Corro, penso - di Vincenzo Gatta
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 19/10/2008 alle ore 16:46:48
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Tutte le mattine ti mettevi le scarpette, quelle vecchie e un po’ rotte ma comodissime, scendevi dal palazzo e correvi senza meta. Correvi senza preoccuparti di andare in un qualche luogo preciso. Correvi e pensavi ad ogni genere di cosa possibile. Correvi e pensavi, come se il tuo cervello fosse collegato alle gambe, funzionavano insieme.
La tua vita è stata scandita dalle corse e dai sentimenti che ti hanno portato ovunque. Ogni volta che sentivi come una specie di forza in movimento, scendevi dal palazzo e ti mettevi a correre. L’amore di una ragazza, una delusione, una lite con un amico, ogni emozione che hai provato è stata seguita da una corsa. Una specie di riflessione, su quello che stavi provando, come se stessi rincorrendo il vero significato di quella sensazione.
Ora non puoi più correre, non perché tu abbia smesso di provare emozioni.
Come te, anche un altro uomo correva e pensava, solamente che lui era in macchina e tu a piedi. Colpito in pieno. Adesso non riesci a rincorrere più il significato delle emozioni, non riesci più ad esprimerle, senti ancora quella forza dentro, ma senti che stà scemando, più passa il tempo e più le corsette diventano un ricordo, la forza diminuisce e la paura prende il suo posto. Hai paura di non riuscire a provare una forte emozione, e soprattutto che non riuscire più ad esprimerla. Non riuscire a dire ti amo ad una ragazza, non poter dire al tuo amico ti voglio bene, rappresenterebbe per te la peggiore delle punizioni. Speri che la forza di provare qualcosa non ti abbandoni mai. Quella forza che prima ti faceva percorrere chilometri e chilometri, e che adesso è imprigionata, come una belva in catene, che si contorce nel tentativo di liberarsi. Una belva, che negli occhi, ha il riflesso di tutte le distese che deve ancora percorrere.
