Solito - di Andrea Rossi
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 17/04/2006 alle ore 11:43:54
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Femme (pensando ad Elle)
Monto in macchina stanco, le esalazioni clorate post piscina mi stordiscono tanto quanto un rum a colazione, Benjamin si appoggia al cruscotto "alora la mettiàmo an po’ de musìca?", "dammi tempo di salire diosanto" mi stanno da sempre sulle palle i francesi, con i loro nasi perfetti, le bocche sorridenti e la erre vibrata in malo modo.
Metto in moto quella che in molti definiscono il terrore delle strade, lascio lentamente la frizione, il telaio sobbalza, tiro piano la leva che controlla il flusso dell’aria verso il carburatore, partiamo stabilmente. "Voitures italiane di merda" Mi dimostro superiore e non dico nulla in compenso gli propino una cassetta di Vecchioni. Struggente. Lui ascolta attento e cerca di capire il senso delle parole. D’amore. Lui sarebbe un amante perfetto, ha modi raffinati e fisico altrettanto raffinato una voce suadente, potrebbe ammaliare centinaia di dolci fanciulle accalorate ma preferisce passare le giornate al centro commerciale. E’ perspicace, o almeno crede di esserlo, unico difetto oltre ad essere francese. "Tu soffri, mon ami"... soffrire io? Penso ma non parlo conosco i suoi flussi di coscienza, si limita a monologare e il mio compito è solo quello di immagazzinare le sue parole. "Tu soffri, oui lo si vede da come guidi... ti lasci trasportare dalla rue, non la domini". Sorpassiamo qualche rotonda in silenzio ascoltando le parole amplificate "vogliono portarmi via, dove?", procediamo verso il lungo rettilineo che spacca in due il bosco poi riattacca "Non riesci mai a prevedere le curve c’est ça, ti limiti a sterzare quando sbatti la faccia contro ad un cartello ’attetion curva pericolosa a droite’" . Rifletto sulle sue parole, è francese cazzo non può avere ragione. Frena la valanga di astrazioni e comincia a raccontarmi della famiglia, la madre in vacanza, i "fratelli" in perpetuo litigio, l’unica soddisfazione Julius (il cane) se la passa male anche lui, mi racconta di quando a natale ha ficcato il muso nel culo di un poliziotto, o di quell’altra volta che per colpa di un "pedigree pal" scaduto gli sono venuti i vermi e poi ha dovuto spendere 400 franchi per svermarlo, poi coi vermi ci è andato a pesca sulla Senna (o sulla Loira? non ricorda) e ha pescato un buon numero di truite saumonèe, avevano anche un ottimo gusto a quanto pare, ma il dottore del pronto soccorso che ha ricoverato lui e i "fratelli" gli ha consigliato di non mangiare più i pesci della Loire (era la Loira dunque) "chè l’eau c’est inquinata". Lo compatisco un po’, fa tanto il brillante ma poi se la passa di merda.
Arrivo in centro, passiamo di fronte ad un piccolo teatro e dice di voler scendere, lo accontento poi gli ricordo dove si trova il bar dove mi rinchiuderò e riparto, senza strane vibrazioni questa volta.
"Via giovanni bormida piazza leopardi corso indipendenza via giulio rinaldi piazza cimarosa viale gino crosa" la radio continua a cantare parcheggio e trovo gli amici, sempre alla ricerca di paradisi artificiali. Entriamo, "due birre e due montenegro", la Zecca non beve niente, è senza soldi, attacchiamo con gli stessi discorsi, donne e calcio, io mi disinteresso, sorseggio e ripenso al povero Benjamin, solo in una terra sconosciuta, se lo mangeranno. Finisco la birra, ne ordino un’altra gli altri continuano a centilinare montenegro. "Certo che trovarsi con un figlio a 18 anni..." accenna qualcuno, "E’ da pazzi" aggiunge qualcun altro, "non è da pazzi, è una posizione che stimo, mica ti svegli una mattina e decidi di abortire" sottolinea un terzo "E’ limitativo, limitativo nelle esperienze e anche nei sentimenti" molto probabilmente mi sbaglio. Allora poi si passa a discorsi contraccettivi, si accennano le varie esperienze con ritardi e relativi dolori al fegato e preghiere sperando che tutto si risolva nel migliore dei modi. Si parla addirittura dei test di gravidanza "Zecca tu non ne hai di questi problemi eh!"
"mi piacerebbe tanto averceli" risponde lui
"ma va che poi ti rode il fegato"
"roderlo per averli o per non averli cosa cambia? Tanto vale no?"
"perfettamente ragione"
Si va avanti a bere, chiamiamo le nostre amiche per sentire i loro programmi e ci dicono che sono al solito bar arrampicato sui monti, quello col nome di baudelairiana memoria (altro francese) "siete su all’albatros?... finiamo di bere e arriviamo" riattacca. Solo la Zecca vuole partire immediatamente, finiamo in fretta di bere e ordiniamo il terzo giro, sorseggiamo lentamente loro i loro amari io la mia birra, intravedo Benjamin fuori da una finestra ma fingo di non vederlo e anche lui finge di non vedermi, mossa abile la sua (e anche la mia). Lui è li per analizzarmi, chissà da quanto tempo è li fuori che guarda e rimugina, nel frattempo si continua a discutere del loro ultimo viaggio nell’est Europa, delle vacanze estive in Spagna alle quali molto probabilmente non potrò partecipare a causa del freno impostomi dal fottuto Stato. Penso ad un’altra vacanza bruciata. Paghiamo, salutiamo Picchio il barista e usciamo sotto l’acqua, la "mia" città è parecchio affascinante nei giorni piovosi. Lo penso ma non lo dico.
Ci posizioniamo di fronte all’entrata di un centro commerciale chiuso continuiamo a discutere di questo e di quello, producono strane sigarette, stanno quasi per convincermi ad andare con loro all’albatro ma poi ripenso a Benjamin e alla sveglia alle nove il giorno successivo, ci salutiamo, la mia macchina va a destra la loro a sinistra.
All’incrocio incontro nuovamente il "cugino" francofono, sale senza troppi complimenti e come di consuetudine si appoggia al cruscotto.
"sempre senza femme"
"qui femme a, guerre a... dite così voialtri no?"
"mais oui! Siete toujours in quel damnè bar! Mais è possibile che non ci pensi?"
"pensare a cosa?"
"alle sensasioni fantastìche che si provano sfiorando il viso di un femme" (questa deve avergliela suggerita il mangianastri)
"sbagli, non "una" donna, "la" donna"
"ma ce le avevi, c’est ça no? E adesso... cosa aspetti a trovarla!"
Guido per un attimo pensando alle sue parole, sono distratto, aveva ragione mi lascio trasportare dalla strada.
"parli di donne come se parlassi di fagiani in tempo di caccia, cazzo! quando troverò la donna giusta me la troverò davanti all’improvviso, è così che deve andare cristosanto!"
Continuo a farmi trascorrere, scorro di fianco alla stazione, alla questura, qualche bar, un grande parcheggio ripensando alla mia ultima affermazione, passo ad un semaforo giallo distrattamente, le ruote stridono in prossimità delle strisce pedonali ma l’asfalto bagnato non facilita la frenata. Scendo dalla macchina, è li distesa a terra con un rivolo di sangue che le trafigge il viso e dei graffi sulla guancia, accentuando la sua bellezza disarmante. "E’ sbucata all’improvviso cazzo! Me la sono trovata davanti diosanto!"
Il francese sghignazza.
