La strada - di Goku
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 27/12/2011 alle ore 00:25:45
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Non si va da nessuna parte se prima non hai fatto i conti con te stesso.
Non si va da nessuna parte.
Quando ti svegli la mattina e pensi che hai meno di 24 ore per fare qualcosa di buono e ti metti a lavare la faccia in bagno io ti voglio chiedere di fare una cosa. Non alzarti dal letto.
Ieri notte stavi male. Hai faticato a prendere sonno. Un insieme di cose che solo tu puoi sapere. Silenzio, buio, tristezza, paura, domande, tristezza solitudine morte. Io mi domando, se te sei andato a letto con tali pensieri come riesci a trovare la forza di svegliarti la mattina alzarti lavarti e uscire di casa ? Ti ricordi che non hai mica aggiustato i tuoi problemi sai.
Mi dirai, guarda che anche se sto a casa non vengono aggiustati ugualmente tali problemi. Ottima osservazione.
Allora facciamo così. Stai male?
No.
Bene, sono contento per te, vivi la tua vita.
Stai male?
Si.
Allora sono ugualmente contento per te. Vivi la tua vita ma prima di farlo tira via il marcio che ti fa star male. Non per altro ma ricordati tale piccolezza tale ovvietà e tenta di farlo seriamente. Non puoi creare città intere sopra una terra fatta di sabbia. Non puoi. Oddio, puoi però non saranno eterne. Se te vuoi avere una città spendente lo puoi avere in un batti baleno, in un attimo essa apparirà più bella che mai, una città degna delle Mille e una notte. Ma ricordati che non si può fermare il vento. E proprio come il vento che fa muovere l’erba secca ecco che la tua apparente felicità delirante inizia a traballare. Te ti ritrovi una volta finito il giorno, tornato a casa stanco, ti ritrovi in mezzo alla strada della tua immensa città che ti guardi introno. Tutto illuminato e pieno di vita. A dir il vero di vita non ce n’è. Si c’è tanta luce ma di persone non ne passano. Sei te con il fantomatico rumore di motori di macchine che non esistono. Di colpo nella tua città come nella tua camera è sceso la sera. In camera tua è buio, in mezzo alla strada in cui ti trovi no. Bene, un umile dimora per passare il tempo non stando fermi. Bello avere una città sognata e creata a tua somiglianza. Anche se non c’è nessuno fa niente, per te è come se passassi per la città reale in cui ti trovi. Ecco diciamo che la tua città ideale è ql reale in cui vivi, il tuo paese o non so.
Ecco che arriva l’una di notte. Inizi a pensare camminando a tutta la giornata trascorsa ecc. Poi finito il pensare sulla giornata ti accorgi di punto in bianco, come un fulmine a ciel sereno che hai camminato tanto però che non hai visto anima viva.
Le una e cinquanta. Si alza il vento.
Te continui a camminare con i capelli che ti si muovono e il vento leggiadro ti accarezza la faccia smorta, stanca sempre più magra. Gli occhi sono incavati dalla stanchezza e dalla magrezza. Sembri un barbone nella tua stessa città. Il vento soffia e con esso pure i pensieri notturni. Ormai sono le due di notte. Nella tua stanza è buio pesto. Senti il lontano rumore del russare di tuo padre che incredibilmente non fa svegliare tua madre che gli sta a meno di un metro di distanza. Ah, l’amore. Quale incomprensibile sentimento complessato con la presenza della mente umana.
Alle due e sette senti suonare le campane. La tua città ha persino un orologio e lui ha schiccato propio a tale ora. Perchè?
Il vento si alza imponente. Fa paura. Le tende dei balconi delle case iniziano a muoversi sempre più velocemente e con forza. Sbattono e creano dei rumori che in un silenzio misto di movimento repertino sembra che sia qualcosa di più forte che sta per venire addosso alla tua dimora. Il vento si alza ancora di più. Non c’è più silenzio. No adesso non più.
Le due e diciassette non c’è più silenzio, c’è solo il rumore del vento che soffia con estrema forza e ti passa a taglio le tue orecchie e ascolti solo fischiettio. Un vento forte, che ti viene addosso come un onda di pensieri che riesce a fermare il tuo passo. D’imporvviso il vento si concentra su di te. Sei l’unico oggetto nella strada deserta.
Adesso i pensieri ti avvolgono. Mentre prima passavano attraverso di te ecco che il tuo corpo fa da barriera e iniziano a rottolarti intorno. Sei bloccato. Inesorabilmente bloccato. Tenti di aprire le braccia per spaccare questo guscio invisibile che ti sta avvolgendo sempre con più forza come un turbine eppure non riesci a vincerlo.
Lì imprigionato nella tua morsa di pensieri vedi che la città in cui ti trovi inizia a tremare.
Trema tutto. Nella tua camera regna il silenzio e l’immobilità più esterma ma lì dove te esisti realmente scoppia l’inferno.
Il vento inzia a darti colpi sempre più forti. La forza centrifuga ti viene addosso ti spinge di qua e di là eppure te sei fermo ti muovi tutto eppure sei maledettamente fermo. Il vento ti strappa via la maglia, a brandelli te la strappa. Non riesci a vedere, non riesci ad aprir gli occhi perchè ormai è un fiume in piena che ti ha travolto. Un mare che si scaglia addosso a te da tutte la parti e te senti il tutto ma non puoi fare nulla. Tra i fischi forti che ti sovvrastano inizi a sentire vetri che si rompono. Il palazzo che era alla tua destra di dieci piani scoppia da dentro facendo volare migliaia di pezzi di vetro che coprono il cielo senza stelle. Vetri rotti. La terra terma. Un teremoto.
La sabbia in cui la tua città era stata creata cede, ahimè cede e con essa tutto quello che sopra esisteva. Te fermo senti l’asfalto che ondula. Oramai tutti gli edifici, i negozi sono travolti da tale forza della natura del pensare umano. Gli edifici crollano uno dopo l’altro, uno dopo l’altro. Ormai il suono dei vetri è perso dal suono di macerie che con il loro fumo fanno diventare la notte sempre più cupa. Buia. Maestosamente infernale.
E’ giunta la fine. Il vento scuote tutto, da sotto, dalle radici.
A un certo punto tutto si placa. Vieni liberato dalla morsa in cui ti trovavi. Il vento sparisce. Giunge così all’improvviso un silenzio eterno. Intanto la tua libertà ti fa aprire gli occhi. Distrutto. Tutto distrutto. Non c’è nulla. Pezzi di palazzi macerie e macerie. Una nube di fumo sovvrasta la città. Che sia finita?
Le tre meno dodici. Si è finita.
Inizi a camminare più veloce questa volta cercando di trovare qualchecosa che sia stata salvata. Cerchi cerchi ma non trovi che muri spaccati a metà. A un certo punto ti ritrovi davvanti l’orologio. Anche esso è stato rotto. Le lancette sono una di qua e una di là, rotto pure lui. Lasci il posto dove si trovava e inizi a controllarti in giro quando tutto d’un tratto suona. Suona. Senti le campane. Le ascolti dietro le tue spalle. Strano, l’orologio non è nemmeno in piedi perchè suona ? Perchè suona?
Si sente un esplosione. Si notano nell’oscurita massi che cadono per terra, quest’ultima trema e va su e giu. Oddio è tornato il tutto. Si.
Questa volta arriverà allo scopo. Inizi a correre. Non c’è vento che ti fermi. No questa volta è la terra che si sfalda, si spacca. Davanti a te si creano voragini mentre tutto soccombe sotto tale terremoto. No, basta, basta.
No corri corri corri salvati salvati, ti prego salvati.
Il vento come una persona a cui è stato fatto un torto si era ritirato in una silenziosa attesa per poi scoppiare da dentro con un immensia furia. Il vento si era annidato tra i meandri della sabbia, della Tua sabbia aveva trovato riparo e al primo granello che si era mosso era riuscito a crearsi la strada alla radice della tua città per smuoverla tutta. Adesso la rabbia vendicatrice è immensa. Te ne accorgi. Hai paura.
Te corri mentre dietro di te le case, quelle poche cose che rimanevano di esse ti volano incontro. Hai una montagna che si muove verso di te dietro le tue spalle. Corri sei più veloce di essa, la paura ti da le ali ai piedi, però ad un certo punto il correre diventa invano. Ti guardi davanti. Ti fermi.
Un imensa pianura ti vedi arrivare a dieci mentri d’altezza si sta su di te per scagliare. Sei lì fermo. Davanti a due blocchi di terra che ti stanno schiacciando e sei fermo. Attendi. Altro non puoi fare.
La città costruita sulla sabbia si vendicò del proprio padrone. Cerca sempre la terra per costruirti l’esistenza. La Terra.
