Regalo di Natale - di Edoardo Vulcano
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 17/01/2008 alle ore 00:04:56
L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.
Credo di essere ignorante.
Credo che poesia è sogno.
E rabbia
e sentimento.
Credo che ognuno se la scriva per se
e poi ci viva dentro.
Non perchè lo decida
o perchè lo sappia.
solo perchè è.
Ora piccolo come sono
non credo di sapere
ne conosco più di tanto.
Scrivo e mi basta.
Scrivo quello che mi passa.
Vedo.
E sento.
Forse poi,
se me lo ricordo
lo incido.
Spesso è difficile
lo nomino e
si scioglie
bisognerebbe girare
con carta e penna
nel taschino.
Io,
quando lo acchiappo,
il pensiero
lo scrivo su uno scontrino.
A volte diventa poesia.
A volte racconto.
A volte visione.
A volte,
è nei momenti più impensabili
che decide di passare.
Ho provato a sedermi
anche a sdraiarmi
niente.
E allora:
sono le cinque e invece di dormire sono qui a fumare davanti a un articolo di giornale letto sul mondo odierno..
perchè su internet sto leggendo.
Fra meno di dieci giorni avrei un’esame.
Dovrei essere a dormire o al limite a studiare visto che non prendo sonno.
Occupare al meglio il tempo.
Ottimizzare.
Economizzare.
Quest’ è l’ottica che dovrei avere
vista la strada scelta.
Studio economia
di un vicolo manageriale.
Eh si, questo è quello che faccio.
E forse quello che mi darà da mangiare.
Ma,
il vicolo è affollato
o forse è troppo stretto?
A dir la verità
fra più di dieci giorni è Natale
e via di regali, pubblicità e panettoni,
promozioni.
Regali scontati
e auguri;
me ne ero quasi dimenticato.
allora immagino:
rumore di tasti su una vecchia macchina per scrivere.
Rumore della barra. A capo.
Forse è Natale, forse è magia, forse una stella. Forse la mia.
Stupito in un giorno che conosco alla perfezione.
in un Natale che anche quest’anno è arrivato.
Ho aspettato un anno. Ancora.
e Natale è arrivato.
Guardavo,
dal balconcino,
sulla via del corso antico,
solo al primo piano,
la fiumana di gente
nel freddo pungente.
Nel corso fa meno freddo
eppure siamo a due dita dal porto.
stelle accese in vestito da sera.
La luna gelosa,
delle invitate gemelle,
le invidia dall’alto,
non stà nella pelle.
Semplici addobbi per gente distratta.
I vicoli invece,
i vicoli non hanno addobbi perfetti,
né ne vorranno,
son vicoli stretti.
Una luce sola.
Non ci stà a giocare alle statuine,
si stacca dal filo, e comincia a cercare,
Scende tra gli uomini
e prova a trovare
Un senso, qualcosa, qualcuno.
In fondo è Natale.
C’è un uomo con le rose in mano,
moro di pelle e corroso dal sale.
Pescatore d’estate,
e rose rosse d’inverno,
Oggi è festa per tutti,
ma non per lui
che per mangiare
deve lavorare
anche oggi che è Natale.
In questo quadro di profumi,
vini e panettoni.
La gente distratta si scambia i doni.
Una luce sola.
Non ci stà a giocare,
si stacca dal filo e comincia a cercare...
Senza corrente ma,
strano,
di luce costante.
Un tempo era in nero
tra le nubi ed il vento
sospesa nel cielo
vicino alla luna.
Che senso poteva avere
restare
su un filo a guardare
la gente passare?
La mia cicca è finita in fumo,
e oggi è Natale.
Una stella è scesa dal cielo,
poi si è staccata da un filo,
ed ora è tra la gente.
Cerca... da illuminare.
E c’è un uomo che cerca una buona stella.
Ma non è un uomo di mare.
Rientro nel posto in cui ero a parlare.
Son visi contenti
e visi di conoscenti
e oggi è Natale.
Si scherza, si ride, ci si scambia gli auguri.
Nel posto c’è un uomo, moro di pelle, con in mano le rose,
è entrato da poco,
prima in strada a gelare,
qui è caldo e vende più rose.
Oggi è Natale.
- La vuole una rosa?
Per la sua ragazza...
alcuni la comprano, altri lo stanno a guardare.
E lui:
- Auguri, buon Natale.
Passa, sorride, continua a girare.
Il mio bicchiere è vino rubino.
Sul tavolo il resto e uno scontrino.
Il resto per me. E bevo il mio vino.
Il resto per lui, in cambio una rosa.
La accorcio e in tasca la infilo,
la poso sul cuore e succede qualcosa:
un sereno calore
sotto la giacca si spande.
e il moro di pelle:
- Auguri, é Natale.
Passa, sorride e continua a lavorare.
Intanto la luce continua,
tra spinte ed abbracci,
profumi, sorrisi e vicoli spenti.
Oggi è Natale.
Cerca qualcuno.
Forse da un po’ è scesa a cercare,
o scende ogni anno...
Una volta in un anno.
Per far innamorare.
Intanto nel corso cammina una donna.
in un cappotto rosso e bionda d’argento.
Gli occhi di un taglio orientale,
su un nasino arrossato,
il sorriso più bello che si possa baciare.
Veramente anche il naso e le guance e i capelli.
Bella davvero. Viva d’incanto.
Ha lo sguardo felice, vorrebbe cantare.
Si gira a destra,
poi volta il naso a sinistra,
guarda i colori, guarda,
in una vetrina,
costosi vestiti tagliati,
si ferma, un piede sulla punta,
e balla,
ma solo un momento,
riparte e sorride bambina,
c’era una bambola
In quella vetrina.
Il gioco di un bimba.
è solo il contorno
di una dama finta.
Continua il suo passo
tra i ciottoli informi,
tra la gente,
sola,
cammina decisa,
tra ciocche dorate lo sguardo alle stelle,
Ma al centro di una delle file lucenti.
Un vuoto.che strano. Un niente.
Manca una stella, attualmente.
- Chissà dov’è!?.
Si chiede la donna bella davvero.
- sarà spenta nel nero!
non sa chi cercare.
ma vuole, ne è certa,
qualcuno da amare,
ha un cuor da donare.
Ed io,
fuori dal caldo locale.
In strada, nel corso.
Son pieno di vino
Il freddo ci prova
ma non riesce ad entrare.
Sotto la giacca una rosa,
e il dono speciale.
Cammino deciso, tra facce contente.
Tra abbracci e negozi,
profumi e taverne.
Ma devo tornare,
imboccare il porto canale,
e il traghetto poi,
a ovest del mare.
Oggi è Natale.
Sarò solo, a casa,
a festeggiare.
Miseria scontrosa.
Latte e biscotti per cena.
Lusso invidiabile
solo per chi non ha niente.
Peggio io.
Latte e biscotti ma neanche un parente.
Solo,
nel corso tra tanta gente.
La donna bella davvero nel cappotto rosso cammina
ed è all’angolo dove devo svoltare.
Io non lo so.
Lei,
non lo sa.
Ci potremmo solo guardare,
sorridere e continuare a camminare,
o scontrarci e cadere,
e lo stesso guardarci
e ridere sin nelle vene.
- Se la mia buona stella mi stesse a guardare!.
- Oggi è Natale.
Sbam!
uno contro l’altra.
lei perché distratta
io per inciampare.
Ciottoli antichi e sapienti,
destino di incontri,
passi decisi
e in un attimo
dietro l’angolo incerti
su ciottoli informi.
Io su di lei.
Entrambi distesi.
Io su di lei.
Sui ciottoli arresi.
Lei ha gli occhi chiusi,
li stringe.
ora socchiusi.
- Mi scusi, mi spiace, sono inciampato.
- Si, và, ero distratto non ho visto il selciato.
- Ma no, davvero le dico! non sono il tipo!
- Lei come ha fatto a finirmi sopra sdraiato?
- Gliel’ho appena detto,
Mi scusi, sono inciampato.
- Ma perché parla in rima?
- scusi, ho sbattuto, e...
- e è più scemo di prima?!
Si guardano, si vedono,
si sorridono,
si riconoscono e ridono.
- Oggi è Natale.
Si può festeggiare.
In due è meglio.
- La posso baciare?
Quella notte un uomo e una donna si scambiarono un dono,
sotto la luce di una strana stella
stanca di stare ferma a guardare,
nel cielo o su un filo,
la gente che si cerca,
ma non si vuole amare.
La stella brillava forte
e li fece innamorare.
E a mezzanotte si andarono a sposare.
Un bouquet di una sola rosa
Latte e biscotti non per cena,
ma per colazione.
Un Natale speciale. Da festeggiare.
Era un po’
che si faceva aspettare.
Alla fine è arrivato.
E della storia,
anche il lieto finale.
Ma voi lo sapevate,
e allora?
Che ve lo dico a fare?
Così,
Solo per raccontare.
E battono le dita su una tastiera quando ho sempre detto che scrivere per me non è un lavoro ma una ragione di vita.
E.V.
