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Uno specchio per Alice - di Ilaria Dal Brun

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 19/03/2007 alle ore 15:28:40

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Alice mescola i Tarocchi con trepidazione e su ogni carta che volta spera di leggere la bella notizia che finalmente la sua vita comincerà a girare. Non per il verso giusto. A girare e basta. Al momento la vita di Alice è immobile, congelata, fossilizzata, mummificata, ferma in perenne standby, come se qualcuno avesse messo in pausa il film per andare a prendersi da bere e si fosse poi dimenticato di far ripartire la storia. Alice mescola i Tarocchi e su ogni carta che volta legge il nulla. Allora se la prende con le carte, sempre tanto avare di novità. E se la prende con il destino, che sembra essersi dimenticato di lei. E se la prende con la sua vita... ah già, ma la sua vita giace addormentata in una bara di vetro, in attesa che il bacio di uno sconosciuto le faccia sputare la mela che la tiene inchiodata alla sua fissità.

Alice si corica presto, sperando di addormentarsi subito per chiudere la porta su un’altra giornata trascorsa a sopravvivere, trascorsa a sognare, trascorsa a sperare. Alice non dorme e si rigira nel letto, abbandonandosi alle angosce che la sua mente, esaurita da troppi pensieri e nessuna decisione, le fa affiorare. Da quanto tempo continua questa immobilità? Quanti anni sono trascorsi? Quanti anni dovranno ancora trascorrere? Quanto tempo le resta ancora per rimettere in moto la sua vita? Tanto? Poco? Ad ogni modo, è il caso di fare qualcosa, di girare la chiavetta e riaccendere il motore. Sì, è ormai ora di farlo... domani... magari dopodomani... tra qualche mese... un giorno, chissà... Alice si addormenta.

Alice non si guarda mai allo specchio. Alice guarda nello specchio. Prima o poi, si dice, qualcosa accadrà. Prima o poi lo specchio del bagno si deciderà a comportarsi come dovrebbe fare un bravo specchio, come si era comportato lo specchio della sua omonima, che di punto in bianco si era trasformato nell’ingresso a un mondo magico, movimentato, emozionante, vivo. E cosa importa se quel mondo è solo un ghiribizzo della fantasia? Per Alice importa solo una cosa: che alla sua omonima la vita aveva proiettato una fantasmagoria di forme e di colori, mutando se stessa alla stregua di un caleidoscopio. Perché ad Alice questo non succede? Perché lei non riesce ad attraversarlo, quello specchio, per penetrare finalmente in un mondo immaginario dove vivere una vita reale?

Alice si convince che la colpa è dello specchio. Certo, lo specchio del bagno non è all’altezza di insufflare animo nella sua vita. Non ne ha le capacità, è uno specchio da quattro soldi. Uno specchio da bagno, appunto. Alice va a comprarsi uno specchio antico, grande, brunito dagli anni. Questo sì, pensa, è uno specchio degno. Questo sì mi restituirà la mia vita. Alice guarda nello specchio con la stessa fissità con cui trascorre la vita. Vuole la sua parte di avventura, vuole salire sul treno della vita, vuole muoversi. E per farlo, Alice è pronta a pagare qualsiasi prezzo. Anche quello di trasformarsi in una statua di sale.