Le notti di Barbo - di Giuseppe Sterlicco
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 02/05/2007 alle ore 13:17:33
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’’Le strade sono un bel pò congelate d’inverno’’ Pensò Barbo. ’’E il mio culo lo è ancor di più..’’ aggiunse,tra se e se.
Barbo. Il Barbone.
Si dice che una volta era stato un vecchio miliardario o milionario. Inutile pensare se fossero stati miliardi o milioni : erano comunque soldi.
Si dice che,una volta, aveva avuto due brutti vizi : Le Donne e Il Bere.
Anzi 3 : Le Donne,Il Bere e i Casinò.
Per il primo vabè non credo ci fosse stato problema : Quando hai soldi puoi permetterti tutto il pelo che vuoi.
Il secondo più che un vizio credo fosse quasi uno stare al passo coi tempi : I duri son sempre stati quelli che han sempre avuto il Bicchiere vuoto.
Il Terzo invece fu per lui una piaga.
E forse ora si ritrovava lì a far il Barbone proprio per colpa del Gioco.
Il suo vizio più che un vizio era un bisogno : Si sentiva vivo solo quando lanciava i Dadi. Che fosse il numero giusto o quello sbagliato non gliene fregava : L’importante era lanciare. La traiettoria che descrivevano i dadi nell’aria dal momento che venivano lanciati fin all’istante in cui toccavano il tavolo verde rappresentava un pò la sua vita : L’ascesa,la discesa e tutto in mano al caso. In mano al rotolio di quei due dadi. In mano al numero che avrebbe potuto materializzarsi.
Per lui il Casinò era un pò come la Mecca per i musulmani. Un pò come un Letto con al centro una donna legata per John Holmes.
Si dice che tra Donne,Bere e Giocare,Barbo di SOLDI ne bruciò un bel pò.
Una sera,la sera della definitiva disfatta,aveva bevuto parecchio. Birra,vodka,vino francese ed italiano. Il suo stomaco più che digerire cercava semplicemente di tenere duro ancora per un pò. Due puttanelle da strapazzo glielo smanettavano da sotto al tavolo mentre Jim il Tondo chiedeva un altro giro di gin. Barbo s’alzò,si tirò su le braghe e barcollando andò al tavolo del Tondo. Una puzza tremenda veniva fuori dai cessi ma non ci badava : alla merda,nella sua vita,c’era abituato.
Quella sera,la sera della definitiva disfatta,ordinò un ultimo giro di gin insieme al Tondo e dopo averlo tirato giù tutto d’un fiato prese l’amico per le mani e barcollando si diresse verso la sala casinò. Iniziò a giocare. Iniziò a vincere. Sembrava fosse la serata giusta. Urlava 4 e i dadi gli mostravan sui loro cubici culetti un bel 4. Urlava 6 e succedeva lo stesso. Urlava 12 e la situazione rimaneva invariata. Vinse un sacco di bigliettoni. Era ubriaco fradicio ma nonostante barcollasse riusciva a tenersi su e ad urlare numeri a caso mentre i dadi,magicamente,accoglievano le sue richieste. Fin a quel momento. Il momento della disfatta definitiva.
Sospirando disse ’ E se ora vien fuori un 10 mi gioco tutti i miei averi...’ . Il croupier non se lo fece ripetere due volte,tirò i dadi per lui ed il primo si fermò sul 5 mentre l’altro continuava a girare su se stesso. Ci fu silenzio nella sala. Poi una voce urlò ’ 9 !!’. E Barbo perse tutto.
A quella sera ormai non ci pensa più così come non pensa più al numero 10. A volte gli capita di ricordare ma cerca immediatamente con gl’occhi un cassonetto da sgraffignare o un culo da fischiare. Di amici tra i barboni se ne fatti parecchi. Lo chiamano ’ Il Re ’. Per gli altri rimarrà per sempre Barbo.
’Le strade sono un bel pò congelate d’inverno’ Ripensò,ancora una volta Barbo.
’ Ed il mio culo lo è ancor di più...ora ’’ riaggiunse tra se e se,mentre la notte dava il meglio di se.
