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La nebbia di Capri - di Samarcanda

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 04/06/2007 alle ore 14:36:40

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

La nebbia di Capri


Il 2003 fu un anno particolare per il clima; tutti ricordano il caldo terribile che abbiamo dovuto sopportare quell’estate.
Pochi sanno però cosa accadde il 15.8.2003 a Capri.
La gente si svegliò, o meglio, si alzò dal letto dopo una notte insonne per il caldo e quando si affacciò alla finestra, constatò che il mondo era sparito.
Per i residenti fu un colpo al cuore, per i turisti americani un’ottima trovata pubblicitaria. Per i milanesi, i bresciani e in genere per chi veniva dalla Padania, fu subito chiaro che si trattava della nebbia più compatta che avessero mai visto. Respirare divenne quasi difficile, come respirare latte.
La cosa durò solo poche ore, grazie all’iniziativa del ben noto (localmente) Pippuccio o’Imprenditore.
Costui era addetto alla nettezza urbana del comune di Capri e più precisamente alla sezione riciclaggio.
Aveva perciò a disposizione migliaia di boccette da bibita di vetro e l’idea dell’affare lo folgorò quasi come quando trovò la moglie a letto con Mimì o’Ciabattino.
Chiamò immediatamente a raccolta tutti i parenti, che erano davvero tanti tra nipoti, nipotini, zie, ziine, madrine e affini, e li mise tutti a imbottigliare quella nebbia così singolare.
A mezzogiorno erano state vendute tutte le 5.261 bottigliette etichettate con la scritta “Nebbia autentica di Capri del 15.8.2003”, e tappate con tappi di sughero che riportavano il nome dei migliori vini serviti nei vari ristoranti di lusso di Capri.
Ovviamente anche i tappi provenivano dalla sezione riciclaggio, feudo di Pippuccio o’Imprenditore.
Il nome del vino faceva il prezzo più o meno elevato della bottiglietta di nebbia, dichiarando uno status ulteriore di originalità e pregio.
I turisti, consci che una nebbia così, era un fatto storico irripetibile, comprarono tutte le bottigliette, anche quelle a prezzi elevati, per il semplice motivo che potevano così testimoniare la loro presenza ad un evento eccezionale.
Nulla rende più vanitoso l’essere umano, come il poter dire “c’ero anch’io” !
Alle 13 il Sindaco di Capri conferì a Pippuccio una targa commemorativa, nominandolo imprenditore dell’anno dell’Isola.
Alle 14 da una nave iniziarono a sbarcare container contenenti altre boccette con nebbia di Capri.
Lì per lì Pippuccio o’Imprenditore rimase stupito della cosa, ma pensò che forse i parenti di Napoli
avevano aperto un ramo cadetto dell’azienda e sorvolò sul fatto di non essere stato consultato.
Alle 15 fu chiaro a tutti che le bottigliette in circolazione erano davvero troppe.
Pippuccio si arrabbiò perché aveva intuito cosa era accaduto.
Si recò immediatamente dai Carabinieri per sporgere denuncia contro ignoti per spionaggio industriale, contraffazione di articoli esclusivi e di marca, evasione fiscale, sdoganamento abusivo e quant’altro la sua fantasia potè suggerire. In ultimo aggiunse anche schiamazzi notturni e miagolii sospetti non autorizzati.
I miagolii si rivelarono un idioma, raramente udito a Capri; si capì poi che era un puro e semplice dialetto cinese della regione dell’alta Manciuria e che aveva un suo particolare accento, che i carabinieri identificarono con prontezza.
La denuncia contro la mafia cinese prese quindi subito una piega scientifica.
Fu chiamato il R.I.S.di Parma per analizzare la nebbia onde poter dichiararne la contraffazione.
Di certo non poteva essere quella di Capri, essendo stata venduta tutta prima di mezzogiorno.
L’origine cinese di questa nuova fornitura doveva essere la testimonianza della truffa in atto.
Occorreva aprire ora tutti i 15 milioni di boccette per completare l’indagine e considerarle corpo del reato.
I carabinieri iniziarono lo stappo, ma ovviamente la nebbia fuoriusciva immediatamente dai contenitori e non valse nessun tentativo di rincorrerla, riacchiapparla e metterla sotto esame.
I carabinieri erano bravi ragazzi, dediti al lavoro e resistettero ore nel tentativo di compiere il loro dovere.
Dopo il primo milione di tentativi, l’appuntato Carmelo o’Appuntato, che era anche parente alla lontana di Pippuccio e aveva con lui una vecchia questione in sospeso circa l’eredità di una certa zia Natalina a’Pizza( pizza perché tonda come una pizza), smise di stappare.
Posò l’apribottiglia e sventolandosi con una cartolina di Capri per scacciare il caldo e un certo annebbiamento cerebrale che lo possedeva, disse: “ Guagliò, ma che facimmo a cà! Il problema è di Pippuccio e illo se lo deve accattà ! E’ pure addetto al riciclaggio, che si venisse dunque a prendere tutta questa fetenzia, con pace e bene di San Gennaro! Eppoi si nun tenimmo o corpo del reato, la denuncia un se po’ fa. Trasite guagliò, iammo a o mare! ”
E se ne andò, tenendo in cuor suo zia Natalina, ed escludendo Pippuccio.
Pippuccio o’Imprenditore arrivò immantinentemente, a salvaguardia dei suoi interessi.
Vide, considerò, tacque e decise.
Con aria sacrificata ma volonterosa propose al sindaco di smaltire personalmente tutta quella merce, ma ovviamente dietro un aumento di stipendio e degli straordinari, poiché il lavoro era tanto davvero.
Raggiunto l’accordo, chiamò tutti i parenti che erano già pratici del lavoro e li rimise all’opera.
Pippuccio aveva avuto un’altra idea geniale, che lo aveva folgorato proprio come quando sua moglie lo aveva trovato a letto con Nanda a’Passeggiatrice.
L’etichetta nuova diceva “Fumo di Londra del 31.12.1999 ore 24 precise precise”.
La nuova produzione fu spedita in Cina con la stessa nave da carico, per abbattere i costi di spedizione.
Le boccette furono vendute tutte, perché ogni cinese ambiva poter dire che era stato a Londra allo scoccare del millennio.
Per la verità su qualche etichetta c’era scritto “Fumo di lontra” perché il nipote Pepè o’Stolto, non era molto pratico di scrittura, ma nessun cinese ci fece caso.