Domani, forse - di Mod์74
Sei in: Autori emergenti > testi pubblicati > Noir > Domani, forse
© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 12/11/2007 alle ore 20:42:05
L'autore si assume la responsabilitเ di quanto pubblicato.
DOMANI, FORSE.
-Vuole che vada via...vuole portarmi via lo sai?...Mi tratta male, insiste che devo andare con lui...Sono malata, malata...come dice il dottore...ma io sto bene, non voglio...non voglio andare via da qui...ho paura...temo che mi costringerà....sono stanca...molto stanca...-
-Mamma? Dove sei ?-
Stefano aprì la porta della stanza e nella penombra di un angolo vide la sedia a rotelle.
-Mamma, hai raccolto le ultime cose? Eh?
Stefano si avvicinò alla sedia ma vide che la madre aveva gli occhi semi aperti tra il vuoto buio della finestra chiusa e il bianco lasciato dalle pupille nascoste dei suoi occhi.
-Mamma?
Stefano sbuffò ed usci dalla stanza. La luce fioca della cucina lo seguì fino fuori all’aperto dove il tardo pomeriggio di settembre lo accolse stanco.
-Allora?
-Niente da fare, ha un’altra crisi...-
-Domani ?
-Si zio, domani. Forse.
Bianco. Era tutto bianco e solo bianco.
Nemmeno bianco sporco o avorio, bianco. Solo un maledetto bianco pulito e candido. I campi, il cielo tutto avvolto dalla nebbia, densa quasi solida. La strada asfaltata era una lingua nera che si allungava alcuni metri davanti all’auto e poi veniva inghiottita dal nulla.
-Di qui sono già passato? Cazzo ho l’impressione di girare in tondo!-
La fiat 131 arrancava nella nebbia come un animale impaurito. Partenze, frenate, colpi di sterzo improvvisi.
-Ma dove cazzo sono!?
Mario guardò l’orologio.
-Quaranta minuti che giro a vuoto, ce ne metto solo venti se vedo la strada, dal traghetto sul fiume. Dove sarò finito? Fra un poco spunto a Comacchio...-
Guardò la bambina giocare tranquilla con la bambola sul sedile posteriore.
-Be almeno lei non si preoccupa...-
Incrocio. A destra.
-Questa mi sembra di riconoscerla... se davo retta a Lucia...non voleva trasferirsi qui in mezzo alla campagna.. al nulla...si ma è l’unica cosa che ho trovato...la terra qui costa meno e se volevo smettere di fare il mezzadro...Lucia, sarà preoccupata ormai...-
Frenò di colpo su una curva. Gli parve di riconoscerla.
-Cazzo sono arrivato oltre, questa è la strada che costeggia la valle...-
Fece l’ennesima inversione, abbassò il finestrino per sentire se arrivava qualche altro veicolo. Nessun rumore, solo il rumore del motore della sua auto. Riprese la marcia in senso opposto ai venti km all’ora. L’auto strattonava ai regimi bassi. Guardò l’orologio, le 17.50. Guardò la bambina che continuava a giocare tranquilla sul sedile posteriore con la sua bambola. Palmo a palmo, centimetro per centimetro guardava la strada, ogni singolo sasso. Riconobbe una staccionata rossa emergere all’improvviso dalla nebbia. Svoltò a destra ed accellerò, subito dopo si accorse che era nel mezzo di un incrocio. Frenò istintivamente di colpo. Guardò nello specchietto retrovisore e intravide la bambina tranquilla che continuava a pettinare la sua bambola. Sterzo in fretta cercando di infilare la strada giusta immaginandola.
-Anna ?
-Si Papà ?
-Tutto bene?
-Si.
-Sei così silenziosa...-
La bambina lo guardò e sorrise tranquillamente attraverso lo specchietto retrovisore.
Mario guardò nuovamente l’orologio. Erano ormai le 18. Riconobbe la sua strada quando l’aveva ormai oltrepassata. Frenò, fece una retromarcia di pochi metri ed infilò la strada bianca sterrata senza nome sperando che fosse quella giusta. Era ancora più immerso nella nebbia, nell’ umido nulla tutt’attorno. Riconobbe un paio di buche e quando sfiorò l’albero davanti all’ingresso dell’aia capì di avercela fatta. Fermò l’auto e scese. Inciampò e cadde per terra. Imprecò e si rialzo, aprì la portiera dietro e fece scendere la bambina che di corsa si diresse verso la casa.
-Come diavolo fa a vederla !
Pensò Mario.
Si fermò ad annusare l’aria e guardò davanti a se. Nel bianco gli parve di intravedere la sagoma grigia della casa, in trasparenza. Gli sembrava più grande di quanto se la ricordasse. Più alta. Gli sembrava che dietro ci fosse una luce più chiara che la faceva risaltare ancora più nitidamente.
-Che cazzo di effetti fa sta nebbia! -
Si disse e si diresse verso la porta di casa.
La cucina era deserta. Il grande camino aveva il fuco spento.
-Anna hai visto la mamma?
Anna sorrise a fece cenno di no con la testa.
-Lucia? Lucia?
Mario girò un poco per casa gridando sempre più forte ma nessuno rispose. Salì le scale ma anche di sopra niente.
Tornò nella cucina. La bambina era seduta sulla sua sedia con la bambola in braccio. Sembrava esserci la nebbia anche dentro. Una luce strana e debole attraversava tutte le stanze. Si accorse che la finestra era aperta. Non era molto freddo, ma era umido. Chiuse la finestra.
-Sarà andata dalla Giovanna!
Disse a voce alta guardando la bambina che annuì.
-Vado a prendere un poco di legna per accendere il camino-
Uscì di casa pensando alla moglie.
-Poverina si sente sempre sola... sarà andata dalla vicina con la bici a fare due chiacchiere ...speriamo che riesca a tornare a casa, con sta nebbia!-
Si trovò nell’aia nuovamente in mezzo alla bianco nulla. Si girò attorno e niente. Cercò di orientarsi e di ricordarsi dove era la legnaia. Per un attimo ebbe paura. Uno strano senso di smarrimento lo prese dall’interno. Sentì il respiro bloccarsi in gola. Inspirò. Non riusciva a ricordarsi in che direzione era la legnaia. Fece un passo avanti e la paura aumentò fino quasi alle lacrime.
Tornò indietro in linea retta fino al muro della casa. Gli parve di ricordarsi che era a destra davanti alla finestra del bagno. Seguì il muro della casa fino all’angolo. Girò ancora fino alla finestra. Niente, non vedeva niente, nessuna sagoma. Si inoltrò nel bianco davanti a se sempre in linea retta. Nessun rumore, nemmeno i suoi passi. Stava tremando, dal freddo o per quella paura che lo stava prendendo di nuovo passo dopo passo mentre si allontanava dal muro della casa. Sbatté la testa violentemente contro qualcosa. Era il tetto basso della legnaia. Raccolse più legna che poteva nelle braccia e si incamminò nuovamente verso il muro. I passi erano più svelti. D’un tratto qualcosa gli arrivò addosso, forse un cane, che gli fece perdere l’equilibrio. Cadde in avanti. Si guardò attorno e vide solo la legna per terra. Non cercò di capire contro cosa aveva sbattuto, anche perché gli sembrava non ci fosse nulla. Raccolse la legna e raggiunse il muro di casa.
La bambina era seduta per terra che giocava con la bambola.
-Adesso accendiamo il fuoco eh? ....Hai mica visto la mamma?
La bambina sorrise guardandolo negli occhi per un attimo poi fece cenno di no e si rimise a giocare.
Il fuoco faceva fatica ad accendersi, non voleva proprio saperne. La legna era umida. Fuori la nebbia cominciava ad essere meno luminosa. La notte stava cominciando a farsi avanti.
Mario riuscì ad accendere il camino che ormai era buio.
-La mamma ancora non si vede.
disse a voce alta.
-Posso provare a telefonare ai vicini.
Pensò, ma quando alzò la cornetta e sentì che non c’era nessun segnale si ricordò che ancora l’allaccio non era stato fatto.
-Quelli sella sip non avranno trovato la strada, con sta nebbia!-
Si versò un bicchiere di vino rosso ed andò a berselo davanti alla finestra. Di colpo sentì la porta aprirsi. Si diresse verso l’ingresso e vide la moglie togliersi il soprabito.
-Ciao-
Lei non rispose.
-Tutto a posto?
Lei annuì e si diresse verso la cucina. La bambina quando la vide le saltò al collo e la baciò.
- E il piccolo ? -
-E’ rimasto da mio fratello, con sta nebbia gli ho detto di stare a casa, ho telefonato da casa della vicina.
-Meglio così-
-Mangiamo?
chiese lei.
La nebbia nell’aia si stava alzando. Era stata una tiepida giornata autunnale ed ora immancabile la nebbia saliva quando i colori cambiavano e la campagna si vestiva per la sera. L’uomo parcheggio davanti casa e scese dall’auto.
-Ciao amore...-
La donna non rispose al saluto ma gli venne incontro tenendo il bambino per mano.
-È successo un’altra volta!
gli disse bruscamente.
-E cosa vuoi che faccia Maria?
-Una cosa sola devi fare...-
-Non puoi chiedermi di traslocare dopo appena tre settimane che ci siamo trasferiti qui solo per..per..perché Andrea dice di vedere cose, sentire voci...sai come sono in bambini..-
continuò l’uomo.
La donna teneva per mano il bambino che aveva le ginocchia sbucciate e gli occhi ancora rossi.
-Stavolta l’ho visto anche io...-
L’uomo chiuse la portiera della macchina.
-Cosa hai visto ?
-Ero in bagno e dalla finestra ho visto Andrea correre e sbattere contro qualcosa che non c’era. -
-Sarà inciampato e non...-
-Stammi a sentire... non sono stupida e ci vedo ancora bene, davanti alla finestra del bagno c’era solo un poco di nebbia che si alzava e lui ha sbattuto come su un palo o qualcosa di più alto di lui!
-Si ma...-
-Niente ma, qui c’è qualcosa che non va...o traslochiamo di nuovo o io e lui ce ne andiamo.
-Non abbiamo neanche cominciato a pagarla questa casa...e poi perderemmo la caparra...-
-Fa lo stesso...-
L’uomo guardò per terra ed accarezzò il bambino. Lo prese per mano ed entrò in casa.
-Brava, hai acceso il camino!
-Io non ho acceso un bel niente ! -
I due si guardarono in silenzio.
Mario aprì gli occhi. Si era addormentato sul divano davanti al camino. Il fuoco era spento. Si stropicciò il viso. La casa era invasa dalla nebbia. La finestra era aperta. La bambina era sempre seduta al tavolo che giocava con la bambola.
-Lucia... Lucia...?
Mario chiamò più volte. Si accorse cha anche la porta d’ingresso era aperta.
-Lucia..?
Oltrepassò la soglia. La lampadina dell’aia non forava la cortina di nebbia. Fece alcuni passi oltre la porta, ma fu subito trafitto dal freddo e da una sensazione di paura e terrore più forti di quelli di prima. Cercò di resistere ma non ci riuscì. Tornò indietro e cercò la porta.
-Luciaaaaaa
Gridò con la voce rotta. Ma nessuna risposta. Silenzio più assoluto.
Tornò in casa e cercò di accendere il camino. Ora stava veramente sentendo freddo.
-Anna, hai visto la mamma?
La bambina annuì ed alzò il dito indicando dietro a Mario. Lui si girò di scatto e la vide dietro di sé seduta sulla sedia.
-Dove sei stata?
Lei non rispose. Aveva la faccia tra le mani e stava piangendo.
-Vuole che vada via...vuole portarmi via lo sai?-
-Ma chi...?-
-Mi tratta male, insiste che devo andare con lui!
-Ma chi? Perché?
Mario le scostò le mani dal viso, la prese per la spalle, cercò di abbracciarla.
-Sono malata, malata...come dice il dottore!
Ripetè più volte la donna.
Mario ebbe per un’ attimo l’impressione di sapere qualcosa, di aver già visto e saputo di cosa stava parlando ma come prima fuori nella nebbia una paura innaturale e tremenda lo attraversò come una lama ghiacciata e gli bloccò la memoria.
-Ma io sto bene, non voglio...-
Continuava a ripetere la donna guardando nel vuoto con gli occhi colmi di lacrime.
-Nessuno ti porterà via di qui, su...nessuno finchè...-
Mario si bloccò pensando a quello che stava per dire. Si bloccò impietrito.
-Finchè ci sarò io!-
Si riascoltò mentalmente. Quello che aveva detto lo paralizzò dalla paura senza sapere esattamente perché. Era come se il suo istinto sapesse qualcosa che lui non riusciva a ricordare.
-Non voglio andare via da qui....-
continuava a ripetere la donna piangendo.
Mario si guardò attorno. La bambina giocava ancora con la bambola. Alzò lo sguardo verso di lui e gli sorrise con quegli occhi azzurri che lo gelarono ancora di più. La nebbia nella stanza stava aumentando.
-Ho paura...temo che mi costringerà....sono stanca...molto stanca...-
continuava a ripetere la donna che ora non piangeva più.
Si guardò ancora attorno, la stanza sembrava si ingrandisse sempre di più a vista d’occhio.
-Papà?-
Mario ebbe un fremito. Ormai non vedeva più la bambina dalla nebbia che c’era nella cucina.
-Papà? Non ti ricordi?
Mario non rispose.
-Papa! Non ricordi cosa dobbiamo fare adesso?
La nebbia in casa sparì all’improvviso. Con quelle parole Mario capì d’un tratto.
-Dobbiamo fare i compiti! Dove hai messo la cartella papà!-
Mario cercò con gli occhi la bambina per la cucina che era diventata sproporzionatamente enorme e lunga. La vide oltre la porta, verso l’ingresso. La inseguì urlando. Non riuscì a raggiungerla in tempo. Il primo sparo centrò la bambina. Il secondo sparo lo centrò in pieno petto.
Le portiere dell’auto fecero un rumore sordo. Il sole illuminava con gli ultimi raggi di fine estate la carrozzeria scura dell’auto mentre attraversava l’aia.
-Non riesco a vendere questa maledetta casa! E già il terzo che rinuncia alla caparra dopo poco tempo e disdice il contratto!-
-Sarà per la nebbia?
-Boh? -
-Comunque grazie zio. -
-Non scherzare dai. -
-Dico sul serio, anche per tutti questi anni...-
-Piuttosto tua mamma come sta?
-Sta... i medici me la fanno imbottire di medicinale. Del resto se non lo faccio soffre. -
-E le crisi ?
-Non so se peggiorano o migliorano. Sta bene giorni interi e sembra che le siano passate poi le capitano due volte in un giorno. A volte la trovo che parla anche da sola...-
-Non è più stata la stessa...da allora. -
-Io ero talmente piccolo che non me la ricordo neanche... forse sarebbe stato meglio se fosse riuscita a suicidarsi... invece di uccidere prima il babbo e mia sorella e poi tentare con se stessa...il fucile aveva solo due colpi... voleva portarli via con se ed invece lei è rimasta ...
-Sai che non è stata colpa sua...non si è mai ripresa da quell’esaurimento nervoso.
-A volte ho l’impressione che le crisi le vengano quando sale la nebbia. Quando parla da sola o è....assente o da un’altra parte, c’è sempre la nebbia!
L’auto arrivò sulla strada asfaltata saltellando sui buchi, Stefano si girò indietro per un attimo mentre un silenzio commosso invadeva l’abitacolo del suw. La nebbia stava salendo dai campi.
-Posso venirla a trovare oggi o e meglio domani ?-
-Domani, forse .
Modì74
