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Narrativa_breve - testi pubblicati - R

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di Edoardo Vulcano
di Kaminski
di AC
di Alessandro Fiorini
di Giulia Beatrice Carnino
di Rossolaccato
di Dicertoincerto

Alcuni testi di narrativa breve in ordine casuale

Very Important People

Esci dalla doccia e guardi l’orologio, ti devi sbrigare altrimenti sarai in ritardo. Ti accendi una sigaretta, ma in fondo chi se ne frega, sei nella lista VIP e alle feste le persone importanti fanno sempre ritardo. Dopo aver fumato apri l’armadio e scegli una camicia di seta bianca come il pantalone, anch’esso bianco, il mocassino nero e la cintura rigorosamente dello stesso colore delle scarpe. Prendi le chiavi della macchina e controlli di aver preso tutto: soldi,...

Le foglie della siepe di bosso

Primo pomeriggio. Fa caldo, ma è un calore che mi piace. Il calore della primavera. Sto tornando a casa dopo mezza mattinata passata a lezione e l’altra mezza passata ad ascoltare le litanie di Matilde – Mati – mia compagna di corso perennemente depressa e inviperita contro la sua esistenza. Mati ha una vita normale, ma non è felice. Mati fa qualche lavoretto qua e là, più per incontrare gente che per guadagnare, perché in ogni caso non ha problemi...

Il Puzzle

Vecchia. Consumata, Arsa, Consunta,come una delle sete più pregiate esposta al sole, al mare, all’andirivieni delle onde. Vecchia, Consumata, Arsa, Eppure convinta che la vita, quella vera, era ancora alla sua portata; Facile preda della stretta orgogliosa che solo gli anni sanno stringere,far sentire. Sedeva al tavolo,nel suo salotto. Un bel salotto barocco dove anni addietro mille e più uomini ne avevano calpestato l’uscio. Un bel salotto...

Vergogna

La madre lo tirava per la manica del cappottino spesso. Lo stesso che lei gli aveva cucito anni addietro. Lui si lasciava sballottolare dalla frenesia veloce di sua madre, che ogni tanto borbottava qualcosa di incomprensibile, con tono dolente. Sentiva di aver fatto qualcosa di sbagliato, tanto. Non era stata una semplice sgridata, no. Quelle ogni tanto se le beccava, erano rapidi e istantanei rimbrotti, acuti gridi, seguiti da rari schiaffi nel sedere o rarissimi in faccia. Quella volta niente...

Lisa

Conobbi Lisa in un giorno di pioggia. Io avevo un ombrello marrone, che mi faceva sentire un po’ ridicolo. Lei camminava sotto un ombrellino rosa più stretto dei suoi fianchi e il cappotto lì le si bagnava. Stizzita guardava le pozzanghere e poi alzò gli occhi e s’accorse di me. Due occhi fermi in una testa ferma su di un corpo fermo. Mi voltai ma subito la cercai di nuovo con lo sguardo, ché già mi mancava. La sua coda si era allontanata ma io...

MILLE VOLTI SENZA VOLTO

La Genova che conosco è quella dai mille volti senza volto. Quella dei perché senza risposta, delle risposte senza perché. La città dei visi illuminati, dei mercanti di spezie, del porto, dei portuali, delle mani sporche, callose, che sanno di tabacco, che toccano in profondità le bocche aperte di giovani donne dal cuore spezzato. La città delle bocche che bevono latte, senza un padre in grado di consolare il pianto. Questa è la mia città,...

La metamorfosi della svolta

Entrò nella stanza buia, pregna di fumo. Fu invitata a sedere su una sedia di legno, con lo schienale alto. Le furono chieste le generalità e da dove veniva, le prime formalità. Fino a quel momento aveva saputo mantenere il suo contegno eretto ed elegante, malgrado la nuova esperienza la rendesse nervosa. Poi le fu chiesto il motivo di quella richiesta d’aiuto ma a quella domanda non poté rispondere, se non con poche parole strozzate. Un pianto dirotto la...

Fame di Parole

Ventitrč anni di lavoro. Ventitrč anni passati nello stesso ufficio. Poche delusioni, alcune soddisfazioni. Qualche aumento di stipendio, qualche intervista interessante a personaggi di rielievo, qualche inchiesta che ha ricevuto consensi. D’altronde il giornalismo č un lavoro creativo e riflessivo, d’intuito, ma anche di costanza, pubbliche relazioni, parole scritte con l’inchiostro simpatico e con quello... antipatico. Luca non si č mai lamentato del suo impiego, né dei suoi...

Stazione Primaporta

STAZIONE PRIMAPORTA Appoggiai la valigia e mi sfilai la giacca. Era dicembre e la casa era fredda, sapeva di chiuso. Non doveva avervi abitato nessuno nel corso degli ultimi mesi. Aprii la finestra della piccola cucina, arredata in maniera a dir poco essenziale, e mi accesi una sigaretta. Alle mie spalle, quantomai intempestivo, suonò il campanello. Chi può essere, pensai con le braccia conserte, soffiando fuori il fumo dal naso senza ancora muovermi. Di nuovo, un altro...