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I giorni migliori di Robert LoFante - di Roberto Demanti

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 16/12/2005 alle ore 14:34:55

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Robert esce dalla doccia e si infila l’accappatoio, bianco, di morbida spugna, pulisce con il braccio il vapore acqueo dallo specchio giusto il necessario per guardarsi il volto, che è serio, teso, concentrato,come lui.Si asciuga i capelli con una salvietta soffice e piacevole al tatto, quel tanto che basta per non farli gocciolare, non usa mai il phon, a lui piace far asciugare i capelli da soli, li trova molto più piacevoli da pettinare.
E’ quasi un rituale, guarda il suo volto ombroso riflesso nello specchio, e si pettina, con tutta la calma di chi sa che è in anticipo, con tutta la calma di chi sa che può permettersi il lusso di prendersela comoda, con tutta la calma di chi sa che chi comanda il gioco è lui. Mentre si pettina con cura scrupolosa anche le lunghe e ampie basette, pensa, o meglio ripercorre mentalmente per l’ennesima volta ciò che dovrà fare di lì a poco. Ha già preparato tutto nei minimi dettagli, è maniacale la cura e l’attenzione che dedica al suo lavoro, ma non potrebbe essere altrimenti, un lavoro del genere, o lo si sa fare per bene, o è meglio lasciar perdere, per il bene di sé stessi e per quello degli altri. Rivive nei dettagli gli attimi prima di entrare nel bagno, quando ha smontato e ricontrollato che tutto fosse in ordine e pronto per essere adoperato, e anche quando lo faceva sapeva che quei momenti li avrebbe rivissuti e rivisti poco dopo, per controllare e ricontrollare, come fa sempre, da tante e tante volte, come è abituato a fare, come un meccanismo ben oleato, proprio come il suo fucile di precisione.

Di lì a poco ucciderà un uomo, e non è la prima volta. Nulla di personale però: è il suo lavoro. E ben pagato anche. Questo è l’unico motivo per cui lo fa. Poi, come per tutto, ci si fa l’abitudine, l’uomo è quell’animale che si abitua prima di ogni altro alle situazioni più disparate, e le sue vittime ormai, non diventano per lui altro che un contratto, una lauta fonte di guadagno che deve essere l’investimento per il suo futuro. E’ un professionista, si comporta come tale, è sempre all’erta, quando si fa un lavoro simile è necessario, vitale, contare solo e sempre su sé stessi, a meno che si sia certi di avere profumatamente pagato qualche collaboratore occasionale, cosa che Robert fa molto raramente, solo quando le circostanze lo rendono estremamente necessario. Preferisce sempre contare sull’unica persona di cui si può veramente fidare: lui stesso, e basta. Anche perché sono pochi quelli che lavorano come fa lui, mai una traccia, mai un indizio, solo lo sgomento di chi si trova in quei fatali istanti vicino alle sue vittime, e anch’essi si sentono bersagli, che si guardano intorno dappertutto non sapendo però dove guardare, che a volte puntano le pistole ma senza sapere dove, anche perché ciò che doveva accadere è già accaduto, e Robert, subito dopo, è già lontano,abbastanza lontano da sentirsi al sicuro, quasi certo, ma solo quasi, che non lo prenderanno mai. L’unico errore che può fare è quello di sopravvalutarsi, ma ci sta bene attento a che non accada. E’ uomo d’altri tempi per certi aspetti, lontano dal caos e dalla confusione caotica dei nostri di tempi, che sono obbligatoriamente anche i suoi, ma solo in parte, per via del distacco che riesce a mantenere con lucido cinismo a tutto ciò che lo circonda. E’ un professionista che ha una sua personale visione nell’interpretare il suo lavoro, niente rumore di spari e proiettili a non finire, un colpo solo è più che sufficiente per uccidere un uomo, niente clamore e chiasso, solo l’ultimo istante di sorpresa inquietudine per chi viene colpito, dopodichè, il buio.

Ora si rade il volto, con un rasoio a lama intera, non c’è paragone per lui del piacere della rasatura rispetto ad un convenzionale rasoio a lamette, di quello elettrico nemmeno a parlarne. E’ solito lasciar crescere la barba per giorni, così che, più è lunga e maggiore è il piacere della rasatura. Pensa in continuazione al volto del suo prossimo, imminente ormai, contratto, lo ha studiato così a fondo negli ultimi tempi tanto da sembrargli come uno di famiglia. Come, e solo come, perché lui non ha famiglia, e non gli manca nemmeno. Ostenta sicurezza, e l’unica cosa che lo terrorizza, il suo incubo che ogni tanto lo viene a trovare, che un po’ lo preoccupa, è quando sogna di uccidere, per un incauto errore, la persona sbagliata. E’ ossessionato da questo sogno che gli fa visita, si sveglia tutto sudato ed atterrito nel buio della notte credendo di avere ucciso una persona innocente, ma poi si tranquillizza quando si rende conto che è sempre il suo solito vecchio incubo, anche se non lo vuole considerare una cosa cattiva. Ma quando ci pensa, come ora, cercando di analizzare il perché di questa situazione che negli ultimi tempi lo turba, riesce sempre a trovare una motivazione ragionevole del perché il sogno è ricorrente. E’ un campanello d’allarme, ripete a sé stesso, sono talmente preciso e scrupoloso nell’applicarmi al mio lavoro, che quando a compito ultimato mi libero la mente dalla concentrazione necessaria, le umane paure ed insicurezze salgono in superficie. Anch’io provo paura. Ma la controllo. La paura è maestra. Fa in modo che io non abbassi mai la guardia, sarebbe imperdonabile.
Però lo fa riflettere che faccia un sogno simile, svegliarsi terrorizzato dall’aver creduto di uccidere una persona innocente, una donna per di più... Ma le persone che uccide innocenti del tutto non lo sono mai, e poi niente donne e niente bambini, una delle sue regole ferree, retoriche forse, ma proprio per questo solide e ferme come la roccia. Non avrebbe mai il coraggio nemmeno solo di sfiorare una donna per farle del male, anzi, ne è soggiogato da loro, dal fascino femminile, che nella sua ingenuità si chiede ancora oggi, uomo adulto, come siano capaci e come possano avere il potere delle creature come loro di fargli provare il piacere assoluto quando lo portano all’orgasmo. Questi sono gli unici momenti in cui si sente davvero vulnerabile, in cui sente completamente che la sua intera vita è nelle mani di un’altra persona. Se mai un giorno dovessero farlo a lui un contratto, è convinto che sarà proprio una donna a portarlo a termine, magari fingendo proprio di essere una di quelle prostitute di elevato ceto sociale che incontra piuttosto frequentemente. Se proprio dovessi morire morto ammazzato per mani altrui, vorrei che queste mani fossero quelle di una donna, me ne andrei con serenità. Questo il suo pensiero.
Si lava il viso con abbondante acqua fredda che scorre dal rubinetto, avverte sulla pelle la dolce sensazione di fresco provocata dalla rasatura, si asciuga non sfregando ma solo tamponando e apprezza ulteriormente la qualità delle spugne che l’hotel ha messo a disposizione nel bagno.
Inizia a vestirsi con l’attenzione di uno che ha tanto tempo da spendere, impiega una cura particolare nell’indossare ogni indumento, prima i boxer elasticizzati, poi i calzini, neri, facendo attenzione che non rimangano pieghe che potrebbero risultare fastidiose indossate le scarpe, gioca con il tempo Robert, lo può fare. Tocca ai pantaloni, e poi alla maglia di cotone che aderisce al suo busto delineandone la muscolatura e accarezzandone la pelle, e finalmente, uno dei momenti che gli piacciono di più quando si veste, la camicia, rigorosamente bianca, pulita e stirata, una soddisfazione da indossare. Indossa le scarpe, italiane, lavorate artigianalmente, in pelle di cammello, nere, morbide e confortevoli come due guanti, fa il doppio nodo alle stringhe sottili. Ha finito di prepararsi, elegante ma classico da passare inosservato se occorre, e a lui, ogni tanto, occorre. Quando pensa all’uomo che deve uccidere, e via via che il tempo sta per scadere, ne divide quasi gli ultimi momenti, in una sorta di religioso pensiero, consapevole che il suo uomo è ignaro della sua irrevocabile fine, convinto e sicuro che non pensi proprio alla sua morte. Ma lo fa lui, sempre,per tutti quelli che uccide. E si mette sempre elegante e curato come se andasse ad un funerale. E’ l’ultimo gesto di rispetto che sente di dover fare verso chi uccide.
Si controlla ancora allo specchio che sia tutto in ordine, non un capello fuori posto nel vero senso della parola, si pettina anche le sopracciglia, tanto da risultare impeccabile, ha le labbra leggermente arricciate, una consuetudine che assume quando è concentrato e pensieroso. Controlla con lo specchio alle sue spalle guardandosi in quello che ha di fronte, per avere la certezza di essere in ordine, che non ci siano difetti nella pettinatura, anche sulla nuca. Mette gli occhiali da sole, scuri naturalmente, come la sua persona gli impone, non potrebbe essere altrimenti, un uomo elegante e gentile nei modi che per lavoro uccide le persone. Uomini, solo uomini adulti, gli sembra più leale. Se non altro un uomo adulto ha avuto sicuramente tutto il tempo di commettere errori, di combinare qualcosa di sbagliato, anche se... nulla di personale, è solo lavoro. Solo un contratto.
Guarda la sua immagine riflessa dallo specchio, compiacendosi dell’invidiabile forma fisica e del fatto che il vestito gli cada a pennello. E’ fatto su misura, in pura lana scozzese, è costato una fortuna, deve stare bene. E gli sta bene. Costano più i vestiti e le scarpe che indossa lui ora che tutti quelli che suo padre ha mai potuto possedere in una vita intera. Suo padre è morto in carcere, quando Robert era ragazzo, per un attacco di cuore, dopo essere stato arrestato tante volte quante anche lui ne aveva perso il conto, viveva di espedienti, piccoli furti, ricettazione, si arrangiava, arrancava. Io non sarò mai come lui, pensava Robert da ragazzo, ed infatti...

La madre faceva il possibile per tenere lontani dalla strada i due figli maschi, ma non è facile crescere quasi da sola una famiglia nei quartieri degradati di periferia ai margini di una grande città. Il fratello di Robert, più vecchio di lui di sei anni, morì due anni dopo il padre, accoltellato in una stupida rissa in un bar, ne succedono spesso di episodi come questo dove è cresciuto. Io non sarò mai come lui, pensava Robert, ed infatti...
Lui è diverso, si chiede come ha mai potuto intraprendere un lavoro simile avendo avuto un’educazione di tutto rispetto dalla madre, umile ma estremamente rispettosa del prossimo. La risposta la trova, ed è nei soldi, e poi, è sempre il solito vecchio discorso per lui... nulla di personale, è solo lavoro. Se il lavoro non lo portassi a termine io, lo farebbe sicuramente qualcun altro, questo è certo.
Quando chi mi incarica di compiere un lavoro prende una decisione, è sempre una decisione irrevocabile. Se non lo facessi io, il guadagno andrebbe in altre tasche, ma il lavoro verrebbe certamente e comunque portato a termine. Per quanto riguarda me la natura mi ha dotato della freddezza necessaria per poter fare ciò che faccio. Questo è un altro suo concetto.
In questi momenti, che precedono la finalizzazione del suo lavoro, si sente in possesso di una dote non propria degli esseri umani, il poter disporre della vita e della morte, e prova un sottile piacere. Si guarda ancora per un ultimo istante allo specchio pensando proprio al potere che il destino gli ha conferito, si fa un segno della croce con la sola mano destra, baciando il pollice e l’indice uniti quando termina il suo per nulla blasfemo gesto, pensa per l’ultima volta al suo bersaglio come ad un essere umano, perché da questo momento in avanti non lo è più, è solo un compito da ultimare, è come se fosse già morto. E’ già morto. Crede ancora di vivere, ma la sua sorte è già stata decisa da tempo. Dall’agosto di quest’anno, ora siamo in ottobre, da quel momento è stato deciso che dovesse morire. La decisione è diventata definitiva quando Robert ha potuto constatare che il denaro del prezzo da lui stabilito era pervenuto nei tempi richiesti su uno dei suoi conti correnti in Svizzera. Questa è un’altra delle sue regole: che il committente accetti il suo prezzo, senza discutere, lui non si trova nè sull’elenco telefonico nè sugli annunci economici, e poi non è tipo da contrattare, non è un poveraccio, e gli sconti nel settore non sono previsti.

Io offro l’assoluta riuscita del lavoro se il denaro stabilito sarà entro e non oltre i dieci giorni da oggi sul conto corrente cui indico le coordinate bancarie. Altrimenti si dimentichi di me, della nostra conversazione, e di tutto il resto. Per il bene di tutti e due.

Queste le parole che dice ai suoi committenti, o chi per loro, e lo fa sapendo essere gelido come il ghiaccio, impensabile per lui non essere creduto. E’ vero che non è un tipo eccessivamente spiritoso, e a maggior ragione su una cosa non scherza mai: il suo lavoro. E guai a chi ci prova.
Questo poi, è un caso particolarmente delicato, ha richiesto lunghi tempi di preparazione. Robert è solito seguire sempre gli spostamenti degli uomini che uccide, anche per mesi se necessario, studia a fondo le loro abitudini, per poter agire solo quando si sente la giusta sicurezza di poterlo fare.
Si ferma a guardarsi per un breve istante nello specchio subito prima della porta, nella mano sinistra una custodia e con la destra si tocca il petto all’altezza del cuore, per controllare che ci sia ciò a cui sta pensando, è certo che c’è, ma lui prova piacere nel constatare che non dimentica mai nulla.
Esce dalla camera dell’albergo ora, con la custodia di un sassofono, costruita da un abile artigiano, e lo contiene davvero il sax, ma nel doppio fondo il suo Unique Alpine TPG1, un vero gioiello di precisione balistica. Ed anche il suo sassofono è un ottimo strumento, un Roy Benson, del resto per chi lo conosce e lo vede con la custodia del sax, nulla di nuovo, lui il sax lo suona davvero, anche se è agli inizi. Non è così bravo come con il fucile, ma ci prova. Sta studiando, in privato, il buffo è che ha iniziato a suonare il sax proprio per dare un alibi al fatto che se lo trasporta, non si sa mai, è meglio essere previdenti. Non crede certo che se un poliziotto lo dovesse fermare gli chiederebbe di mettersi a suonare, comunque... di certo troverebbe la custodia di sette chilogrammi circa più pesante. La passione per la musica è nata per caso, ma lo sta coinvolgendo.

Cammina sul marciapiede, affollato di ragazzini che giocano, che urlano, che vivono la loro giornata, ma Robert non li sente, e li vede quel tanto che basta da evitarli mentre loro presi dal pallone con cui giocano vanno ad urtare i passanti. Si ferma al semaforo, è rosso, come lui altre persone sono lì, in attesa che scatti il verde per poter continuare ad andare verso le loro strade.
Nulla di ciò che fate voi si può paragonare a quello che sto per fare io... pensa Robert, ombroso in viso, come quasi sempre, per lui divertirsi non vuol dire mostrare il sorriso, roba da poco quella. La parola divertimento ha un concetto tutto particolare per lui, anche ora si sta divertendo, anche se non ha nessuna voglia di ridere. Fa un lavoro che gli piace, che richiede precisione, sangue freddo, nervi a posto. Si, parole che avete sentito dire chissà quante volte, ma provate un po’ a metterle in atto se vi riesce. Non è da tutti conservare la padronanza della situazione quando ci si accinge ad uccidere un uomo, in modo così calcolato poi, e non essendo mossi da rancori o vendette di sorta, solo per lavoro. La prima volta che Robert ha ucciso un uomo, sentiva il cuore balzargli alla gola, sudava mentre soffiava un freddo vento invernale, ma la fermezza che il suo polso ha avuto quando premeva il grilletto del fucile è dote innata. Non una sbavatura, non il minimo errore, il bersaglio colpito con un colpo solo. Al primo naturalmente. Si rese conto che quel lavoro poteva diventare la sua professione, e lo diventò. Non si dimentica di nessuno dei volti che appartenevano agli uomini che ha eliminato, una forma di rispetto, anche se può sembrare atipico. Ha il suo modo di vedere il mondo Robert, e di vedere la vita. Mentre continua a camminare pensa con piacere che questa sera, come dopo ogni contratto, si concederà una cena superba, e passerà la serata da solo, come fa sempre dopo avere ucciso un uomo. Rimarrà da solo per pensare ancora a chi ha spedito al Creatore, non può farne a meno, guardando di tanto le foto con un complice e sottile dispiacere, ultimi anèliti di malinconia, un bicchiere di ottimo brandy nella mano, lasciandosi cullare dalla dolce ebbrezza dell’alcool prima di bruciare definitivamente le foto dell’uomo che ha ucciso, e far rimanere impresso per sempre nella sua memoria il volto del suo ultimo lavoro. Se li ricorda tutti Robert, e bene anche, e non perde il conto, questo è il numero 17.
Manco a dirlo, il diciassette dicono porti sfortuna. Tutte sciocchezze per Robert, non sarà differente del 16, del 15, e di certo non sarà differente nemmeno del 18. Perché ci sarà un diciotto. E’ solo una questione di tempo. Robert lavora bene, non lascia traccia che possa portare a nessuno, tantomeno al committente, quando chi di dovere ha lavori di questo tipo da far fare, si rivolge a Gaus, il suo contatto, e anche se ovviamente non conoscono l’esecutore, sanno che il suo uomo, Robert, è in assoluto uno dei migliori, non più emergente, ma consolidato, esperto. Una garanzia per chi commissiona il contratto. Anche se Robert emergente non lo è mai stato, ha sempre agito come un professionista, ha stupìto sin da subito chi sa del suo lavoro, per la sua estrema precisione...
Robert arriva in prossimità del cantiere del palazzo in costruzione, è domenica, non ci sono operai, ha tutto il modo per entrare senza essere notato, una soluzione si trova sempre, pensa Robert mentre sale le scale per arrivare al quarto dei sei piani, se non ci fosse stato questo palazzo in costruzione avrei sicuramente trovato qualcos’altro, magari avrei cambiato giorno e posto, ma avrei comunque portato a termine il lavoro, una soluzione la si trova sempre... Arriva al quarto piano, si guarda intorno, non arriva alcun rumore sospetto dai piani di sopra, a parte quello del vento che muove i fogli di plastica trasparente appesi alle finestre per evitare che possa piovere all’interno, ma è meglio controllare, non si sa mai. Infatti va a vedere, non c’è nessuno, torna giù e si mette in posizione, può disporre di diverse finestre, ampie, svariate possibilità di scegliere la visuale migliore.
E’in perfetto orario, si apre la giacca e appoggia la custodia a terra, e per prima toglie la pistola, ha anche quella, carica il colpo il canna, e la tiene a portata di mano,infilata nei pantaloni in vita, se qualcuno per qualche sventurata ipotesi lo dovesse sorprendere con un fucile in mano... beh, sarebbe troppo tardi, e ci sarebbero il 17 e il 18 in un giorno solo. Monta in un attimo il suo TPG1, è sempre un piacere per lui assemblare un giocattolo così pregiato, sistema il mirino telescopico, guarda l’orologio. Il caricare il fucile è l’operazione che lascia per ultima, a cui dedica un’attenzione e una cura particolari. Questo fucile è a colpo singolo, per tiratori scelti, Robert estrae dalla tasca sinistra che ha la camicia sul petto un proiettile .223 Remington, ne rimangono altri due, anche se lui non sbaglia mai il primo, si porta sempre con sé tre proiettili, più per essere previdente che per effettiva necessità. Inserire il proiettile dorato e lucente nel suo alloggiamento è sempre un momento che assume carattere liturgico per Robert, un gesto di intima confidenza quasi, con l’uomo che deve uccidere, pensa proprio a lui quando il proiettile scivola docile nel suo buio vano all’interno del fucile, pronto ad uscire ad una velocità troppo elevata per contrapporsi al suo fine. Se il mio uomo non ha deciso di cambiare abitudini di vita tutto ad un tratto, tra un paio di minuti dovrebbe arrivare, dice Robert a sé stesso, restando imperturbabile. Avanti, sussurra ora, vieni a giocare al golf, come fai tutte le domeniche a quest’ora... Da qui la visuale sul green è eccellente, e quando Robert avrà colpito il suo uomo, quando si accorgeranno che cade a terra e cosa sia successo, quando correranno a chiamare aiuti, lui sarà già altrove. Il suo uomo arriva, Robert riconosce dapprima l’auto in lontananza, e poi lui. Un finanziere, non è il primo che uccide, un uomo che ha contatti un po’ ovunque, sicuramente ha dato fastidio a qualcuno il suo operare, per questo hanno incaricato Robert. Tempo cinque, sei minuti, e sarà sul green, con uno dei soliti ragazzi che gli portano la borsa delle mazze da golf. L’attività del suo uomo per Robert non fa alcuna differenza, nemmeno il ceto sociale cui appartiene, il suo cinico pensare e agire non ha pregiudizi di sorta, non mi metto certo a discriminare sulla loro posizione sociale all’interno della comunità, sono un democratico io... che umorismo ha Robert... Il suo uomo è sempre ben vestito, anche a golf è ovvio, sicuramente ha salutato con un bacio la sua bella e giovane moglie e le sue due bambine prima di venire qui, e se avesse saputo cosa veniva a fare non avrebbe salutato la sua famiglia con la consueta spensieratezza ed allegria, quindi va bene così, pensa Robert, ti ho offerto un’opportunità più unica che rara, lasciare la tua famiglia senza che tu ne loro abbiate avuto il minimo dubbio di rivedervi ancora, ho risparmiato voi dei tristi e penosi addii... E’ sarcastico Robert.
Il suo uomo sta entrando sul green ora, è felice, sorride e s’intrattiene a parlare con i soci del club, soprattutto con le fanciulle, giovani, bellissime, da copertina, mogli di uomini ricchi ma non più tanto giovani da potersi permettere di lasciarle sole, e così portano anche loro ad annoiarsi al golf. Ha un paio di occhiali firmati, belli, di ultimo grido il suo uomo, è bello, giovane, non arriva a quarant’anni, e mai ci arriverà, ha capelli folti e volutamente lasciati poco pettinati, una fanciulla li accarezza prima di salutarlo, è stato fortunato, non capita a tutti di farsi accarezzare da una giovane e avvenente fanciulla prima di andarsene per sempre per precipitare nell’oblio. Fa i primi due tiri, da copione, si sposta camminando di buon passo da una buca alla successiva, il ragazzo con la borsa si è portato avanti correndo per raggiungere prima del suo giocatore il punto da dove crede di poter tirare la prossima palla, ma non ci arriverà mai... E’ abbastanza distante ora dal circolo, immerso nel verde del prato curato e ottimamente tenuto, se si allontanasse di più non sarebbe più localizzabile da dietro le piante che arricchiscono il percorso del green, dal mirino telescopico Robert vede nel dettaglio la situazione, il vento soffia nei capelli del finanziere sicuramente lavati da poche ore, sono lucidi e voluminosi, sorride, sicuro di sé, ignaro di ciò che sta per accadere, e come potrebbe del resto... Ora può andare, pensa Robert, addio, gli sussurra mentre un ghigno sardonico gli si accenna sul volto prima di premere dolcemente il grilletto del fucile che fa esplodere contro il bersaglio un colpo che lo centra in pieno petto, proprio all’altezza del cuore, l’uomo si accascia al suolo, un’enorme chiazza rossa e calda fluisce sull’elegante giubbetto turchese di lana, Robert smonta il fucile, l’uomo giace a terra ed è ormai solo un puntino in lontananza, da ancora un’occhiata con il solo mirino, solo il ragazzo della borsa si sta avvicinando ora, piuttosto incredulo, non ha capito bene che sta succedendo, ma non c’è più nulla da capire ora. Robert mette via tutto, sulle sue labbra affiora un lieve sorriso compiaciuto, per il lavoro ben fatto al numero 17, un altro incarico ben svolto, tiene la pistola nella cintura sotto la giacca che richiude, scende a passi rapidi le scale con ancora impresso nella mente e nelle orecchie il colpo sordo esploso dal suo TPG1 silenziato, l’ultimo ricordo che rimane associato al numero 17. Esce dal palazzo in costruzione dopo essersi assicurato che non lo si possa notare, è di nuovo sul marciapiede ora, e cammina, come se nulla fosse accaduto, le altre persone camminano proprio come lui, solo Robert sa, nessun’altro. Ma per certi aspetti nemmeno per lui nulla è accaduto, ora che tutto è finito e gli sembra già così lontano.
Rientra in albergo, sicuro del fatto suo, ha aggiunto solo un po’ di tristezza in più al suo bagaglio di emozioni, ed allo stesso tempo della cinica insensibilità. Sistema la custodia del sax nell’armadio, si mette comodamente seduto, sdraiato quasi, sull’ottima poltrona davanti al televisore, ordinerà la cena in camera più tardi, non ha voglia di vedere nessuno, non stasera. Prende un bicchiere e del ghiaccio, ci versa del brandy, si mette a cambiare canale con il telecomando cercando qualcosa di interessante, un notiziario ad esempio. Ma è presto, non è l’orario, e nemmeno il numero 17 era così importante da dedicare lui un’edizione straordinaria. Come faccio a sapere quando lei avrà eseguito il lavoro? Gli domandò l’ultimo mandatario quando gli commissionò il contratto, guardi il telegiornale della sera, rispose Robert alzandosi per andarsene, con un ghigno sarcastico che lasciò senza parole l’uomo che gli stava di fronte, e mentre se ne andava ebbe la netta impressione che il suo cliente trattenne il respiro.
La suite 306 è confortevole, Robert si sente cullato dal lusso cui ama circondarsi, è un rifugio, un vezzo, un conforto, un sollievo. Un sollievo come Sheila, centosessanta centimetri di donna per quarantadue chilogrammi divinamente distribuiti, un pezzo di figliola che solo con il carisma del suo sguardo può stendere un bestione il triplo di lei. Sheila è di madre giapponese e padre americano, ma ha preso tutto dalla madre, i lineamenti esotici e sensuali, il corpo minuto ma perfetto, il carattere invece, e che carattere, lo ha preso dal padre.
Sheila è una maestra nell’arte del sesso, la sua professione, il suo sapere sull’argomento è vasto, potrebbe far impazzire qualsiasi uomo se la possa permettere. Pochi. Robert è tra questi.
Robert, oltre il suo lavoro, non pensa ad altro negli ultimi tempi, e ne ha tutti i motivi. Quando è perso nelle arti amatorie di Sheila, è un vero e proprio viaggio spirituale e non solo erotico, oltre che essere la realizzazione e l’appagamento dei suoi desideri. Quando Sheila è sopra di lui, e si muove sinuosamente come un felino con il suo bellissimo corpo sempre profumato di essenze, Robert non può resistere alla tentazione di chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare completamente da lei, accarezza il suo corpo morbido e vellutato, ed in quei momenti Robert è certo che un motivo valido per esistere c’è. Il motivo valido è Sheila. Poco importa se lo fa per denaro, poco importa se non è innamorata di lui, nulla importa; l’unica cosa che conta in quei momenti, è che Sheila è lì per lui, solo per lui. In quei momenti Sheila è sua, il perché è irrilevante. Passa ore in balìa del suo fascino e del potere che lei esercita su di lui, sono i momenti che Robert considera sicuramente i più belli e più intensi della sua vita quelli in cui è rapito dal fascino femminile.
E’ professionale Sheila, ha una clientela selezionata, Robert non può fare a meno di ricordare quando lei le ha mostrato nel suo appartamento dove lavora una camera con tutte le attrezzature sadomaso, con tanto di croce a X per incatenare i clienti che lo richiedono, prima di farsi frustare, comandare, umiliare, provare dolore. Certo che c’è in giro gente strana forte, pensa Robert scuotendo il capo mentre ripensa all’episodio, ma del resto, ognuno ha le proprie manie. Si chiede e cerca di immaginare chi possano essere i clienti di Sheila che si fanno trattare a quel modo, magari grintosi e arroganti dirigenti, e poi docili come agnellini impauriti davanti alla loro padrona. Vuoi provare? Le domandò Sheila con un sorriso malizioso quando gli mostrò la stanza del dolore, o del piacere per alcuni, lui che non si aspettava una domanda simile, si mise a ridere, no, non è il mio genere! E poi ti preferisco senza tutte queste stronzate, disse a lei indicando le attrezzature sadomaso.
Un giorno provo a chiedere a Sheila se mi fa assistere ad uno di questi incontri, pensa Robert, nascosto naturalmente, per non turbare il cliente, di lui non me ne frega nulla, vorrei assistere per vedere lei, come si trasforma, cosa è pronta a fare, dove è disposta ad arrivare...
Ha frequentato anche altre donne come Sheila, che fanno il suo stesso lavoro, ma nessuna è stata come lei, nessuna lo sa amare come fa lei. Non c’è bisogno di essere innamorati per amare qualcuno, di questo Robert ne è convinto, anche se manca l’amore a muovere una persona che però mette tutta la passione di cui è capace per soddisfarne un’altra, poco cambia, la finzione supera la stessa realtà, e dal momento che accade davvero, la finzione è realtà.
Sheila ha i clienti più disparati, è curioso vedere come uomini facoltosi e con posizioni sociali di tutto rispetto, con un’immagine a cui tengono molto, si lascino trasportare dalle loro perversioni.

Capitolo 2

L’uomo è seduto, nudo, bendato, le mani legate dietro la schiena, le sue gambe a quelle della sedia, nera, di pelle, spartana ed austera, per niente comoda, ma a lui piace di più. Ha un morso di gomma in bocca, ma riesce comunque a far uscire i suoi gemiti di piacere mentre Sheila lo sta stuzzicando con un frustino, mentre gli gira intorno,con stivali in pelle nera alti fino alla coscia, dai tacchi a spillo vertiginosi, indossando solo un perizoma, anch’esso di pelle, nera. Ti avevo ordinato di non avere un’ erezione, gli urla Sheila mentre lo frusta ora, forte sul petto, ed anche sul suo membro eretto dell’uomo legato, qui con meno forza, per non fargli troppo male, ma l’uomo che ora è il suo schiavo si eccita ancora di più al rimprovero di lei, che lo slega adesso, in malo modo, lo strattona a terra, e gli mette un guinzaglio, lui rimane accucciato come un animaletto impaurito, mentre con le mani ed il viso cerca la punta dello stivale di lei, che lo continua a frustare sulla schiena, e continua a rimproverarlo con decisione, e lui si eccita come un pazzo, ma cerca di non darlo a vedere troppo alla sua padrona che altrimenti gli tocca di arrabbiarsi di più. Sheila recita la sua parte in modo impeccabile, sicura di conoscere bene i suoi clienti, bene come nessun’altro al mondo, ed è sempre lei che conduce il gioco, perversi o normalissimi che siano. Ora lei gli ordina di stare il ginocchio, tirandolo per il guinzaglio e dicendo lui di mettersi eretto, mentre lo colpisce freneticamente con il suo frustino sul sesso di lui, ormai prossimo all’orgasmo, ansimante mentre perde saliva dal morso di gomma, e riesce comunque a far uscire i suoi gemiti strozzati di piacere, mentre lei leggermente china su di lui continua a battere nello stesso punto con il frustino, strattonandolo con il guinzaglio, fino a che lui, ora, raggiunge l’orgasmo, e gli zampilli del suo piacere vanno a cadere sul pavimento, il grido soffocato nonostante il morso, il torace glabro ma ancora robusto segue agitato il suo respiro, non è più un ragazzino il pervertito. Lei gli toglie la benda ora, ti avevo detto di non sporcare per terra brutto maiale! Esclama Sheila che gli butta un pacco di cleanex che lui raccoglie umile come un servo, si mette a pulire minuziosamente ciò che rimane del suo piacere sul pavimento, e poi lei gli monta sulla schiena, lo frusta sulle natiche, muoviti, vai in bagno, brutto sporcaccione! Mentre lui cammina a fatica portando il cartoccio di cleanex che ha in mano ed intento a non perderlo, arrivano in bagno, lui lo lascia cadere nella tazza, lei ordina lui di tirare l’acqua, lo guarda severa, e gli da un’ultima frustata sul petto prima di togliere lui il morso, che come per incanto, torna normale, sei stata strepitosa, come sempre! Esclama lui, e Sheila gli sorride, ora che anche lei ha smesso di recitare il suo ruolo, e come se nulla fosse il buon uomo ritorna nella sua stanza dei giochi e si riveste dei suoi eleganti abiti, si rimette l’orologio d’oro regalato lui dalla moglie per il loro trentesimo anniversario di matrimonio, allora ci vediamo domenica prossima, sempre alla stessa ora, d’accordo? Chiede contento come un bambino a Sheila, certo, come vuoi tu, risponde lei. Lo accompagna alla porta, gli dà un bacio sulla guancia, e l’assessore fa altrettanto, prima di andare.
Sheila richiude la porta, e va verso lo specchio, si guarda e si controlla l’aspetto, torna in un’altra camera, si toglie il perizoma di pelle e lo lascia cadere sul pavimento, indossa solo un abito corto di cashmere, nero, molto attraente, ne mette in risalto il collie di platino con diamanti, indossa la pelliccia lunga fino alle cosce e prende la borsa, elegante, piccola, come lei.
Chiude il suo luogo di piacere nell’esclusivo stabile e scende con l’ascensore nel parcheggio, sale sulla sua lussuosa BMW 720, apre con il radiocomando il cancello e si allontana con un deciso rumore del motore, l’oscurità comincia a calare anche sulla città, e le luci dei fari posteriori ora sono solo due puntini rossi lontani, in mezzo a tanti antri puntini colorati delle macchine che riempono il traffico nella notte che sta per giungere.