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Il Viaggio - di Rebecca

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 16/04/2008 alle ore 14:20:34

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

1.

E’ quasi sera... Il sole pian piano sta scomparendo e sembra indugiare all’orizzonte, lasciando un’unica striscia di luce rosa fra il blu vellutato del cielo serale ed il nero profondo e quieto della terra ancora umida dopo il temporale. Sono in auto, c’è della musica in sottofondo... Che pace... Quella tranquillità sazia di chi ha vissuto una giornata piena, intensa, seppur senza grandi eventi. Quella sensazione di dolce attesa per la sera che verrà e che mi cullerà lavando via la stanchezza. L’asfalto nero e lucido si srotola veloce sotto le ruote... corro in un tunnel fatto di case e alberi e lampioni che si alternano veloci sul ciglio della strada... Buio confortante squarciato dai fari delle auto che incrocio... Finestrino abbassato, che lascia entrare un po’ d’aria fresca...Vorrei sentire l’odore del mare e la brezza che mi scompiglia i capelli..Vorrei perdere lo sguardo nel profondo blu della tua terra.

Osservo ogni minimo particolare del paesaggio... Vivo al rallentatore questi minuti... Non so se tu abbia idea di quanto sia bello il panorama... Talmente bello da far male. Un cielo così terso e dai colori tanto diversi da quelli cui sono abituato; mare cristallino, piante e case... Scorci che ogni volta mi sembrano diversi.

Stasera c’era qualcosa di più. Quella “luce” del crepuscolo, quella che una sera di tanto tempo fa - quasi mi avessi letto nei pensieri - hai detto di aver tanto amato in passato. E dopo una curva, mi trovo in alto...E sotto di me c’è la strada che si snoda fino al mare... Le luci arancioni dei lampioni e quelle bianche e rosse dei fari delle auto. E quella strada sembra finire nel mare, un mare che in quel punto è meno cupo...

C’è quel nuvolone nero sopra la montagna e sotto un pezzo frastagliato di cielo più chiaro...E’ tutto talmente bello da togliermi il respiro. Per un istante mi è parso che il tempo si fosse fermato e che stessi fluttuando nel vuoto...

2.

L’auto che corre veloce nel buio. La brace della mia sigaretta unico puntino luminoso nell’oscurità dell’abitacolo, mentre fisso la strada innanzi a me...Il telefono che suona... Sei tu. Mi hai sentito? Hai sentito che pensavo a te?

La tua voce calda, avvolgente, morbida come seta che pare accarezzarmi “Fammi compagnia, Dany” sì, ti faccio compagnia. Mentre ascolti quella canzone. Note dolci, che evocano qualcosa di ormai perso. Note che si diffondono intorno a me, a noi. Il tuo respiro, lieve, in sottofondo. Non parlo. Non ce n’è bisogno. Vorrei e non vorrei rompere questo silenzio. Vorrei chiederti come stai, vorrei sapere cosa fai. Ma non riceverei risposta, lo so già.

Mi sembra di vederti lì, seduta accanto a me, che guardi fuori dal finestrino con aria sognante, distratta. Vicina e al tempo stesso così lontana, persa in un mondo soltanto tuo al quale nessuno può accedere. E poi voltarti verso di me, quando ti senti il mio sguardo addosso. Sorridermi come faresti davanti a un obbiettivo. Tu, così bella ed eterea; tu, così distante anche quando mi guardi negli occhi, così irraggiungibile. Perché sei rinchiusa nel tuo castello e ti affacci soltanto al balcone: ti lasci guardare ma non avvicinare.

Forse mai come stanotte siamo stati uniti. Adesso che sei per me soltanto una voce all’altro capo del filo, soltanto un respiro sommesso coperto dalla musica. Silenzio denso di parole non dette. Se fossi qui cercherei la tua mano, per stringerla con dolcezza, sicuro che ricambieresti quella stretta sorridendo come solo tu sai fare, tornando a guardare fuori dal finestrino, tornando a viaggiare per conto tuo.

La canzone, lentamente, finisce.

“Buonanotte” la tua voce, un sussurro appena. Non faccio in tempo a risponderti che hai già chiuso la comunicazione...