Pronto? LittleTown? - di Gaialodovica
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 28/12/2007 alle ore 16:27:31
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Quando il telefono arrivò a LittleTown forse non tutti capirono lo scompiglio che vi avrebbe portato. O forse, proprio perché da tanto aspettavano questa innovazione, ciascuno, in cuor suo, aveva già capito in che modo fare amicizia col "nuovo arrivato".
Jenny viveva sola da un paio di mesi. Avendo trovato lavoro nella drogheria del signor Cinnamon, si era potuta permettere il lusso d’abbandonare il tetto paterno.
Certo soltanto due isolati di distanza la dividevano dai suoi, ma tanto bastava per un po’ di indipendenza. Grazie al telefono, però, sua madre poteva chiamarla ogni mattina. Le chiedeva come andavano le cose, se davvero non voleva ritornare da loro, se poteva portarle una fetta di quel dolce che tanto le piaceva...
La casa di Jenny Chatter era piccola ma confortevole. Gliel’avevano affittata già ammobiliata, lei non aveva fatto altro che portarsi da casa dei genitori il tostapane e cambiare le tendine alle finestre.
Viveva di fronte alle sorelle Cabbage, due care signore che l’avevano presa sotto la loro ala.
"Pronto? Signora Cabbage? Avrebbe mica due uova? Ho fatto la spesa ma ho scordato di acquistarle."
Fino alla settimana prima sarebbe semplicemente uscita di casa, avrebbe imboccato il vialetto di casa Cabbage, salito i gradini del portico e chiesto le uova, di persona. Ma ora era tutto diverso: ora c’era il telefono!
Jenny adorava il suo telefono, era un oggetto così elegante. L’aveva sistemato sopra il tavolino all’ingresso, un centrino a dargli la dignità di soprammobile.
Bud Plucked frequentava Jenny da un paio di mesi. Non si conoscevano da molto ma erano già innamorati l’uno dell’altra. Quando passeggiavano tenendosi per mano nel parco pubblico di Littletown, tutti si giravano a guardarli: erano una così bella coppia. Bud faceva l’insegnante al liceo di Middletown ma il suo sogno era diventare scrittore.
Quel giorno era passato da Jenny per salutarla. Doveva prendere il treno per andare in città, avrebbe fatto il giro di tutti gli editori, il suo romanzo era finalmente terminato ed era la cosa migliore che avesse mai scritto. Voleva dare un futuro roseo a Jenny, voleva darle il meglio.
Erano già dieci minuti che se ne stava impalato nel soggiorno di Jenny, lei era al telefono.
"Sì, Pam... oh, cara, come ti capisco..."
Jenny gli dava le spalle, ogni tanto girava il viso facendogli un sorriso e segno d’aspettare.
"Pam, scusami, c’è Bud che mi deve dire una cosa. Ti posso richiamare tra cinque minuti?"
Finalmente riappese.
Bud le andò incontro allargando le braccia:
"Jenny, ho il treno alle 11:15 ma non voglio partire senza averti detto che..."
DRIIINNNN
"Oh Bud, scusami... rispondo e sono subito da te."
Al telefono:
"Pronto?... no sono Jenny Chatter, mi spiace ha sbagliato numero... ah ma è lei signora Laudable... che piacere sentirla, come sta?"
Bud si schiarì la voce per attirare l’attenzione di Jenny. Guardò l’orologio da polso, doveva sbrigarsi se non voleva perdere il treno.
Jenny riappese dopo qualche convenevole.
"Scusa Bud, era Susy Laudable, ha sbagliato numero. Mi stava raccontando che suo marito..."
Bud la interruppe:
"Sì cara, sì... me lo dirai poi, ho bisogno di chiederti una cosa prima di partire."
Guardò di nuovo l’orologio. Strano, segnava ancora la stessa ora. Se lo portò all’orecchio.
"Ci mancava solo questa!" esclamò Bud "mi si è fermato l’orologio!"
Premurosa come sempre, Jenny prese il telefono e compose il numero dell’ora esatta.
"Bud, sono le 11 meno 5 minuti."
Lui le prese il ricevitore dalla mano e riappese, in modo alquanto deciso.
"Bene, siccome ormai sto per partire, dovrò sbrigarmi a dirti tutto. L’avrei voluto fare con calma, in maniera diversa... ma ho una gran fretta..."
Le prese le mani tra le proprie e la guardò negli occhi.
In quel momento suonò il telefono.
DRIIINNN
"Pronto? Oh Pam scusa, ti avrei richiamato tra un minuto, credimi..."
Bud si prese la testa tra le mani. Sapeva che non avrebbe risolto niente, tutto quel che poteva ricavarci era perdere il treno. Con l’indice e il medio a simulare un paio di forbici si avvicinò al filo del telefono.
"Davvero Pam? Ma devo dirlo subito a Mindy, lo sai quanto ci tiene..."
Jenny ridendo lo scostò dall’apparecchio. Bud le fece ciao ciao con la mano, si girò e imboccò la porta.
Uscendo la sentì dire:
"Ma cara... un salone di bellezza proprio a Littletown? Ma è una cosa magnifica!".
Bud scosse la testa, la valigia che conteneva il suo manoscritto era la sua unica compagna di viaggio.
La stazioncina di Littletown non era molto distante. Un lungo viale alberato e, alla fine, una piccola costruzione in mattoni rossi. L’orologio al muro consentiva ai passeggeri di sapere l’ora: le 11:10.
In quel momento vide una cabina telefonica. Non poteva partire senza averle chiesto di sposarlo.
"Jenny, tesoro sono Bud"
"Ma, Bud, sei scappato via senza salutarmi!" fece lei in tono offeso
"Jenny, avrei voluto chiedertelo di persona, avrei voluto trovare le parole adatte ma... mi vuoi sposare?"
"Ma Bud... e me lo chiedi così? al telefono? Graham Bell mica l’ha inventato per questo! Lo sai che io sono una ragazza all’antica...".
Bud cominciò a pensare che forse il signor Bell avrebbe fatto meglio ad inventarsi un modo per far tacere le donne e non uno stupido aggeggio buono solo per far pettegolezzi. In quel momento aveva una gran voglia si mettere le mani sul bianco collo di Jenny e stringerlo fino a farla smettere di starnazzare.
Fu così che Bud Plucked, con lo pseudonimo di Dashiell Hammet, divenne uno dei più grandi scrittori noir di quell’epoca.
(nda: all’epoca dell’introduzione del telefono a LittleTown la paternità della scoperta era ancora attribuita a Graham Bell)
(nda: liberamente tratto dall’opera in un atto di G.C. Menotti, The Telephone, 1947)
