Giobbe per Lucifero - di Vincenzo Gatta
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 20/03/2010 alle ore 19:44:31
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Aveva radunato tutte le sue migliori e più crudeli forze, gli aveva fatto un bel discorsetto e con il sottofondo di tamburi e flauti, avevano iniziato a marciare, per poter portare a termine la loro missione: dovevano far rinnegare il suo Dio ad un uomo di nome Giobbe. C’erano riusciti già un milione di volte con altri uomini, non sarebbe dovuto essere poi così difficile con questo Giobbe. Allora al segnale di lucifero iniziarono la carneficina.
BAM tutte le greggi e tutte le mandrie
BAM tutti i suoi raccolti
BAM tutti i suoi schiavi
BAM tutti i suoi figli
BAM la sua casa
BAM malattie
BAM sua moglie
Ormai erano giorni che andava avanti questa tragedia, ma non riuscivano a portare a termine la loro missione; non riuscivano a far vincere quella scommessa al loro capo. Giobbe non bestemmiava, non diceva eresie e non accennava minimamente a rinnegare il suo Dio. La scommessa era stata perduta. Tristi e pieni di paura per la punizione che li avrebbe attesi, fecero ritorno all’Inferno. Entrarono nella sala del trono, per dare la brutta notizia e vedere quale siano state le conseguenze. Appena varcarono il portone della sala, videro e soprattutto sentirono, Lucifero piegato in due dalle risate. Dopo qualche momento di pura sorpresa, il più coraggioso dei demoni chiese al capo cosa li facesse ridere tanto. Lucifero si ricompose un attimo e con le lacrime agli occhi, disse: <<Quel rimbambito pensa che io abbia perso la scommessa, non si rende assolutamente conto che voi, i miei demoni migliori, avete ucciso, avete inflitto tremende sofferenze, avete saccheggiato nel suo nome. Io ho guadagnato decine d’anime, abbiamo dato uno spettacolo che rimarrà nella storia e tutto questo con il benestare, anzi, nel nome di Dio. Quello stupido non si rende minimamente conto che questa carneficina ha il suo nome impresso a fuoco sopra.>> dopo qualche secondo, le risate dei demoni divennero talmente rumorose che si elevarono fino alle orecchie di Dio, che per un secondo corrugò la fronte, alzò un sopracciglio e si chiese perché quei matti ridessero così tanto, datosi che hanno perso la scommessa.
