La bambina con la vestina gialla da pagliaccio - di Manelli Annalisa
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 14/04/2007 alle ore 21:57:33
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La bambina col pigiamino giallo da pagliaccio
“Mamma, Daniele, mamma, mamma!!!” gridava fra le lacrime la piccola Letizia: “Mamma, mamma, Daniele, mamma!!!” e, spalancata la porta di casa, correva per la strada del paese ancora in pigiama, quel pigiamino giallo con tanti pagliaccetti disegnati nella maglietta che sarebbe sempre rimasto nei suoi ricordi. Era il 1965, un giorno di fine luglio, e quella mattina Letizia, appena 5 anni, svegliandosi si era ritrovata sola. La sua mamma e il fratellino Daniele, di due anni più piccolo, venuti per qualche giorno nel paesino di montagna dove lei, già da un mese, stava trascorrendo le vacanze con i nonni, durante la notte erano partiti per ritornare a casa senza portarla con loro come sempre invece accadeva. Letizia, ogni anno, passava infatti l’estate a casa dei nonni paterni dove c’erano due giovani zie ancora signorine. Solitamente, verso giugno, partiva con la zia Clotilde oppure era il papà ad accompagnarla per poi andar via e ritornare con la mamma verso la metà di agosto. Insieme trascorrevano un periodo di ferie e poi ripartivano a casa.
Letizia era sempre andata abbastanza volentieri dai nonni o perlomeno così tutti avevano sempre creduto perché non aveva mai detto esplicitamente di non volerci andare. Ma, quando i genitori venivano a riprenderla, la bambina, appena li vedeva, anziché corrergli incontro e abbracciarli, cercava di evitarli dicendogli apertamente che non erano i suoi genitori. Questa reazione, ben lungi dall’essere espressione di un periodo trascorso serenamente, come tutti pensavano, era invece una chiara reazione di rabbia e di un vissuto di profonda angoscia. Letizia ogni volta si sentiva abbandonata e temeva che la mamma e il papà non tornassero più a riprenderla lasciandola lì, da sola, per sempre. La madre e il padre, ingenuamente, credevano invece che la figlioletta si comportasse così perché i genitori venivano a portarla via da un luogo dove si stava divertendo: “Ti piaceva così tanto” le ripeteva spesso la madre, “che quando arrivavamo non ci volevi perché sapevi che eravamo venuti per portarti via e tu saresti invece voluta rimanere ancora lì.” Quella volta le cose erano però andate diversamente. L’arrivo della mamma e di Daniele, senza il padre e in un periodo anticipato rispetto al solito, era qualcosa di particolare, ed in effetti non era per riportarla a casa. Letizia questo l’aveva intuito quasi subito come aveva percepito che Daniele era molto malato. Aveva infatti notato che nel suo collo c’era ancora una ferita non ben rimarginata. “È una biopsia” le aveva detto la mamma e lei aveva solo capito che era una cosa grave ed era inutile chiedere ulteriori spiegazioni. Vedeva la mamma mettere il burro di cacao sulle labbra screpolate e piene sangue di Daniele ma soprattutto si accorgeva che il fratellino riusciva a malapena a stare in piedi perché, come sentiva dire: “Il suo sangue era ormai diventato acqua e i globuli bianchi avevano superato i rossi”. Le ritornavano così alla mente piccoli episodi che, aggiunti a quel che ora stava vivendo, le facevano respirare l’aria di una tragedia imminente. Immagini vivide, scolpite nella sua mente di bambina: la mamma che, come ogni giorno, mentre faceva il bagno a lei e Daniele, aveva notato nel collo del fratellino una protuberanza: “una ghiandola”, come l’aveva chiamata. “Una ghiandola!” Non sapeva cosa volesse dire ma quella strana parola, il viso teso e preoccupato della mamma avevano turbato quel momento della giornata sempre così divertente. Poi l’indomani la visita medica, Daniele era malato, in un primo tempo, si era parlato di tubercolosi ma poiché alla terapia non aveva risposto positivamente gli era stato prospettato un ricovero, assieme alla mamma, per nuovi accertamenti.
Da quel momento in poi i ricordi di Letizia si perdevano perché il padre, andato a giugno al suo paese natale, per battezzare un nipotino, aveva visto bene di portarla con sé e lasciarla dai nonni, ripartendo subito dopo. Sembrava una vacanza come quella di ogni anno... Invece era parso subito chiaro che le cose erano ben diverse. Letizia aveva capito che nella sua famiglia stava accadendo qualcosa di molto grave e pertanto quella volta aveva espresso chiaramente la volontà di non voler restare e il desiderio di tornare a casa col papà per stare vicino alla mamma e a Daniele. Ma la mamma e il papà, troppo angosciati, non potevano sostenere un ulteriore peso quale sarebbe stato tenere con loro Letizia ma, soprattutto, non volevano né riuscivano a sopportare che la bimba vivesse l’immensa sofferenza che in quel momento si respirava in quella casa. Era necessario proteggerla!!! Letizia, anche se non contenta, si era dunque rassegnata ma l’arrivo della mamma e del fratellino “per far cambiare aria al piccolo” in un estremo tentativo di salvarlo da quel linfoma maligno che, da lì a pochi giorni, l’avrebbe portato via, aveva rimesso tutto in discussione. Ora la bambina non era più disposta a stare lì, voleva andar via con la mamma e Daniele, ritornare nella sua casa per stargli vicino e poter condividere con loro quei momenti. Peraltro di soluzioni che avrebbero permesso di alleviare il peso dei genitori, secondo Letizia, ce ne sarebbero potute essere tante altre, oltre a quella di portarla in quel paese lontano,. Sarebbe potuta stare a casa della zia Serena, sorella della madre, cui era molto affezionata e che aveva il vantaggio di abitare in una cittadina vicina alla sua. In quel modo, secondo lei, si sarebbe risolto il problema dei genitori ,che si sarebbero potuti occupare a tempo pieno di Daniele, permettendo però anche a lei di star loro vicina. La zia Serena, infatti, almeno una volta la settimana, l’avrebbe sicuramente portata dai suoi genitori.
Ma purtroppo Letizia non poteva capire che i suoi genitori volevano proprio preservarla totalmente da ogni sofferenza e in modo particolare non volevano che lei assistesse alla loro sofferenza neanche per un momento!!! La soluzione migliore era quindi portarla il più lontano possibile, senza possibilità di contatto di alcun genere, in un ambiente sereno, come se fosse in vacanza, non pensando lontanamente che quel distacco, per Letizia comunque ingiustificato, avrebbe potuto essere invece vissuto come un abbandono e darle una sofferenza ancor più grande di quella dalla quale volevano preservarla. La decisione dei genitori era quindi irrimediabilmente presa e nonostante Letizia si fosse opposta in ogni modo sembrava non esserci proprio niente da fare se non ciò che loro le chiedevano ovvero andare dai nonni come aveva fatto. Letizia, però, dentro di sé, non si era ancora arresa e l’arrivo della mamma e di Daniele l’aveva resa ancora più ferma nella sua decisione. Voleva ritornare a casa con loro ed era certa che, in qualche modo ce l’avrebbe fatta. Sapeva che la partenza sarebbe avvenuta di notte, quindi era sufficiente non dormire così da essere già sveglia quando loro si sarebbero svegliati. Di fronte a tanta decisione la mamma non le avrebbe potuto dire di no!!!.
Purtroppo però il sonno non le era stato amico e, nonostante i suoi sforzi, aveva avuto la meglio sulla sua volontà di stare sveglia. Si era addormentata!!! E, al risveglio, che angoscia terribile!!! Il sole illuminava la stanza, era già mattina, e nel letto c’era solo lei. Era sola!!! Rimaneva un ultimo disperato tentativo!!! Correre subito fuori di casa per la strada urlando a squarciagola, fra le lacrime, come se, magicamente, la madre e il fratellino potessero sentire e ritornare indietro. Sapeva dentro di sé che questo non sarebbe accaduto ma la sua angoscia era troppo forte, doveva gridare, qualcuno l’avrebbe sicuramente aiutata. Non era possibile che lei dovesse restare lì!!! L’unico risultato ottenuto era stato invece quello di fare uscire la zia Adelaide che, sentendo le urla di Letizia, e preoccupandosi soltanto di ciò che avrebbero potuto dire i vicini, le era corsa dietro con un bastone in mano, minacciandola di usarlo se non fosse stata zitta. Nessuna parola dolce, né un abbraccio per tranquillizzarla ma solo quella minaccia e un secco: “È inutile che urli, tanto tua mamma è già arrivata a casa e nessuno ti può sentire. Tu devi rimanere qui!!!”. In un attimo quella realtà, che dentro di sé aveva già capito ma che aveva cercato negare in tutti i modi, era ora davanti ai suoi occhi. Sicuramente avrebbe potuto continuare a piangere, insistere per ritornare a casa, rifiutarsi di mangiare o altre mille cose ed invece, da quel momento, e non certo per paura di essere picchiata, aveva preferito far finta che nulla fosse accaduto. Bisognava smettere di piangere e ed essere quello che tutti volevano: una bambina allegra e spensierata che doveva trascorrere la sua vacanza dai nonni. Di quel periodo, circa un mese, non ricordava niente, soltanto l’annuncio della morte di Daniele fatto alla nonna tramite una lettera del padre. In quell’occasione nessuno le aveva detto niente ma vedendo la nonna leggere quella lettera e piangere, Letizia aveva capito tutto. Tante immagini, tante frasi, come le tessere di un puzzle, si ricomponevano nella sua mente per darle una sola certezza: “Non avrebbe più rivisto Daniele”. Il resto per il momento non le importava. Sentiva soltanto un immenso dolore, una terribile angoscia, ma sapeva anche che poteva solo continuare a recitare la parte della brava bambina non facendo trasparire niente. Anche di fronte alle lacrime della nonna, chiarissime per lei, visto che nessuno peraltro le aveva detto niente, non doveva quindi né piangere né chiedere spiegazioni. Poi alla fine di Agosto, poco tempo dopo la morte di Daniele, l’arrivo del padre venuto a riprenderla. Letizia lo aveva accolto con freddezza e anziché saltare per la gioia, gli aveva soltanto chiesto, in modo molto serio e staccato: “Questa volta mi riporti a casa vero?” E di fronte alla risposta affermativa, sempre con lo stesso tono quasi solenne aveva asserito: “Io qui, da sola, non rimarrò più e, da questo momento non vi lascerò più”. Sembrava una frase detta così, senza alcun significato particolare, ma invece per Letizia era una vera promessa che per tutta la sua vita futura avrebbe cercato ad ogni costo di mantenere. Sembrava strano ma era proprio lei a rassicurare i genitori che non gli avrebbe mai lasciati, come se, quella notte, addormentandosi e non potendo partire con la mamma e Daniele, li avesse traditi o come se comunque fosse stato il suo comportamento a portare i genitori alla decisione di allontanarla. Forse non era stata una bambina buona, forse aveva disturbato, forse... forse... mille forse... D’altro canto nessuna parola sulla morte di Daniele né da parte del papà né da parte della bambina, come se niente fosse accaduto. Letizia sapeva, nel suo cuore, che Daniele non c’era più ma si era completamente adeguata a quella farsa che tutti continuavano a recitare e, appena arrivata a casa, come se tutto fosse come l’aveva lasciato pochi mesi prima, senza badare alla mamma, era corsa dentro chiedendo: “Daniele dov’è?” Di quella domanda sapeva già la risposta ma doveva farla per rompere quel terribile silenzio, togliendo così dall’imbarazzo i genitori. Davanti ad una domanda così precisa non sarebbe stato possibile non rispondere in modo esplicito. Non ricordava cosa avesse detto la madre ma il papà aveva risposto “Daniele è morto e da ora in poi tu sarai per noi il nostro il maschietto e la nostra femminuccia”.
Frase questa che Letizia da quel momento avrebbe scolpito nella sua mente e insieme alla promessa di non lasciare mai più i suoi genitori, avrebbe segnato il suo intero percorso di vita. Da quel giorno avrebbe cercato di essere una figlia perfetta, cercando di non dar mai loro nessuna preoccupazione, una figlia che non avrebbe mai dovuto avere una vita propria ma essere sempre “tutto per tutti”. D’altra parte il rischio di un comportamento diverso poteva dare ai suoi genitori un grande dolore o peggio portare loro ad abbandonarla un’altra volta, e questo non se lo poteva certo permettere!!! Avrebbe cercato di realizzare tutto ciò che loro avevano sempre desiderato per un figlio, per lei e per Daniele, cercando, fino a convincersene, di credere che solo loro l’amavano e volevano per lei il suo bene, il mondo che la circondava era invece pieno di pericoli. E con questo obiettivo era andata avanti, cercando di adeguare la propria vita a quelli che riteneva essere i sogni e i desideri dei suoi genitori lasciandosi uno spazio solo in una vita fantastica dove non c’erano sofferenza, angosce, dolore e dove tutto era possibile.
I suoi genitori diventavano così per lei, sempre più, persone ideali e anche lei improntava la sua vita sul suo diventare un ideale, facendo piano piano scomparire “la vera Letizia”. Le sue angoscie, il vomito che, ogni mattina, accompagnava il suo risveglio, le emicranie che la torturavano quasi tutti i giorni, la voglia di piangere che non riusciva a spiegarsi, non erano importanti, doveva andare avanti ad ogni costo per risarcire i genitori del dolore che avevano subito, permettendo a se stessa soltanto di sognare una vita come quella che continuava a leggere nelle fiabe dove tutti, alla fine, vivevano sempre felici e contenti.
