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Il Puzzle - di Giuseppe Sterlicco

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 02/05/2007 alle ore 23:50:24

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Vecchia.
Consumata,
Arsa,
Consunta,come una delle sete più pregiate esposta al sole,
al mare,
all’andirivieni delle onde.

Vecchia,
Consumata,
Arsa,
Eppure convinta che la vita,
quella vera,
era ancora alla sua portata;

Facile preda della stretta orgogliosa che solo gli anni sanno stringere,far sentire.

Sedeva al tavolo,nel suo salotto.
Un bel salotto barocco dove anni addietro mille e più uomini ne avevano calpestato l’uscio.
Un bel salotto barocco dove anni addietro di vita,quella vera, ne era passata un bel pò.

C’era uno specchio,ormai unto e sporco,grande e grosso,dalla cornice in ottone sbiadita,
cosparso da uno strato di polvere:
Erano giorni,mesi ormai che non faceva più il suo bel lavoro di specchio.
Un triclino romano ricordava i tempi migliori.
Un divano di pelle con un bel buco su uno dei grandi braccioli:
Aveva il contorno bruciacchiato,il buco.
Un enorme sigaro,probabilmente,lo aveva bruciato.
C’era un quadro,anzi,due o tre quadri (forse di più).
Grandi,piccoli,medi.
Tutti illustravano nature morte e cani che giocano al poker e paesaggi spettrali e laghi e fiumi e case abbandonate..
Un grande mobile da salotto,con accanto uno più piccolo,assumeva un’aria regale :
Esigeva e meritava rispetto.
Una candela ormai ridotta quasi a un piccolo mozzicone lasciava ondeggiare quel pò di fiamma che ancora portava trionfante sul capo.
Strati e strati di cera consumata si posavano ai suoi piedi,su altri strati e strati di cera consumata che già avevano seguito il loro destino.
Un grande tappeto e un grosso lampadario abbellivano il pavimento e il soffitto della stanza.
Altre candele,sul grosso lampadario dai bracci in ottone,erano ormai consunte e consumate.
E’ incredibile come la cera abbia un percorso di vita così disumano.

E sedeva,
La signora,
al tavolo,
nel suo salotto barocco,
un bel salotto barocco dove anni addietro mille e più vite avevano fatto la loro bella comparsa ed erano sparite,nel nulla.

Il tavolo era grosso e imponente.
La sedia era una di quelle sedie che una volta seduti ci si sprofonda alla grande,ma ci si accorge che ci viene un culo così non appena ci si alza.

Vecchia,
consumata,
arsa,
infilava le mani in un grande scatolone.
Prendeva dei pezzi di carta dai contorni irregolari;
Altri erano già posati sul tavolo.

E un pò alla volta,scegliendo i pezzi giusti,
ricostruiva un grande disegno,
che faceva da Faccia,
da Volto,
a quei pezzi di cartoncino dai contorni irregolari:

Stava costruendo un puzzle.
Un grosso Puzzle.
Un grande,imponente,immenso Puzzle,
che con la sua mole non destava alcun imbarazzo :
Si intonava perfettamente con l’arredamento della suo salotto.
Quel bel salotto barocco dove da anni ormai di vite non ne entravano ne uscivano.

Le mani,
consumate,
arse
dagli anni
Un pò alla volta
facevano il loro bel lavoro di ’selezione’.

Vecchia,
Consumata,
Arsa,
Eppure convinta che la vita,
quella vera,
era ancora alla sua portata,
La signora
costruiva questo puzzle
e un pò alla volta l’Immagine che faceva da Faccia,
da Volto,
assumeva forma,
colore,
profilo,
tratto.

E quando l’ultimo pezzo fu messo al suo posto,
al centro dell’enorme puzzle,
Gli occhi della vecchia signora,
ormai consumata
e arsa dagli anni
eppure convinta che la vita,
quella vera,
era ancora alla sua portata,
si alzarono al cielo inorriditi.

Le dita toccavano i contorni del Puzzle,
dell’enorme puzzle, ormai completato.

Lo stupore e un leggero strato di Paura inziarono da coprire il volto della vecchia signora.

Eppure incredula continuava ad osservare il Puzzle.

Si alzò di scatto,lasciando cadere l’imponente sedia che non appena toccò il pavimento fece un tonfo sordo e baritono.

Corse allo specchio.
Con un Fazzoletto tolse la polvere,
lo strato di polvere, dal vetro unto e sporco.

Si guardò,dritta negli occhi,riflessa.
Si guardò le mani consumate,
arse dagli anni.

Riguardò nello specchio.
Ritornò al tavolo,
abbassò gli occhi sul Puzzle.

Un enorme puzzle che illustrava un salotto,
Un bel salotto barocco dove anni addietro mille e più uomini ne avevano calpestato l’uscio.
Un bel salotto barocco dove anni addietro di vita,quella vera, ne era passata un bel pò.
Un bel salotto barocco dove anni addietro mille e più vite avevano fatto la loro bella comparsa ed erano sparite,nel nulla.
Un bel salotto barocco dove da anni ormai di vite non ne entravano ne uscivano.

E ancora,
un grande mobile e uno più piccolo.
Una candela consumata.
Un tappeto e un lampadario.
Uno,due,tre o più tristi e spenti quadri.
E al centro di questo enorme Puzzle,
intorno a un grosso tavolo
sedeva,
di spalle,
una signora,
una vecchia signora.

Aveva il capochino e una delle due mani in un grosso scatolo.

Ricurva,
Affranta,
Sola,
Vecchia.
Consumata,
Arsa,
Consunta come una delle sete più pregiate esposta al sole,
al mare,
all’andirivieni delle onde:

Affogava nella solitudine,nell’angoscia,nella disperazione più totale.

La signora guardò ancora una volta questo Puzzle.

E fu così che scoprì di essere Vecchia.
E fu così che scoprì, a suo malgrado,
che aveva sprecato gli anni migliori a comporre quello stupido Puzzle.

E fu così che la signora,
la Vecchia signora,
scoprì di essere Vecchia.