Il concorrente - di Gioacchino De Padova
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 29/06/2008 alle ore 00:22:48
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Ho trascorso tanto tempo a pensare alla tragica fine di quell’uomo, a chiedermi perchè mai avesse deciso di rispondere al mio annuncio...
Io ero il direttore di produzione e lui l’aspirante concorrente. Aveva trent’anni e alle sue spalle vari tentativi in ambito televisivo e nel mondo della moda. Sguardo deciso e intrigante, fisico muscoloso, voce sicura, devo ammettere che ispirava un certo fascino. Sapeva di non avere ancora molto tempo a disposizione perchè il pubblico si accorgesse di lui e io sentivo che poteva essere l’individuo perfetto per quello che avevo in mente.
"L’occasione è davvero irripetibile. Si tratta di un nuovo reality, molto diverso da quelli che lo hanno preceduto. Qui verranno evidenziate capacità caratteriali e di resistenza psicofisica come mai accaduto in passato. Sarà una sfida a due: lei e un altro individuo vi contenderete il cibo all’interno di una casa isolata, in una lunga sfida che terminerà soltanto con la resa di uno dei due o qualora particolari situazioni di rischio per la vostra salute dovessero imporre una sospensione. Introdurremo quotidianamente nella casa una dose di cibo appena sufficiente per una persona e ve la dovrete contendere.
Non sono ammesse percosse nè azioni intimidatorie, ma è consentito avvalersi solo episodicamente di mezzi di costrizione fisica per impedire all’avversario di arrivare al cibo per primo. Ma badi bene che non si tratta di un gioco basato sulla forza fisica, quanto sulla tenuta dei nervi. Voi non conoscerete il momento della giornata in cui riforniremo di cibo la casa e dovrete sopportare la tensione di giungere al momento giusto anticipando sistematicamente il vostro avversario".
T. era scettico, sembrava non essere entusiasta della proposta che gli stavo offrendo.
"Ci pensi bene, è un’occasione irripetibile: in palio ci sono cinque milioni di euro per il vincitore, senza contare le conseguenti possibilità di lavoro nel mondo dello spettacolo. Le telecamere vi riprenderanno per tutta la giornata, anche se le fasi più salienti della vostra sfida verrano trasmesse in differita, a distanza di qualche giorno dalla registrazione. Chi vincerà avrà dimostrato di essere stato il più determinato, insomma diventerà il cattivo perfetto nell’immaginario del telespettatore.
Ha idea di quanti registi vorranno avvalersi del richiamo di un tale personaggio quando nei loro film dovranno affidare le parti più spietate?"
Sembrava iniziare a capire l’enormità della posta in palio: "E chi sarebbe il mio avversario?" domandò convinto di non avere nulla da temere.
"Il suo contendente sarà una donna, ma questo potrebbe non essere un vantaggio per lei. Da un punto di vista fisico lo sarà sicuramente, ma doversi scontrare con una donna potrebbe minare la sua determinazione a vincere e la sua capacità di imporsi anche con cattiveria.
E poi lo sa bene che le donne sono in genere più furbe di noi! Ah, una cosa importante: è vietato il sesso e non sono ammesse effusioni di alcun genere. Il sesso in questi programmi è ormai inflazionato, troppi reality ne hanno fatto uso e noi vogliamo dar vita a qualcosa di assolutamente nuovo. Pertanto, qualunque genere di atto sessuale comporterebbe l’immediato invalidamento della sfida. Voi sarete un uomo e una donna che vi contenderete il cibo fino alla resa di uno dei due, ma senza promiscuità e sentimentalismi, tanto che avrete camere e bagni separati e le vostre energie dovranno essere volte semplicemente alla resa del contendente".
Terminai di illustrargli nei dettagli tutte le clausole contrattuali e le regole che avrebbero dovuto rispettare durante la sfida e ci salutammo con l’intesa di risentirci entro un paio di giorni per la sua risposta definitiva.
Era un tipo deciso, pronto a tutto e io ero sicuro che avrebbe accettato. Infatti il giorno successivo mi richiamò per informarmi che era pronto a partecipare alla competizione.
Trascorsero alcuni giorni, necessari per l’allestimento delle telecamere in quella casa indipendente, situata in una zona molto isolata, che la produzione aveva sapientemente scelto come luogo della contesa e, a distanza di una settimana, T. e la contendente K. poterono fare ingresso in quello che sarebbe diventato teatro di una sfida memorabile.
K. era una ragazza davvero avvenente, dotata di un corpo prosperoso e un viso molto grazioso, reso ancor più dolce da uno sguardo da cerbiatta e, se non fosse stata introdotta la clausola di divieto per sesso ed effusioni, avrebbe potuto agevolmente avere la meglio su T. che sembrava non essere indifferente al fascino esercitato da tanta bellezza.
La consapevolezza di poter incorrere nella immediata squalifica aveva indotto la ragazza a mantenere un atteggiamento molto sobrio e ad esimersi dall’esibire un abbigliamento provocante.
Ma l’affascinante T. la riteneva solo una rinuncia temporanea perchè era sicuro che, al termine della sfida, una volta ottenuto quello che gli spettava per la vincita, avrebbe ricevuto da lei, a telecamere spente, anche tutto il repertorio che gli sguardi della ragazza sembravano promettergli e a cui per il momento doveva forzatamente rinunciare.
Per i primi tre giorni i contendenti familiarizzarono, dividendo tra loro lo scarso cibo messo a disposizione dalla produzione, essendo a conoscenza di una clausola che avrebbe invalidato la sfida qualora fosse durata meno di 72 ore.
Trascorsi i primi tre giorni, venuta meno la clausola contrattuale, fiaccati da un’alimentazione sempre più insufficiente e dal timore di doversi arrendere per primi, T. e K. incominciarono a mettere in atto una serie di tattiche volte a impossessarsi del sostentamento alimentare, privandone l’avversario.
Inizialmente fu K. ad avere la meglio nell’alimentarsi, favorita dalla scelta della produzione di consegnare le scarse vettovaglie nei momenti di distrazione del suo avversario, per dare a lei un piccolo vantaggio che compensasse la differenza di prestanza fisica tra loro due.
Ma quando T. si rese conto di essere stato sfavorito, indebolito dalla fame e ormai vicino alla capitolazione, non esitò a sfruttare una serie di mezzi di costrizione fisica, consentiti dal regolamento, al punto da arrivare all’immobilizzazione sistematica della concorrente nei momenti in cui lui si rendeva più vulnerabile, per necessità quali il sonno o altre impellenze fisiologiche. Si può ben dire che, durante i cinque giorni successivi, T. dimostrò di essere assolutamente determinato a vincere la sfida e mise in atto ogni genere di violenza consentita, al fine di prevaricare l’avversaria, senza lasciarsi condizionare dalle sue suppliche nè dalla sua tenera bellezza.
A dire la verità, talvolta si produceva anche in comportamenti intimidatori molto aggressivi, andando oltre le regole, ma la produzione decise di chiudere un occhio, considerata l’alta intensità emotiva di quella sfida.
Al decimo giorno K., allo stremo delle forze, umiliata dalla tracotanza di T., si dovette arrendere per la sopravvenuta impossibilità di resistere oltre, ormai convintasi di avere di fronte un avversario troppo determinato e spietato per poter ancora competere con possibilità di vittoria. Io stesso fui molto felice di incoronare T., personaggio davvero affascinante, come vincitore di una sfida che non aveva lesinato emozioni e per la quale era finalmente arrivato il momento di elargire il giusto compenso.
Di fronte alla resa della contendente, ormai in precarie condizioni fisiche, T. si lasciò andare in una esternazione di gioia decisamente poco virile, che fece sorridere anche me, mentre mi accingevo a stringergli la mano, appena entrato nella casa oggetto delle mie riprese televisive.
Eravamo l’uno di fronte all’altro, finalmente soli, quando lanciai il mio sguardo nei suoi occhi celesti che sembravano di una profondità infinita, duri e teneri al tempo stesso. Ancora adesso provo un brivido lungo la schiena quando ripenso a quello sguardo e al momento successivo, quando, nell’esatto istante in cui ci stringemmo la mano, gli spezzai il braccio, con un movimento di leva veloce e sicuro, come avevo ormai imparato a compiere con l’esercizio. Il suo grido di dolore echeggiò per tutta la casa e da quel momento ne seguirono molti altri, quando gli ruppi prima l’altro braccio e poi le due gambe, dopo averlo immobilizzato, legandolo a quel letto sul quale tante volte aveva legato K., per averne la supremazia nella sfida da cui era uscito vincitore.
Le sue grida si alzavano sempre più frementi in quella casa, ma l’assoluto isolamento che la produzione aveva preteso per la sua ubicazione, rendeva impossibile l’eventualità che qualcuno potesse sentirlo.
Con meticolosa pazienza spezzai ogni osso del suo corpo fino al momento in cui, vinto dalla pietà, decisi di ruotargli con violenza la testa in un movimento finale che lo avrebbe liberato da atroci sofferenze e condotto a una morte liberatoria.
Lui era stato il 53° concorrente che aveva risposto alla mia inserzione, accettando una sfida dalla quale erano usciti tutti vincitori.
53 uomini assassinati allo stesso modo. 53 cadaveri a dimostrare a quale livello di aberrazione può giungere un essere umano per affermarsi e raggiungere notorietà e ricchezza.
Superando ogni limite.
A sera, io e la mia dolce K., dopo avere soddisfatto l’eccitazione di ritrovarci insieme dopo tanti giorni, ci accomodammo sul divano e iniziammo a gustare le riprese televisive di quella sfida, rivedendo per molti giorni a seguire le riprese della lenta agonia di T., fino alla sua morte.
Noi due, anime gemelle, avevamo già superato quei limiti. Ormai da molto tempo!
