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All'alba del centesimo giorno - di Vincenzo Gatta

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 20/03/2010 alle ore 19:42:10

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

“Ma cosa ci fa quel matto lì impalato da giorni?” chiese un’anziana signora al fruttivendolo, indicando la figura di un uomo, immobile, con lo sguardo puntato verso una finestra del palazzo reale. “Quello lì era uno dei soldati della guardia reale, stà lì perché si è innamorato della principessa.” disse il commerciante, abbassando il tono di voce, quasi ad un sussurro. “E spera di fare innamorare la principessa, stando fermo come uno stoccafisso?” rispose la vecchia, che non abbasso il suo tono di voce, un pò per la mancanza d’udito, un pò per menefreghismo. “No. Sta’ lì perché ha promesso alla principessa di aspettarla per 100 giorni, sotto la sua finestra. Se lei lo vorrà, gli basterà aprire le ante della finestra. Altrimenti, al tramonto del centesimo giorno lui sparirà per sempre.” Concluse il fruttivendolo afferrando delle mele e mettendole nel cestino dell’anziana signora.


<<GUARDAMI, GUARDAMIII>> urlò il soldato <<guardami sono sotto la pioggia, bagnato dalle mie lacrime e tremante per la mancanza del tuo corpo. Ma tu, non te n’accorgerai mai, darai per sempre la colpa al cielo.>> Ma non riuscì a trovare la forza per pronunciare queste parole. Scappò barcollando sulle gambe che non lo reggevano quasi più, mentre alle sue spalle la finestra della principessa si apriva, per permettergli di capire la causa di quel rumore così molesto.