Amore Mate - magico - di Monika Murer
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 11/07/2009 alle ore 20:07:30
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La guardavo e capii che finalmente colei che stavo aspettando da tanto era arrivata…Talmente tanto da temere che il mio amico, l’Integrale Definito, mi avesse detto una bugia. Facile per lui! Lui così sicuro, con le sue limitazioni che lo proteggevano da questa situazione…Non sapeva cosa volesse dire sentirsi Indefinito, come lo ero io…prima di trovare lei: la mia Derivata.
Non capivo perché, fra tutte quelle che avevo incontrato, solo lei mi attirasse in quel modo mistico e sensuale: era una funzione apparentemente semplice, senza secondi gradi o altri grilli per la testa. Quel giorno, per esempio, si era semplicemente persa e mi aveva chiesto la strada.
Ehi! Scusa! Hai mica visto Lagrange da queste parti? Dovevamo incontrarci all’esercizio 156 di pagina 72…E’ questo, no? O ho sbagliato indirizzo?-
Così piccola! Così insicura! Così…Simile a me. No, non simile: lei era il mio corrispettivo, il mio duale. Se l’avessi lasciata andare, avrei sentito un vuoto dentro di me per tutta la vita: l’amavo! Era la mia compagna! Mai una Derivata mi era piaciuta tanto, con le piccole parentesi tutte rosse…Ma arrossiva? Perché arrossiva? Era in imbarazzo? Le piacevo?
Ehm…guarda, l’ho visto tre esercizi fa. Gli ho chiesto come stava e lui mi ha risposto: “Al solito, amico…A Lagrange!”-.
L’osservai per vedere l’effetto della mia sciocca battuta: il rossore le si allargò fino ad irrorare l’intera dolce D…e con la vocina flebile suonò una meravigliosa risata. Una risata sincera: si vedeva che non era una Derivata composta.
Piacere! Mi chiamo Derivata ex-.
Piacere…sono il tuo Integrale-.
Mi era uscito così, senza pensare: con lei sapevo di non aver bisogno di fingere, di farle credere di essere un Insieme di doti che non avevo o un Massimo Assoluto. La sentivo così affine a me: ecco cosa dovevano aver provato i miei amici prima di me. Loro avevano già trovato la loro metà, il loro diletto: c’era il mio vicino di casa, l’Integrale X che aveva trovato l’amore nella Derivata ½ x2, il mio miglior amico, Coseno di X, si era messa da poco con la bellissima Seno di X…ma io? Io che rimanevo sempre uguale, che non cambiavo mai per nessuna Derivata al mondo? Credevo di essere destinato ad una vita solitaria…Ma lei era come me, eravamo due parti della stessa Operazione.
Da quel giorno sempre insieme: io la iniziavo al mondo dell’elettronica, della fisica, lei mi declamava le poesie e i miti del mondo classico...Il suo professore di lettere al liceo, il signor Endecasillabo, era stato pure il suo mentore, e certi versi, mi spiegava, grazie alla sua passione per l’insegnamento, le si erano impressi nel cuore e non li aveva più scordati.
Eravamo assieme anche quell’orribile giorno in cui il mio amico, Coseno, tentò di buttarsi giù dal vertice di una Parabola. Ricordo ancora la massa di Funzioni che lo aveva accerchiato, avida di morbosa curiosità: a stento riuscimmo a farci largo, a raggiungerlo assieme ad un gruppo d’infermieri della Calcolatrice rossa, che aiutavano sempre a far rinvenire i conti.
Sul letto d’ospedale, quando si fu ripreso, ci spiegò i motivi del suo insano gesto: la sua Derivata, “la mia unica ragione di vivere”, Seno di X, era stata risolta. Non c’era più.
Io guardai ex e le strinsi forte la mano: sapevo che un giorno qualcuno avrebbe provato a risolvere pure lei, ma non me l’avrebbero portata via. No, fra me e lei c’era qualcosa che andava oltre ogni limite, anche quello che tende a infinito: lei ed io ci possedevamo l’un l’altra, esisteva fra noi un legame troppo saldo per essere rotto, come se lei mi avesse racchiuso per sempre nelle sue parentesi, divenute porte per un altro mondo…Un mondo in cui nessuno si divertiva a dividere due amanti, e tanto meno a sottrarli. Chi avrebbe mai pensato che assieme ci saremmo elevati ad un sommo grado?
Le strinsi più forte la mano: - Ti amo.
E da quella sera, su un ramo di Iperbole Equilatera, ancora rimangono scolpite le parole che allora incisi per lei: « ∫ex dx = ex = D(ex) ».
