Narrativa_breve - testi pubblicati - G
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| di Valerio Damini | |
| di Vincenzo Gatta | |
| di Ilaria Dal Brun |
Alcuni testi di narrativa breve in ordine casuale
Sornione
Nessuno un giorno si svegliò con la consapevolezza di esserlo, o meglio con la consapevolezza che per gli altri era un perfetto sconosciuto, uno, tra tanti, e con un’altra consapevolezza: che fuori era caldo, c’era un bel sole e il garbino soffiava, dopo due giorni di pioggia, anche sulle dolci innevate forme più su, sciogliendole.Si alzò dal letto e guardò fuori dalla finestra: vide un bel mare di un azzurro cristallino, che gli ricordava tanto il colore degli...301
Un’altra vacanza è terminata. Visi, sguardi e profumi di terre diverse incastonati nei ricordi. Forse gli abitanti di questi posti non si rendono conto del paradiso in cui vivono; o forse ognuno reputa "paradiso" qualsiasi luogo distante almeno duecento chilometri da casa sua. Mi trovo sulla poppa di un traghetto. Abbiamo appena terminato la cena nella sala buffet; mia moglie non sta molto bene, soffre il mal di mare. Il tempo di una sigaretta, poi entriamo nella sala...La settimana mistica
"sabato-esterno-notte" E "sei libero no, adesso puoi fare quel cazzo che ti pare" me lo avranno ripetuto per un mese tutte le sere che mettevo il mio brutto muso fuori di casa. Prima ancora di salutarmi erano già pronti, "vi siete smollati? uao allora stasera si va a fighe" e già mi immaginavo con la sahariana, nascosto dietro un cespuglio pronto per l’agguato alla figa, noncurante del fatto che l’agguato lo avrei subito io. Mi ero...Lisa
Conobbi Lisa in un giorno di pioggia. Io avevo un ombrello marrone, che mi faceva sentire un po’ ridicolo. Lei camminava sotto un ombrellino rosa più stretto dei suoi fianchi e il cappotto lì le si bagnava. Stizzita guardava le pozzanghere e poi alzò gli occhi e s’accorse di me. Due occhi fermi in una testa ferma su di un corpo fermo. Mi voltai ma subito la cercai di nuovo con lo sguardo, ché già mi mancava. La sua coda si era allontanata ma io...Una parte di normalità
L’uomo aveva osservato il traffico di persone lungo il marciapiede, rimanendosene affacciato per un pò alla sua finestra. Non ci trovava niente di anomalo in quella giornata, anche se non sapeva spiegarsi a chi doveva servire quella normalità di cui spesso si parlava. Le auto si fermavano ad un semaforo poco distante, i pedoni attraversavano la strada, tutto pareva come sempre. Il colpo di stato dei militari, la settimana precedente, era fallito, e a parte qualche recrudescenza le cose nel...L'uomo che amava la neve
L’uomo che amava la neve L’uomo che amava la neve buttò le gambe fuori dal letto, di sotto la spessa trapunta imbottita. Il sole bucava le finestre proiettando giochi di luce at-traverso i vetri gelati. Sul cuscino, proprio dove aveva poggiato la testa, ardeva una chiazza più viva. L’uomo si stropicciò gli occhi, rabbrividì e si strofinò le braccia. La grande stufa di ghisa al centro della stanza pareva non meno gelata della tinozza nel pozzetto dell’acquaio e del...Il cammino
La campagna dormiva. Non si udiva nemmeno il suono delle cicale o il ronzare degli insetti in quel momento della giornata che i contadini chiamano “controra”. La controra, dalle mie parti, sono quelle ore che, nelle giornate estive, vanno dall’una alle cinque del pomeriggio, quando il sole picchia le sue martellate più violente e non vedi nessuno per il...Incontri notturni
Un uomo. La musica accompagna la strada lucida, i semafori vanno a tempo. La pioggia conta le battute e salta sul vetro. Di notte la città perde il nome, diventa un labirinto di viali e strade. Tutte uguali, in ogni città. Un giro di manopola, il volume si alza e copre i pensieri. Il piede diventa pesante lungo viali svuotati , gli alberi scappano di lato. C’è solo un urlo nella testa. Il dolore è un urlo. Gli addii urlano e si corre per scappare lontano e non...MILLE VOLTI SENZA VOLTO
La Genova che conosco è quella dai mille volti senza volto. Quella dei perché senza risposta, delle risposte senza perché. La città dei visi illuminati, dei mercanti di spezie, del porto, dei portuali, delle mani sporche, callose, che sanno di tabacco, che toccano in profondità le bocche aperte di giovani donne dal cuore spezzato. La città delle bocche che bevono latte, senza un padre in grado di consolare il pianto. Questa è la mia città,...Quando hanno abbattuto il ponte
Q u a n d o h a n n o a b b a t t u t o i l ponte… di Dario de Giacomo Dietro di sé il narratore ha uno specchio, che lo riflette nell’atto di scrivere. (Jack il ventriloquo) Quando hanno abbattuto il ponte io non c’ero. Al ritorno da un viaggio al suo posto ho trovato un buco riempito d’aria. Ma questo lo so perché l’ho sentito in treno, dicevano che avevano demolito il ponte della ferrovia, quello che divide via Oberdan in due. Mi chiedo dove passa il treno ora: mi...
