Senza che nessuno se ne fosse accorto - di Paolo Cillo
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 06/11/2008 alle ore 22:29:55
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Eppure non credeva che si potesse fare sul serio. Pensava che standosene zitto, non dicendo nulla a nessuno la si potesse fare franca. Una cosa era certa. Di studiare quel pomeriggio Luigi non ne aveva nessuna voglia. Sentiva provenire da fuori le urla di alcuni ragazzi che giocavano e scherzavano e ridevano. Quegli schiamazzi continui lo infastidivano. Li sentiva sempre più vicini. Distingueva quasi le parole. Le riusciva a comprendere bene; una per una. Il più delle volte erano rimproveri, per aver calciato male la palla o per un passaggio sbagliato, o magari per delle giocate venute male. Raramente era invece un’esultanza per un gol segnato.
All’improvviso gli balzò alla mente un’idea. Pensò che forse se la sarebbe potuta cavare lo stesso. Forse esisteva un modo per evitare di fare i compiti quel pomeriggio. Sapeva di alcuni ragazzi che erano soliti marinare la scuola. Pensò che, solo per una volta, avrebbe potuto unirsi a loro. Che ci sarebbe stato di male pensò. Bisognava solo ideare un piano per non farsi scoprire e soprattutto per non destare sospetti. La cosa più importante era non spargere troppo la voce in giro. Farlo sapere, cioè, ad un numero ristretto di persone. La giornata sarebbe stata lunga e si doveva sapere in anticipo dove andare e cosa fare. Il paese non era poi così grande e andare troppo lontano era rischioso per via dei cani che giravano liberi per la campagna circostante. Non sarebbe stata certo una cosa da niente. C’era da rischiare e questo Luigi lo sapeva benissimo. L’aveva messo in conto.
Uscì allora frettolosamente di casa e corse verso la sala giochi che si trovava in una delle piazze centrali del paese. Lì era certo di incontrare un certo Dino. Un ragazzo che la sapeva lunga in fatto di marinate scolastiche. A dire il vero Dino la sapeva lunga un po’ su tutto. A Luigi però, per ora, interessava solo ciò che lui sapeva in fatto di seghe scolastiche. Lo aveva già fatto altre volte. Sapeva bene dove andare e cosa fare. Luigi volle provare a fidarsi. A mettersi cioé nelle sue mani.
Dalla soglia della porta intravide già la sagoma di Dino che giocava a carambola con un tipo certamente più grande di lui. Luigi si avvicinò spavaldo al tavolo e si appoggiò ad uno dei suoi lati. Proprio in quel momento Dino si stava inclinando in avanti per colpire con la stecca la biglia.
“Scostati!” gli urlò “non vedi che sto giocando. È un momento delicato. Fammi concentrare che qui si giocano soldi.”
“Scusami non volevo disturbarti...”
“Cosa ci fai tu da queste parti?” gli chiese.
“Ero venuto a cercarti...” rispose Luigi preoccupato “ti va di...fare sega a scuola domani?”
“Davvero vorresti segare scuola domani? Ma ne sei davvero convinto?” gli chiese, mentre con lo sguardo continuava ad osservare il movimento delle biglie sul tavolo.
“Si!” rispose Luigi “non mi va di andare a scuola domani. D’altronde, coi genitori che mi ritrovo, non posso neppure fingere di stare male. Mi scoprirebbero e per me sarebbe la fine.”
“Guarda che se mi tiri un bidone io ti tiro il collo” gli intimò Dino guardandolo dritto negli occhi. “Se mi dici di sì è sì e basta. Senza discussioni o ripensamenti...”
“Ma perché è davvero così rischioso come dicono?”
Non è rischioso... se uno sa il fatto suo.”
“Sai...per me è la prima volta...non vorrei che qualcosa andasse storto.”
“Bhe...qualcosa può sempre capitare... non sono mica un mago io!”
“Non so...forse é meglio aspettare allora?”
“Ci stai già ripensando. Non é così?”
Intanto il locale si stava riempiendo di gente. La confusione aumentava. Anche quella nella testa di Luigi. Pensò che stava per commettere uno sbaglio. Pensò che sarebbe stato meglio rinunciare; almeno per il momento. Meglio rimandare ad un’altra occasione. Sarebbe stato meglio tornarsene a casa. Fare finta che nulla fosse accaduto. Se qualcosa fosse andato storto le conseguenze sarebbero state catastrofiche. Se fosse tornato subito a casa nessuno si sarebbe accorto di nulla. Poteva fare finta di niente. Poteva chiudere magari la finestra e gli schiamazzi, le urla e le grida sarebbero scomparse. Decise così di uscire dalla sala giochi allo stesso modo di come era entrato. Senza che nessuno se ne fosse accorto.
