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L'AOrfeo - di Lorenzo Semprini

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 30/01/2009 alle ore 08:50:35

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

L’abbracciò guardandola commosso. Lo sguardo di lei, tra il sorpreso e l’imbarazzato, si abbassò nello stesso momento. Lui le prese dolcemente il viso tra le mani, respirò con forza il profumo della sua donna ritrovata.
" Euridice, guardami amore mio".
Lei ubbidì, ma i suoi occhi tradivano tante domande che non trovavano risposte.
Non disse nulla. Semplicemente guardò anche lei gli occhi di quel uomo che la chiamava con un nome a lei sconosciuto e gli diceva di amarla.
"Brava stella mia, non distrarti, guarda sempre i miei occhi, ora ti è tutto confuso, lo so, ma presto alla luce del sole la tua mente si riaprirà così come il tuo cuore."
Queste parole sembrarono preoccuparla ancor di più anzi che rassicurarla.
Lui prese allora le sue mani e iniziò a muoversi lentamente all’indietro, tirandola delicatamente a se.
"Seguimi, non aver paura. Dobbiamo solo tornare in superficie, è un piccolo cammino per una grande ricompensa".
L’uomo si muoveva a fatica, sia perchè pur procedendo alla cieca non voltava mai lo sguardo, ma controllava solo con i passi lo svolgersi del sentiero, sia perchè sembrava non voler rischiare di tirare troppo bruscamente la donna e perderne così la completa attenzione.
"Attenta Euridice, non lasciare mai i miei occhi come vedi io non lascio i tuoi. Non guardare la strada innanzi o dietro di te. Non distrarti, non aver paura, conosco questa strada e mi è facile condurti anche in queste condizioni".
A lei questo non sembrò così certo, leggeva parecchie emozioni negli occhi dell’ uomo, indecisione, attimi di smarrimento, fugaci ombre di paura e, soprattutto, ansia. Ma perchè? Era evidente che voleva uscire il prima possibile da quel posto, ma perchè? E per andare dove? Cosa poteva esserci di tanto importante in superficie, dove quel sole l’attendeva per spiegargli tutto? Lei non voleva lasciare il posto dove si trovava. Qualcuno l’aveva svegliata, gli aveva detto che doveva indossare la veste bianca e partire con l’uomo che la stava aspettando.
Non ricordava cosa stava sognando, ma sapeva che sicuramente stava sognando.
Perchè doveva seguire quel uomo? E cos’era questo misterioso rituale per percorrere il sentiero?
Cominciava ora a comprendere che aveva voglia di lasciare quelle mani e quegli occhi che la imprigionavano e tornare indietro. Tornare al suo giaciglio, tornare a quel sogno che non ricordava ma che desiderava.
"Ancora pochi passi Euridice! Non senti anche tu l’aria che sta diventando più fresca? La luce che aumenta? Siamo vicini, non distrarti ora, siamo molto vicini".
Quel uomo sembrava aver letto nei suoi pensieri...
In effetti anche lei sentiva che l’aria stava cambiando, ma non era fresca, era anzi così umida e pesante. Gli stava facendo crescere un senso di oppressione e pena nel petto. E poi quella luce che aumentava era terribile. Era una luce triste, funerea, aveva la sensazione che stava per riportarle alla mente ricordi dolorosi, rimpianti e tragedie anzi che risposte ed amore. Tutto questo era assurdo, innaturale.
Alla fine non riuscì più a sopportare quel disagio crescente e gridò "aspetta!".
"Dove mi stai portando? Io non so nemmeno tu chi sia! Là mi è proibito andare, vi è la morte per me!".
"Ma no Euridice, che ti viene in mente" rispose dolcemente l’uomo "non ti è più proibito, puoi uscire. Tra pochi passi ricorderai chi sono io, e perchè ho fatto tutto questo per riportarti con me. Vieni, non rovinare tutto ora che siamo così vicini alla nostra meta".
Ma la donna non si mosse.
"Perchè vuoi farmi morire?" chiese lei.
"Ma non voglio farti morire, voglio farti rivivere! Voglio che torni a vivere con me, come era prima che..." l’uomo cercò per qualche secondo le parole per continuare "prima che la morte ti prese e ti condusse laggiù, da dove sono riuscito a riportarti indietro amore mio".
Ma la donna non si mosse più.
"Le tue parole non hanno significato per me. Dai tuoi occhi vedo che sei sincero, ma il dolore è troppo forte per me. Non posso più proseguire. E’ là fuori che c’è la morte per me, non laggiù dove mi trovavo e sei venuto pensando di salvarmi.
Ascolta quello che ti dico, se veramente mi ami come dici, lasciami tornare alla mia pace, al mio sonno ed al mio sogno.
E’ alla luce del sole e della luna che si muore, non lo comprendi? Non al dolce oblio delle tenebre eterne. Io sono già nata e sono morta, questo lo so, perchè vuoi farmi rinascere per farmi morire ancora? Perchè questa crudeltà?
Addio, chiunque tu sia...".
Euridice lasciò le mani e gli occhi dell’uomo, che era ora come paralizzato ed incapace di reagire, si voltò lentamente e si incamminò per il sentiero dal quale era giunta.
L’uomo rimase ancora ad osservare la sua donna che spariva nell’oscurità, la sua donna che aveva scelto di non tornare con lui. Alla fine si lasciò cadere in ginocchio, si prese il viso tra le mani e pianse amaramente.
Ora nemmeno lui desiderava più tornare in superficie.