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Electricity) {VII parte} - di Rebecca

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 09/10/2008 alle ore 09:26:52

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

‘Non hai mangiato’ ‘Non ho fame’ ‘Non ti fa bene’ Non mi fai bene tu. Non mi fa bene star chiusa qui dentro. Non lo posso sopportare e tu dovresti saperlo. Lo sai e non lo capisci, ecco cosa.. Come potresti? Non lo hai mai provato sulla tua pelle, non sai cosa si provi quando il tuo unico orizzonte è un muro di mattoni o di paure, di bugie. Manca l’aria e annaspo, dentro. Statuina di sale composta e sorridente, questo è il mio muro adesso, fra noi due. Un vulcano apparentemente addormentato, che ribolle nel profondo. Dice che mi farebbe bene sputarti addosso la mia rabbia e la paura... Dice che dovrei urlare e battere i pugni e piangere fino a sfinirmi. C’è qualcosa, lo sento qui, a metà strada fra il cervello e il cuore - atrofizzato - fra ragione e sensazioni. Lo sento nello stomaco, dietro le palpebre, in fondo alla gola..Come faccio a mangiare... C’è qualcosa. Un enorme ammasso scuro e pesante. E c’è qualcos’altro che lo sospinge indietro, mi fa soffocare pur di farmelo ingoiare di nuovo. C’è che in qualche angolino lontano dentro di me covo la consapevolezza di quanto sarebbe devastante, un’esplosione (lo ricordo.. lo so. E’ successo. E di me son rimasti solo arti tenuti insieme da carne e ossa e muscoli), sto ancora cercando i pezzi, è per questo. Non succede come nei film in cui uno rivolta la propria esistenza, distrugge, rade al suolo, combatte e poi tutti felici e contenti. Questa è la vita, c’è sempre un poi, almeno finchè avrò la forza, c’è un dopo in cui so già che mi pentirei di una reazione non calcolata, studiata nei minimi dettagli e per qualche assurdo motivo mi ostino a sopravvivere in attesa di poter vivere. Accetto i compromessi per lui. Solo questo. Lui che non può sapere nè capire, non deve. Lui che mi chiede se è solo questo quello che voglio. Grottesco. Sul serio. A volte mi vien da ridere quando lo sento parlare. Non per lui. Per la situazione. Tu urli. Abbassa la voce, mi sto ascoltando. Non ti ascolto, no, come sempre. Non ti vedo, non esisti.. Non ti sento. Galleggio mollemente, appesa, da qualche parte molto distante da te, da questo posto. Tornerò quando avrai finito, sistemerò i lembi sgualciti senza fare domande, aggiungerò un altro mattone al muro. Un mattone fatto di odio, denso.