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Il mio bosco - di Demi Pagutti

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 19/07/2006 alle ore 09:10:55

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

La vita frenetica, rumorosa, piena di lavoro, di gente, di strade, mi allontana dalla cosa che più d’ogni altra mi da serenità. Il silenzio. Non lo possiedo più.
Sogno di riconquistarlo con brevi momenti d’oblio nei miei giorni affollati. Difficile però ricavare una piccola finestra sul silenzio, in un quotidiano che non mi appartiene. Le ore che scorrono, che vivo, gli impegni che osservo, sono dei miei familiari, dei colleghi, della città. Mi travolgono. Troppi hanno il mio tempo oltre a me, per questo voglio tornare nel mio bosco.
Poco distante dalla casa dei miei genitori, il sentiero, fra pini neri secolari e ginestre.
La resina e i funghi impregnano l’aria di un profumo sereno, capace di rilassare corpo e mente. Oltre il bosco, un prato dolcemente pendente, sul dorso della collina, permette di possedere il panorama magnifico della valle. Nell’erba, fra macchie selvatiche d’origano ed erbe officinali, spuntano i crochi, vestiti del loro intenso colore bluastro, con il pistillo di luminosa gialla ocra. Disseminati sul pendio della collina, oltre il bosco delle resine, i tolos riportano ad un’umanità estinta. Erano i ripari di montagna dei pastori. Piccole grotte in pietra, lasciti di semplici vite silenziose.
Vorrei tornare nel mio bosco come da adolescente quando, malinconica, sono andata lassù per leggere e vivere la solitudine.
Vorrei sganciarmi dalla violenza delle troppe parole, dai rumori che opprimono la mente, ma essi sono parte di me, e tacciano di stravaganza modaiola, di vezzo di futilità, il bisogno che ho di calma, natura, benessere autentico.
Vorrei rivedere il cucciolo di scoiattolo che ho incontrato lungo il sentiero. Protesa su un cespuglio di rovo per cogliere una mora, ho alzato lo sguardo ed era lì, attento, pronto a scattare fulmineo. Il pelo ritto, scuro. Gli occhi piccoli, tondi, neri, fendevano i miei. In un momento tutto il resto ha perso corpo. Lui ed io, immobili, nella pace assoluta.
Impresse la sua immagine in me e poi svanì, portando con sé il nostro silenzio.