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Il cuore facile - di Lucia Reggianea

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 16/12/2007 alle ore 15:59:58

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Il professore oltre la cattedra gesticola avvolto in una nuvola di autorevolezza, cercando di diffondere una specie di panico tra le menti degli studenti: “il Niente che nientizza si manifesta come proprietà intrinseca alla logica del Nulla...”. Aldo preferisce andar via.
Solo due parole in tono scherzoso all’orecchio del vicino prima di scivolare fuori dall’ultima fila: “oh ma...ma siamo sicuri che ci voglia spiegare qualcosa?”, nessun appoggio; un attimo dopo l’Uscita lo ingoia.
Le sue sono un paio di Clarks che se ne vanno a passeggio fino all’ora di pranzo. Aldo cerca verità, gliene serve assolutamente una al giorno da dare in pasto alle “irrinunciabili architetture” della sua mente. Si crede una testa vuota per le strade di Milano: i suoi occhi si vestono della moda dei giovani designers e dei moderni comunicatori, tra loro esiste un “concept” che “rulez”: il design attrae con la sua creatività regolata, immaginario alla ribalta, il design è “l’arte della nuova società industriale”, è estremamente vivo.
Bene.
Le formule vincenti sono sempre estremamente distanti. Aldo si sente solo e, per questo come sempre, preferisce starsene ancora più solo.
Rincasa, saluta, “no grazie, pranzo più tardi, ho da fare adesso!”. Nell’angolo spoglio della sua stanza il computer è in funzione dal mattino presto e conserverà di certo una decina di messaggi non letti, tra cui quelli inviati da Marco. Marco si è inserito da pochissimi giorni nella sua folta lista contatti: apparentemente simpatico; un po’ “random”.

MARCO- “Ciao”
MARCO- “oggi ho il cuore che mi batte”
ALDO- “il cuore batte a tutti”
MARCO- “sì ma io ce l’ho più facile”

Aldo si concentra “sul” vuoto della sua stanza. Aldo ha 22 anni e vive in una stanza con all’esterno i suoi genitori. Si sente come se avesse ingoiato un carico di sabbia, pesante, informe...ma di un colore inconfondibile.
Di nuovo mani alla tastiera:

ALDO- mi piacerebbe poter scrivere un libro.
MARCO- allora scrivi.

“Non c’è motivo di essere seccati, in fondo, se il tuo interlocutore è un distratto imbecille”.

ALDO- sai, non è così facile...il mondo della scrittura è complesso, è una dimensione a se stante, si può avere difficoltà a descrivere con parole le immagini che a volte riempiono la nostra mente.
MARCO- allora disegnale.

“Non ha importanza”, pensa Aldo, “d’altra parte questa discussione non deve avere come scopo ultimo la dimostrazione della mia tesi”.

ALDO- ti saluto, anche se continuerai a vedermi on-line durante il giorno, perché non mi muoverò dalla mia stanza, questa mia stanza... a volte troppo soffocante, a volte troppo vuota.
MARCO-ciao ciao, se vuoi puoi aprire prima la finestra e poi anche la porta.

Fino a quell’ora del giorno Aldo non era riuscito ad ancorare i suoi pensieri ad alcuna fondamentale verità.
Ma proprio quelle ultime parole lette, il saluto di Marco, gli schiudevano un momento di riflessione prezioso, che sarebbe durato molto a lungo. Quando Aldo decide di lasciare la porta della sua stanza aperta, suo padre si ferma a leggere alcuni frammenti appesi al muro: “Le hai scritte tu queste frasi? Ma sai, Aldo...sai che scrivi bene?!”.

Marco invece ha 32 anni. Gli piace comunicare. Ha da poco imparato ad usare il computer con suo fratello Giovanni. Marco è nato con la sindrome di Down.


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