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Il costruttore di castelli di carta - di Vincenzo Gatta

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 14/06/2007 alle ore 12:59:12

 

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Il costruttore di castelli di carta

La guardi da sempre. L’hai sempre guardata mentre eseguiva i suoi esercizi, non ti sei perso una sola delle volte in cui saliva sul trapezio, neanche un movimento mentre era in volo, sicura di afferrare le mani di Igor, il suo compagno trapezista. Fatto l’ultimo salto, scivola attaccata alla corda e solo quando i suoi piedi toccano la terra, il tuo cuore torna al suo posto naturale. La continui a guardare mentre Giacomo-il presentatore, un vecchio che ha solo due interessi: i soldi e il sesso-la abbraccia e la bacia davanti al pubblico. I tuoi occhi la seguono fin dietro le quinte, e anche dopo che lascia la ribalta il suo viso rimane davanti a te lì: i suoi capelli del colore di un campo di grano sono sempre raccolti in complicate trecce molto strette, perché non posso tenere i capelli davanti agli occhi, se no come riesco ad aggrapparmi ad Igor, la sua bocca sottile e di un rosa chiaro tuo unico pensiero e desiderio, non ha orecchini: ha sempre avuto paura di farseli; i suoi occhi...
««Ed ora per la gioia dei piccini, il pagliaccio Crazy!!!»» questa voce ti strappa dal tuo paradiso e ti butta nell’inferno: Giacomo ti viene vicino e, mentre ti dà un martello di gommapiuma, ti sussurra all’orecchio ««Vai, povero pazzo, renditi ridicolo»». Sei arrivato sano e salvo nella tua roulotte non accendi la luce principale e vai subito davanti allo specchio per toglierti, la maschera di trucco che da piccolo, quando vedevi i clown, ti aveva sempre affascinato. Dopo un’oretta puoi finalmente dedicarti alla seconda cosa che ti piace di più nella vita: ‘sta volta hai deciso di costruirne uno con la base di 50 carte. Hai dovuto usare nove mazzi di carte e sei già al quarto tentativo: ti è sempre caduto agli ultimi piani. Dietro il castello che componi vedi la tua roulette dividersi in tanti piccoli triangoli, i fornelli a gas, la porta che non si riesce a chiudere-l’unica barriera tra il bagno e il resto del suo appartamento- la porta con sopra attaccato un manifesto del tuo circo. Vedi tutte le facce dei tuoi colleghi: Ulfgar, l’uomo più forte al mondo con la sua barba incolta; Luba, la contorsionista, con i suoi lunghi orecchini; Marta, la donna cannone di cento chili e suo marito Mikis di quarantacinque chili che, insieme da dieci anni, si amano e si esibiscono in quel circo; Paul detto barbarossa per il colore dei suoi capelli e della sua barba, il mangiafuoco, l’unica persona a cui confessasti il tuo amore per Leila e l’unica persona che tenta di portartela via tradendo la vostra amicizia; Igor con i suoi muscoli e Leila, con i suoi occhi così... La porta sbatte così violentemente contro la parete che la lamiera si piega leggermente, i triangoli non dividono più la tua roulotte e tu vedi il demolitore di castelli in faccia: è la faccia bianca e molto preoccupata di Igor che senza muoversi e senza alzare gli occhi dalle trentasei carte sparse sul tavolo e intorno ad esso, ti dice: ««Leila ha la febbre molto alta e non riesce a respirare»»Ti precipiti fuori dalla roulotte e ti metti a correre. Mentre il cuore ti guida da lei, la mente pensa a cosa gli si potuto succedere, a come si sia potuta ammalare. In nemmeno un minuto sei dall’altra parte del circo davanti alla roulotte di Paul: non sai perché, ma sai che la troverai lì, con Barbarossa accanto al letto. Entri senza nemmeno bussare e pensi dì essere arrivato all’inferno. La stufa è al massimo, non si riesce quasi a respirare, ci sono candele dappertutto, uniche fonti di luce, Paul è alla destra del letto che legge un libro sull’acqua e poi c’è Leila nel suo letto, bianchissima. Il colore delle sue labbra ormai non si distingue da quello del resto della faccia, ha i capelli legati in una crocchia molto elegante che la fa sembrare simile ad un cadavere che aspetta solo di essere seppellito. Un brivido ti scorre lungo la schiena e ti vergogni di quel paragone. I suoi occhi questa volta sono... ««Chiudi quella maledetta porta non lo vedi che Leila è malata!»». Entri e chiudi la porta, lasciando dietro di te lasci il resto del mondo.««Che cosa ha?»» chiedi a Barbarossa mentre ti siedi su uno sgabello, alla sinistra del letto.««Non lo so. La febbre è molto alta e tossisce spesso, ho pensato...»». ««Di portarla nel tuo letto senza, passare dal medico come fosse un tuo trofeo»».««L’ho sempre detto che tu sei un pazzo. Come osi dire che possa fare questo a Leila?»». Ormai non stai più sullo sgabello ma stai in piedi, faccia a faccia con Paul lo senti blaterare su quanto grande sia il suo bene per Leila a voce sempre più alta, e all’improvviso senza che la mente lo ordini al corpo, gli dai un pugno sul naso. Da ragazzo avevi fatto un po’ di boxe ed eri anche abbastanza bravo; forse per questo Barbarossa cadde a terra ko. In un attimo, avvolgi Leila nelle coperte, la prendi in braccio e la porti dal medico. Luca, il medico, ti consiglia di tenerla al caldo e di farle bere molta acqua.
Ormai sono due settimane che sei chiuso con Leila nella tua roulotte. La mattina senti gli spazzini bestemmiare per la quantità abnorme di spazzatura che devono raccogliere, il pomeriggio senti gli artisti fare le prove dello spettacolo serale. Igor ha smesso di esibirsi come trapezista e ha iniziato a fare l’aiutante di Ulfgar. La sera senti gli applausi, le grida di paura che subito si trasformano in grida di stupore. L’unica cosa che non senti sono le risate dei bambini. Il castello da cinquanta l’hai finito e ne hai iniziato uno da sessanta. Da settimane vedi Leila divisa in tanti triangoli. Quando ormai hai smesso di contare i giorni Leila riapre gli occhi e ti vede dietro al tuo castello. Le braccia ti rimangono sospese in aria nel mettere le ultime due carte al castello da settanta.««Finiscilo!»», queste sono le sue prime parole. Allora fai come ti ha detto, appoggi le ultime carte, il castello traballa per qualche istante e poi si ferma immobile. Adesso guardi Leila divisa in tanti pezzetti uno più bello dell’altro ««Vuoi restare lì tutto il giorno o mi vuoi chiedere come sto?»». Ti precipiti al suo fianco e balbettando le chiedi come sta, chinandoti lentamente su di lei.««Adesso molto meglio»».Senza una ragione, ti dà un bacio che dura tutta la giornata.
Non avresti mai creduto che quel giorno sarebbe arrivato e soprattutto che un castello di settanta carte potesse restare in piedi dopo quello che era accaduto intorno.

Di: Vincenzo Gatta