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Eco dell'Anima - di Liberamente

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 26/06/2008 alle ore 11:41:39

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

La striscia di coca sull’arma del delitto, un coltello macchiato di sangue. Una notte di tempesta; i fulmini squarciano le tenebre tra le lamiere del magazzino, colmo di libri su scaffali impolverati dall’esperienza. Sul soppalco il materasso avvolto da lenzuola rosse, un mobile per i vestiti e un comodino con la lampada sopra. Nel cassetto del comodino una busta sigillata, marchiata con l’immagine dell’istituzione; accanto una busta senza marchio, perché le droghe, diversamente dalla morte, non hanno padrone e non sono sigillate da una firma. Dalla prima busta estrae il coltello, dalla seconda la coca. Si desertificano le emozioni, i miraggi di rare oasi, sangue che gocciola dalla narice, graffiata al passaggio della calda sabbia del deserto. Adesso il corpo è sazio, ma la mente no. Si siede sul bordo del letto con le gambe incrociate; tra le mani il libro “ Così parlò Zarathustra ”.

Squilla il telefono ai piedi del materasso - pronto...Daniél...sono Carl...ti sto telefonando dall’obitorio, c’è una cosa che devi vedere - - cosa - - un uomo e stato trovato morto dentro una bara...la cosa strana e che quando c’è l’hanno messo era il suo funerale e lui...era ancora vivo...ma nessuno lo sapeva - - sei sicuro che nessuno lo sapesse - - è quello che sto cercando di capire...per questo ho bisogno di te - -dammi il tempo di farmi una doccia e arrivo -

Ripararsi dalla pioggia è inutile, è troppo forte. Le strade sono tagliate in infinite parti dalle gocce d’acqua, il silenzio fa da cornice alla notte.
- Daniél sei arrivata...seguimi - - è quello - - si... - Daniél si avvicina al lettino che ospita il corpo e lo scopre dal telo bianco - è morto per asfissia...deve essere rimasto sotto terra per parecchio tempo - - come lo hanno scoperto - - è periodo di pulizie al cimitero...doveva finire nella fossa comune per dare spazio ad altri morti e altre preghiere...ma a lui hanno riservato un trattamento speciale...dalla sua espressione non sembrava gradire la sua nuova compagnia...e poi le mani... - - le sue mani...ha cercato di scavare il legno della bara - - si...è ha finito con lo scavarsi le dita - - la bara dov’è - - sigillata in qualche magazzino...ma ti posso assicurare che non era un bel vedere...i graffi nel legno terminano tutti con del sangue e...quasi tutte sono rimastre incastrate tra le schegge...oltre la bara hanno esaminato anche un pezzo di stoffa viola, trovato avvolto al sigillo...è sporco di sangue...non è della vittima - - hanno già assegnato il caso a qualcuno - - no...è stato difficile convincerli, ma...sanno che te ne occuperai tu...come io so che accetterai di farlo...manca poco all’alba...è meglio che vai -.

La luce non illumina la vita fra gli scaffali e i libri. I raggi del sole sono fermi all’uscio dell’oscurità, come consapevoli che, la bellezza divina, diviene fatale agli occhi di chi non può incontrarla. Un mai incontro che segna le pupille dilatate, incastonate in cavità incorniciate di scuro; unica ombra sulla pelle pallida, condannata dalla nascita da malattia. Il giorno di Daniél è fra gli scaffali e i libri, lontano dalla luce.

- Nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo...mi dica i suoi peccati fratello - - padre ho peccato...ho saziato il mio corpo e adesso la mia anima soffre...ho curato il mio spirito, per seguire la via tutta la vita...un operaio della vigna...ciò in cui credo mi ha donato il potere delle persuasione...il potere di fare del mio piacere il dovere di altri... - - tu sai perché ti trovi qua...il colore della veste che porto segna la via del sacrificio, come ultimo atto per la salvezza...la tua anima sarà salva, ma non il tuo corpo - - il mio corpo è un fardello nel mio cammino...che l’anima mi porti con se -.

Al di là dell’enorme cancello, l’esperienza di vecchi alberi, disegna il viale centrale che, tagliando il cimitero, conduce ai piedi marmorei della chiesa. L’ungo il cammino per la via il silenzio non pesa, è dolce di chi riposa con dignità.
Nell’aria l’odore del legno delle panche e la supremazia dei simboli - cosa la conduce in questo luogo di luce, nell’oscurità della notte - - lei è padre Imrick - - con chi ho il piacere di parlare - - il mio nome è Daniél, sto cercando di capire cosa è successo all’uomo trovato morto nella bara...lei sa di cosa sto parlando - - hanno già fatto e controllato il necessario...mi pare - Daniél ignora le parole del pastore e continua - lei ha recitato l’ultima preghiera al funerale di quell’uomo...mi sa dire se c’erano parenti, amici o qualcuno che la ascoltasse - - c’erano solo gli altri fratelli che con me condividono questa chiesa...e il custode del cimitero...era un prete venuto da lontano...non penso avesse qualcuno di caro - - lei lo conosceva - - era qui da pochi giorni...diceva di essere di passaggio...qualcuno lo avrà ascoltato - -non ho visto nessun custode al cimitero - - perché la notte dorme come ogni altro essere umano...a parte me e lei adesso - - lei perché e sveglio - - ho la missione di curare lo spirito di chi ha bisogno...compreso chi non può vedere l’aria illuminata, perché chiamata a seguire una luce viva, se pur nelle fredde quattro mura di un monastero di clausura, la notte è il momento migliore per ascoltare le suore ed aiutarle ad allontanare le tenebre...lei...se non sono indiscreto...perché non riposa - - perché le tenebre mi siano vicine...e le parole lontane...dove posso trovare il custode - - vive nel casolare al confine del cimitero opposto al monastero...adesso può lasciare questo tempio...io mi ritiro nelle mie camere -.

Seguire un sentiero entro cui condividere. Sentire dolore e poi il perdono per chiederlo. Squarciare la pelle per sentire che è giusto dare un senso all’uno e all’altro; che è giusto avere entrambi per dare un senso. La lacrima solca il sentiero sul viso, custodisce l’anima.

- Oggi siamo qui riuniti per salutare nostro fratello...il suo corpo troverà dimora nel riposo, il suo spirito vedrà il perdono...le porte del peccato si sono chiuse dietro di lui...la vita lo accoglie - i fratelli in coro rispondono al saluto; attendono che la fatica del custode colmi il vuoto nella parete. La bara inerme, sfrega sul cemento, mentre mani di uomo sigillano la morte.
Le radice della natura riscatteranno il torto subito varcando , oltre la propria libertà, la libertà dello spazio.

- Oggi ne ho seppellito un altro - - un altro prete - - dopo la morte non si è più ne pastori ne gregge - - come può non aver capito che l’uomo nella bara era ancora vivo - - io capisco che è tardi e vorrei andare a riposare...all’alba devo tornare al mio lavoro...non mi interesso della vita o della morte, che sta dietro al nome inciso sulla lapide...è solo un altro burattino dell’ignoranza - il custode rimette nella fodera, attaccata alla cintura, le forbici da giardino. Anche questa notte la natura è stata curata dalle sue ambizioni, coccolata dalla luce della luna. - lei cosce padre Imrick - il suo viso viene corrotto dall’odio - l’unico rapporto che ho con lui è attendere che finisca di recitare, per iniziare a fare il mio dovere...ascoltami, giovane ragazza, la presunzione delle idee mi disgusta e a farmene una io mi farei schifo da solo...non voglio farti perdere tempo e non ho intenzione di continuare a parlare...capire non aiuta, se prima non sai come farlo; e se a morire è un prete...ancora meglio...idee in meno - - idee in meno - - le idee sono ladre di emozioni...le definiscono, le torturano e le strappano dall’anima per poi ingabbiarle tra le lettere di una parola...le idee hanno ingabbiato la mia più pura e intensa emozione...buona notte...come ha detto che si chiama...a si mi scusi...buona notte Daniél -

Occhi rubano silenziose immagini, la vista annebbiata dal fulmine, scorre fino alle mani, che propense, vogliono toccare. Alla luce abbagliante segue il tuono, inghiotte le cose e percuote i nervi.
Un respiro oltre il destino, accarezza la morte e le dona il perdono. Un gesto abbandona il tempio del peccato e fa ritorno al sacrificio
Immobile scruta la sofferenza, poi si allontana per non vedere oltre.

Fin dentro l’ultima memoria, che si è fatta profumo, ruvido, graffia il sogno fra le lenzuola rosse - pronto - il ritorno dall’abbandono - Daniél...scusami se ti ho svegliata...mi trovo al cimitero e ho delle brutte notizie - - hai fatto quello che ti ho chiesto - - si...ho qui davanti a me il cadavere di un uomo...morte naturale, da due giorni...nessun segno particolare...riposa in pace - - sei sicuro che sia quello giusto, che è il prete di cui mi ha parlato il custode - - si, ne sono sicuro...ci sono padre imrick e il custode stesso con me...ci hanno indicato loro la bara - l’ombrello, sotto cui Carl si ripara dalla fitta pioggia, non lo protegge dallo sguardo d’accusa di padre imrick - adesso che le vostre stupide insinuazioni sono state cancellate dalla cruda verità...vi ordino di ridare dignità al corpo e rimetterlo al posto che gli spetta - poi si incammina verso la chiesa.
- Carl...Carl sei ancora lì... - - Daniél...questa volta le tue sensazioni erano sbagliate...probabilmente il primo caso è nato da un errore di valutazione della morte effettiva... - - no...ricorda che è stato lasciato un messaggio... - - ti riferisci al pezzo di stoffa legato al sigillo - - se ho ben capito hai avuto il piacere di conoscere imrick... - - il padre...la sua veste...è viola - - non può essere una coincidenza...devo capire cosa li lega - - è meglio che tu lo faccia il prima possibile...perché dopo quanto è succeso...non so fino a che punto ti lasceranno fare...per quanto mi riguarda, farò dei nuovi controlli...ti informo se ho delle novità –

L’eco del soffio muore ai confini del pensiero. Sentire oltre e saperlo, scatena la pazzia; il corpo si distrugge contro le pareti, il suono soffoca.
Perché le pane del giusto facciano soffrire l’animale; è il sangue testimone della morte dell’idea,
vele spiegate senza vento.

La temperatura scende, uno scalino dopo l’altro - perdonami se non ho creduto in te...la verità ha accecato la mia ragione...poi quest’altra verità si è sovrapposta alla prima...e la ragione credo mi abbia abbandonato -
La stanza culla la sua presenza. Odora di nausea il corpo davanti loro; sembra che l’obitorio sfrutti l’odore della decomposizione per allontanare gli estranei, perché i respiri non sono graditi. Come in presenza di una fiera, per non essere travolti; allo stesso modo Daniél sfida quel momente: rispettandolo
- questo pomeriggio ero al laboratorio per riesaminare il pezzo di stoffa...mi hanno interrotto avvertendomi che un uomo ha telefonato...senza farci la cortesia di dire il suo nome... - - e poi siete tornati a controllare, però questa volta era tutto come la prima - - non tutto...non abbiamo trovato nessun messaggio - - cos’ hai scoperto - - sia nel sangue del primo corpo, come in questo, ho trovato tracce di una composizione naturale...nel primo caso pensavo si trattasse di una cura ininfluente...con questo secondo incontro ho deciso di verificarne la natura...purtroppo però questa sostanza sembra non esistere - - grazie Carl...perché lo fai senza esitare - .

Il terzo giorno il corpo resuscita, così recita il libro della risposta alla domanda dell’uomo; al fronteggiar della quale si può solo di grandezza pari o maggiore, tra gigante e gigante o tramandato e tramandato; in egual modo al libro, altro libro sgorga dalle sue vene un veleno, narrato nell’oscuro della clausura, perché la risposta è un’illusione, di cui non si sappia nulla per sua natura.
L’ombra degli scaffali abbraccia il vagabondaggio lento e riflessivo di Daniél, al suo passaggio si stendono mantelli neri che la proteggono dal lume e dalla ragione. Se anche la mente umana, madre di pensieri e memorie, trova timore nella comprensione, a nulla possono i libri se non alla soluzione.
Restano i contorni di una donna, che con tanto sospiro il sole muore.

Il vento accarezza il forte manto miele, gli artigli spezzano i ramoscelli e segnano la pietra, ma senza fare rumore. Cerca, con gli occhi che attraversano nel buio e non riesci mai a capire cosa, studia il tuo respiro e quando avverte che i tuoi dubbi stanno forzando la sua libertà, incrocia il tuo sguardo e il suono, che passa attraverso i sottili denti letali come rasoi, brucia le pupille.
- Chi ha bussato alla porta del tempio - la piccola finestra dietro le grate graffia il riposo; Daniél non fa in tempo ad emettere un gemito, che il gatto, che stava fissando, scompare dietro le mura dove pochi possono - il mio nome è Daniél, l’ho disturbata per avere informazioni riguardanti una sostanza...che ho letto...si tramanda nei monasteri di clausura - - mi dispiace, ma lei non ha nulla che la lega a questo mondo - - è importante...questa composto può essere stato usato per commettere degli omicidi- - se veramente una tal creazione avviene tra le mura della clausura...niente e nessuno può servirsene - - so che padre imrick la notte si introduce nel suo tempio con l’intendo di confessare le suore - - se le abitanti di questo luogo hanno peccato, la loro redenzione non può che passare solo attraverso la devozione che qui regna - - quindi lei vuol dirmi che nessun prete può introdurvisi - - l’aria che respiri, la terra che calpesti e il mondo che vedi sono un solo abito, cucito su misura di chi lo deve indossare - il suo sguardo penetra nel buio - l’ago che ha filato le tessa della tua anima ti ha negato il calore della luce...tu ti sei spogliata e hai visto la luce e ne hai sentito il calore...la mia veste strozza ancora le vene sotto la pelle...nessuno può essere accolto tra le braccia del signore, se non attraverso il tempio della morte - china il viso - perché mi dici questo...chi sei - - il mio nome è Alice - poi chiude il passaggio alla luce della luna.

Aliti di emozioni vagano, sono di corpi che non possono più soffocare di quel luogo. Uno accompagna l’altro, i nomi incisi su pietra, ma sono soli e unici quei libri che hanno chiuso gli occhi; proprietà della libreria con la croce, cimitero che non avrà mai fine ed è finito. Si mescolano fra questi, i pensieri che corrodono Daniél: possono insignificanti mezzi, le parole, nate dal suono della suora, conoscere e poi consigliare; dire chi sei, senza fare il tuo nome e poi...
Le radici del dolore affondano dentro e succhiano la ninfa dei sensi. Finché la notte la possa custodire

Vibra la superficie liscia sotto il corpo, ad ogni tocco. Prima che la vista, la mano esplora lo spazio, me non lo trova, il braccio a stento riesce a piegarsi e non va oltre. Anche l’altro braccio, che voleva provare, viene soffocato, poi gli occhi sbattono contro la fine.
Quando la libertà tace, l‘ira si confessa
Le braccia spingono, ma l’altro è più forte; la schiena preme contro il marmo che appena è più grande del corpo disteso. Con violenza colpisce ai lati e il dolore contrappone con uguale violenza. La testa si scuote per cercare una via e il corpo non la segue, gli arti abbandonano il legame, gli occhi non conoscono lo sguardo e i nervi scoppiano continuando ad esplodere...e poi...niente.

L’attesa è ormai terminata, oltre la finestra dove guarda, la luce si dissolve. Custode di quella libreria dove ancora un libro non è stato scritto; e si dirige verso l’opera incompiuta, dopo aver fatto le veci delle tenebre nel custodirla. Mani di uomo strappano il sigillo della morte che ora è la salvezza.
Riempiendo i polmoni d’una volta, si risveglia e il corpo si irrigidisce - dove sono - -sei in casa mia - - perché mi trovo qua - - dovresti essermi grata...all’alba di questa mattina, nel fare il mio consueto giro per le vie del cimitero...ti ho trovata che eri come morta in terra - - tu menti...ricordo che ero chiusa e non potevo uscire - - è per quello che devi ringraziarmi...non era ancora luce quando ti ho trovata, ma mancava poco...l’unica soluzione era seppellirti - - il tempio mi ha salvata la vita...come fai a sapere - - siamo qui perché tu...sappia...io e tuo padre eravamo amici, legati dallo stesso destino...entrambi abbiamo perso metà del nostro cuore e l’altra metà...continuava a battere per le nostre rispettive figlie...tu e mia figlia spesso giocavate insieme e il tempo passato con te la rendeva sempre più triste...poi tuo padre venne a mancare e l’immagine dei tuoi occhi, che solo nella notte potevano piangere sulla sua tomba...allontanarono da me mia figlia...il suo nome è Alice... - - io...non ricordo;...la suora... - - quindi l’hai già incontrata...ogni hanno in questo periodo esce dal suo carcere e lascia un segno delle sue emozioni - il custode apre la mano già bagnata di lacrime - - quello...è il tassello mancante del secondo omicidio - - si...un pezzo di stoffa viola con su del sangue..lo stesso per anni, l’ho preso l’ultima volta...con te è arrivato il momento di mettere la parola fine a queste idiozie...solo una cosa ti chiedo...voglio sapere perché stringo tra le mani il sangue di mia figlia -

Travi di legni disegnano l’inclinazione del soffitto, la fiamma della candela riscalda timidamente l’aria; e brucia tra l’anima che si specchia all’anima.
- ...attraverso il tempio della morte risiede la salvezza...sono state le tue parole, il tuo tempio mi ha salvata e ho compreso. Ho seguito il tuo consiglio, e, attraverso la bara, si è aperta la porta...adesso sono qui per la conoscenza - - attendevo che la luce varcasse quella entrata sconosciuta...e la mia attesa è terminata - - è qui che nasce il male - - è qui che si bruciano le emozioni...
Le emozioni riescono a distruggerti e a farti rinascere dalle ceneri del dolore, sono i nervi della tua libertà. Talvolta nel corso della vita vengono talmente tesi che ne diventi schiavo; fino a bruciarti, e le tue ceneri hanno un colore, un profumo diverse dal tuo. Come un vento, l’anima le trascina con sé e nella libertà rinasci, e sei, di un nuovo colore e di un nuovo profumo.
...cercano la risposta, toccare l’anima, e vengono sputati dall’eco di questa all’eterno riposo - - perché qui - - colui che conosce la via del perdono fu il primo peccatore -

La mia giustizia è stata interrotta dal vile custode, ma non ti illudere, il mio volere sarà presto la tua morte - riecheggiano i passi di Daniél, lungo il corridoio centrale; superando una ad una le panche in legno e le attenzioni dei simboli sovrastanti - questa è la stoffa che ancora soffoca il sangue di chi chiede il perdono...il simbolo del dolore...mi è stata donata perché io conoscessi la natura di chi non sente le emozioni - penetrandogli con gli occhi l’anima - ti cedo il mio posto nell’inferno del tuo credo -
muore sull’altare, strangolato dal colore del sacrificio

La striscia di coca sull’arma del delitto, una sciarpa di stoffa viola. Una notte di tempesta; i fulmini squarciano le tenebre tra le lamiere del magazzino, colmo di libri su scaffali impolverati dall’esperienza. Sul soppalco il materasso avvolto da lenzuola rosse, un mobile per i vestiti e un comodino con la lampada sopra. Nel cassetto del comodino una busta sigillata, marchiata con l’immagine dell’istituzione; accanto una busta senza marchio, perché le droghe, diversamente dalla morte, non hanno padrone e non sono sigillate da una firma. Dalla prima busta estrae la sciarpa, dalla seconda la coca. Si desertificano le emozioni, i miraggi di rare oasi, sangue che gocciola dalla narice, graffiata al passaggio della calda sabbia del deserto. Adesso il corpo è sazio, ma la mente no. Si siede sul bordo del letto con le gambe incrociate; tra le mani il libro “ Così parlò Zarathustra ”.
LM