Discount - di Andrea Rossi
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 17/04/2006 alle ore 11:44:48
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Avevo deciso di passare qualche giorno a casa di amici, non so bene per quale motivo, mi ricordo solo che avevo accettato il loro invito.
Le calde giornate che segnalano la fine della primavera e l’inizio dell’estate passavano flemmaticamente, ci si alzava relativamente presto la mattina verso le 10, facevamo una colazione veloce poi ci buttavamo sul divano o sulla poltrona e si guardavano delle videocassette che andavano consegnate al videonoleggio qualche settimana prima oppure si ascoltava un buon cd di qualche etichetta indipendente. Verso l’una ci alzavamo dai divani sformati lasciando sul rivestimento di pelle un’inevitabile chiazza di sudore, a turno cucinavamo qualcosa di poco impegnativo come spaghetti in bianco, hamburger, il più delle volte comunque ci limitavamo a scongelare e riscaldare pietanze precotte che, nonostante l’aspetto fosse molto poco rassicurante, erano molto gustose. Il pomeriggio ci lasciavamo trascorrere distesi, uscendo qualche volta sul balcone per respirare un pò di aria fresca, le innumerevoli sigarette fumate dai padroni di casa creavano una densa cappa nebbiosa nella stanza, ogni tanto stappavamo qualche bottiglia di birra. Si continuava in questo modo finchè i crampi allo stomaco non ci consigliavano di mangiare qualcosa. La sera mangiavamo più che altro snack o cibi d’asporto che ci facevamo consegnare a domicilio e li gustavamo comodamente stando di fronte al televisore.
Andammo avanti con questo ritmo per 5 o 6 giorni.
Una sera mancavano i viveri in casa così fui incaricato, o meglio fui obbligato, ad andare presso il discount situato nelle vicinanze per comprare patatine, lasagne precotte, polli allo spiedo e qualcosa da bere. Scesi le scale e mi ritrovai in giardino. Era la prima volta dopo quasi una settimana che uscivo alla luce del sole, mi sentivo come un latitante sbucato dal suo bunker segreto o come un carcerato appena evaso. Mi avviai verso il negozio molto lentamente, mi piaceva sentire i raggi crepuscolari scaldarmi leggermente il viso e la brezza proveniente dal lago poco distante che filtrava normalmente attraverso le mie narici.
Ad ogni modo le porte automatiche del negozio si aprirono e subito iniziai a gironzolare attraverso gli scaffali e i banconi. Mi è sempre piaciuto fare la spesa, soprattutto nei market affollati, mi diverte guardare le scelte delle altre persone. Comunque, nel reparto gastronomia presi delle buste di prosciutto cotto preaffettato e una confezione di cannelloni precotti. Tirai fuori dallo scaldavivande una confezione con otto cosce di pollo che dall’aspetto sembravano croccanti e mi andai verso verso il banco frigo, quindi dovetti attraversare un lungo corridoio pieno di scaffali. Presi delle confezioni di patatine aromatizzate al formaggio, qualche dolce e una confezione di 5 litri di succo all’arancia per la colazione. Nel negozio, oltre a me, c’era un solo cliente, una vecchietta un pò rachitica, leggeva attentamente le etichette di tutti i prodotti e poi li risistemava esattamente come li aveva trovati sulla mensola metallica accompagnando ogni gesto con una smorfia di disgusto. La seguii per qualche minuto con lo sguardo, aveva in mano una confezione di semolino e sotto un braccio un litro di latte. Mi recai nel reparto alcolici e mi dovetti accontentare della birra "Raffo" unica etichetta presente in tutto il reparto. Feci mentalmente quattro calcoli, avevo soldi appena sufficienti per garantire la cena, e mi indirizzai verso la cassa.
Il proprietario del negozio era un uomo sulla cinquantina, sbrigava tutte le faccende all’interno del negozio. Disponeva i prodotti accuratamente sugli scaffali, faceva le pulizie prima della chiusura, faceva da cassiere, un factotum praticamente, si lamentava in continuazione per il carico di lavoro, ma quello era l’unico modo, diceva lui, per garantire un buon guadagno per lui e la famiglia. Da dietro la cassa teneva sotto controllo tutto il negozio grazie a degli specchi, simili a quelli presenti negli incroci delle strade, che aveva appeso tatticamente nei vari cantoni dell’edificio, diceva che le telecamere a circuito chiuso costavano troppo. La vecchina pagò e uscì salutando, io mi avvicinai al bancone per pagare quando vidi le porte aprirsi e lentamente penetrò un ragazzo sulla trentina con passo deciso, si diresse verso la cassa e si avvicinò al gestore:
"Dammi l’incasso"
"Bè ma veramente... vede...io"
MI nascosi dietro alcuni bancali, riuscivo a vedere tutto con la sicurezza di non essere scoperto.
"Dammi i fottuti soldi!"
"Guardi... è che... insomma..."
Il negoziante mi sembrava impacciato, farfugliava, divenne pallido e iniziò a tremare. Il rapinatore invece aveva un tono di voce energico, deciso, sembrava sicuro di se anche perchè intimava al venditore cosa fare senza minacciarlo con armi.
"Ho detto di darmi quei cazzo di soldi, mettili in questa cazzo di borsa!"
"Ma le ho detto che..." nel frattempo mise le mani sotto al bancone, le risollevò velocemente e "bang" un colpo, "bang" due colpi e poi altri tre colpi a bruciapelo.
"Porca puttana!" Esclamai.
Il cinquantenne depose la pistola sotto il banco corse verso il reparto "Utensili da cucina" prese un coltellaccio ancora incartato, lo estrasse dalla confezione coprendosi le mani con uno straccio di cotone in modo tale da non lasciare impronte digitali sul coltello, si diresse verso l’ex-rapinatore, fece in modo che le mani del cadavere toccassero il manico e la lama, poi riprese il coltello sempre avvolgendolo nello straccio e con gesto sicuro si procurò una ferita all’altezza del bicipite. Butto l’arma a terra nelle vicinanze del corpo estinto, si rimise dietro la cassa e iniziò a zampillare del sangue, riprese la pistola e la mise sul banco.
Io abbandonai sbalordito la mia postazione e mi diressi verso il bancone.
"Hai visto tutto vero?"
"Insomma..."
"E’ la terza volta questo mese..."
Allungai la mano porgendo i soldi della spesa.
"Sai tenere un segreto?" mi chiese.
"E’ che..."
Allungò una mano sotto il bancone quando riapparve impugnava una bottiglia di vino rosso.
"Spesa gratis, più questa in omaggio... 1998... ottima annata..."
Oltrepassai la porta scorrevole, mi avviai verso casa molto lentamente, mi piaceva sentire i raggi crepuscolari scaldarmi leggermente il viso e la brezza proveniente dal lago poco distante che filtrava normalmente attraverso le mie narici.
