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Col sole in faccia - di Carlo Garofalo

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 29/09/2006 alle ore 12:19:10

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Una finestra troppo fine per ammutolire i rumori della strada. Le urla di un gruppetto di ragazzine. Già, oggi è sabato, è il giorno in cui si diventa grandi. La chiave gira a fatica nella serratura che fa resistenza, come non si volesse aprire. Le mattonelle rosse. Il classico rosso delle mattonelle. Interrotte solo da quadratini bianchi, qua e là.
Batte il cuore seguendo il ritmo dei passi che si inseguono fino ad essere lì, col sole in faccia e mille pensieri in testa. Le gambe leggermente divaricate, tese, le mani che accendono una Ms mild e si vanno ad afferrare dietro la schiena. Gli occhi aggrottati per difendersi dai raggi di un sole bugiardo, smentito da una brezza fresca. Autunno.
Le foglie sugli alberi vivono i loro ultimi giorni e così dovremmo vivere noi, pronti a cadere da un momento all’altro.
L’isteria collettiva si è placata. Già, oggi è sabato, il giorno più sospirato e goduto, il giorno in cui i piccoli si sentono grandi e i grandi tornano bambini.
Dove sono gli amici? Abbracciati ad un amore, ad una troia, ad una droga, ad un ideale. Ma dove sono gli amici? Con la mente dove sono?
Forse dove sei tu, forse nel loro amore, nelle gambe di una troia, sotto scacco di una droga o drogati da un ideale. O magari impegnati in un divertimento virtuale.
Pensi.
Il freddo che non si fermava sulla pelle ma entrava nelle ossa. I guanti di pelle nera che difendono le mani dalle taglienti torture del freddo. Un cappotto pesante, gonfio, che ti faceva sembrare più forte di quello che sei. Un cappello di cotone provava a proteggere le tempie dal lancinante dolore del gelo che batte. I passi lenti ma pesanti di un ragazzo in terra straniera, che guarda il fumo che dalla sigaretta sale su accarezzandogli la mano e velocemente si lascia consumare dal vento. Tutto intorno il buio, poche case, una strada provinciale e qualche luce dietro le tende dietro le finestre.
Svolti l’angolo scorgendo una siepe. Sai che è lì ma non la vedi. Eccola. Una ragazza con un faccino dolcissimo, un cappotto nero molto elegante che gli arriva poco sopra le ginocchia e le gambe irrigidite dalla temperatura. Il sorriso di una ragazza a casa sua.
Quattro occhi che volevano incrociarsi da mesi e finalmente eccoli, a pochi centimetri di distanza. Quelle guance che volevano sfiorarsi ma non lo fanno. Chissà poi perchè.
Le risate imbarazzate di due ragazzi che giocano a fare gli adulti, che si trovano davanti un mondo più grande della loro infinita immaginazione.
Da quel momento un mese è passato in un attimo.
Poi una notte lunga un sogno e un’altra che ti porti dietro da un anno. Che non riesci a cancellare e che solo quella siepe, quegli occhi, quelle guance possono rimuovere. Ma quella siepe non esiste più, e si è portata via occhi e guance.
Ripensi agli errori da cretino, alla superficialità, alla pretesa di essere quello che non siamo e la voglia di attraversare l’oceano su di un canotto. O forse hai scambiato un laghetto per l’oceano e la tua nave per un canotto.
Dove sono gli amici? Dove dovresti essere tu?
Vuoi rivivere quei momenti o viverne di nuovi. Vuoi ma non puoi. Devi ma non riesci.
Ci pensi e ti fa male.
Non ci pensare più.
E poi un anno dopo.
Un mazzo di rose in bella mostra, un "non dovevi imbarazzato" e tu che ti fai forza, che non solo tu sei agitato. Belle parole, sguardi intensi, perché non te l’ho fatto capire prima? Ti frequenti con un altro, che potrebbe essere mio padre, ma non per questo può darti più di me. Non per questo ha spalle più robuste, ne’ palle più grosse. No, lui la morte non l’ha mai vista.
Mi lasci così, come nessuna era mai riuscita a fare. Una porta che si chiude con dolcezza, lasciando uno spiraglio. Era questo che cercavo. Se proprio deve finire male, che finisca almeno con stile. Il tuo stile.
Non sto a parlare di te, che sei riservata e così fantastica. Non sto a parlare di te, che anche se non posso sono troppo geloso.
Nessun’altro deve conoscerti come ti ho conosciuta io.
Se era vero amore ci ritroveremo qui. Ma lo so che non ci ritroveremo mai.
La cosa certa, però, è che dimenticarti sarà impossibile, grazie al cielo. E ti ringrazio perché hai sostituito con la tua splendida persona i rancori di una mocciosa. E la parte debole del mio cuore, ora, ha una marcia in più. Grazie a te.
E’ di nuovo sabato, e la gente mi fa schifo. Tutto mi fa schifo. E’ inutile fingere di stare bene.
Col sole in faccia non puoi mentire.