovuto confessare particolari poco gratificanti del loro incontro intimo, durante il quale si era presto addormentato. E ancora non si capacitava di come poteva essere accaduto!
Portato in ospedale, i medici avevano immediatamente capito che era stato l’ennesima vittima della coppia ricercata da tempo dalla polizia per un traffico clandestino di organi.
La coppia aveva già colpito un paio di volte nella zona ed era composta da un uomo, esperto chirurgo radiato dall’albo dei medici alcuni anni prima, e una donna, avvenente infermiera, nonchè adescatrice delle loro prede.
Al malcapitato era stato asportato il rene sinistro, ma gli esami effettuati avevano accertato che l’intervento era stato compiuto da una mano molto esperta che aveva osservato le più attente norme igieniche di sterilità sul campo operatorio.
Al termine dell’articolo, poso la mia attenzione sulle parole scritte con la biro rossa: "Scusaci se la serata non è andata come speravi, ma il nostro drink produce sempre questo effetto. Grazie di tutto". E, appena sotto, la firma: "Angelica e Beniamino".
In preda all’angoscia, riprendo a toccarmi la schiena e il fianco sinistro, mentre, voltando la testa di lato, mi accorgo che il barbone ha appena terminato di pisciare. Allora mi rivolgo a lui con tono molto gentile, pregandolo di chiamare immediatamente un’ambulanza.
Ripensando alla sera precedente, nonostante tutto, ancora non riesco a togliermi dalla mente l’immagine dei seni di Angelica, mentre, nell’attesa che arrivi l’ambulanza, mi tocco il fianco indolenzito.
Il maschio è cacciatore.
Nella mia mente risuonano ancora queste parole.
Dal sapore mai tanto amaro quanto in questo momento.
