301 - di Iago
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 13/09/2006 alle ore 17:42:09
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Un’altra vacanza è terminata. Visi, sguardi e profumi di terre diverse incastonati nei ricordi. Forse gli abitanti di questi posti non si rendono conto del paradiso in cui vivono; o forse ognuno reputa "paradiso" qualsiasi luogo distante almeno duecento chilometri da casa sua.
Mi trovo sulla poppa di un traghetto. Abbiamo appena terminato la cena nella sala buffet; mia moglie non sta molto bene, soffre il mal di mare. Il tempo di una sigaretta, poi entriamo nella sala poltrone. Parliamo un po’ di noi. E’ da tempo che non facevamo un bel viaggio insieme. E’ buffo osservare come il tempo invecchia la nostra pelle mentre noi dedichiamo sempre poco tempo alle persone che più ci amano. Ci illudiamo di avere sempre altre occasioni. Siamo troppo immaturi per saperci vivere.
Lei sta già dormendo; io non ho ancora permesso al sonno di accarezzarmi e decido allora di portare a spasso la mia irrequietezza.
Salgo ancora di una rampa per accedere sul ponte. Un uomo sulla cinquantina, seduto, tiene al guinzaglio un bell’esemplare di pastore tedesco. Mi avvicino con fare calmo, per evitare di innervosire l’animale e chiedo: "E’ un maschio vero?" E lui, "si, ha otto anni. Lo porto con me ovunque vado. I miei amici dicono che il guinzaglio ormai è un prolungamento naturale del mio braccio. Questo è il settimo viaggio che facciamo insieme." "E’ bello", aggiungo, "io ne ho tre. L’ultimo è un trovatello." Lui mi interrompe subito: "Non li ha mica lasciati in una di quelle case per cani, vero?"
"No, no; c’è mio fratello con loro. Quando parto mi fa sempre la cortesia di accudirli."
"Ah, bene, bene, bravi.", mi fa lui compiaciuto. Poi mi saluta per scendere al bar ed io resto in compagnia del rumore del vento, pensando piacevolmente ai miei cani.
Dall’inizio del viaggio, una domanda bussa spesso alla fragile porta della mia mente... dov’è il capitano della nave?" Fin da piccolo mi ha sempre affascinato questa figura. Me lo immaginavo con quella sua barba bianca, la pelle segnata dalle tante traversate e l’immancabile pipa; il fatto curioso è che non ne ho ancora visto uno dal vivo. Scruto tra i membri dell’equipaggio, ma del probabile capitano nemmeno l’ombra. Mi rassegno ormai all’idea di non vederlo, quando alle mie spalle sento un rude, "giovanotto, mi raccomando con quel chewingum. Non lo getti in mare." Io un po’ infastidito rispondo, "può stare tranquillo. So come ci si comporta, sia in mare che sulla terra. Non è mio costume inquinare." Lui, con fare deciso aggiunge, "sarà, ma è meglio rimarcare certe cose ogni tanto."
Io lo fisso senza replicare. Lui mi fa un cenno di saluto con il capo e sguscia via. Al di là del fastidio iniziale, mi rallegrai di aver incontrato un tipo così zelante e rispettoso dell’ambiente in cui si muove. Direi un vero uomo di mare.
E’ tardi, ma non riesco a prendere sonno. Scendo dal ponte e mi dirigo verso prua costeggiando la ringhiera di destra. Prendo una pausa e getto una pigra occhiata verso il basso, sullo sfondo scuro, interrotto caoticamente dallo spumeggiare bianco della superficie del mare. Mi sporgo per vedere meglio il contrasto e alle mie spalle una voce di donna fa: "vuoi suicidarti eh?"
"No", rispondo tiepidamente, "il procedere della nave mi concilia la riflessione."
"Ah, interessante", prosegue ironicamente lei, "e a quale conclusione sei arrivato?"
"Al fatto che sono cresciuto.", proseguo, io.
"Quindi se ti chiedo di bere qualcosa con me giù al bar, non ci sarà rischio che tu chieda permesso a tua moglie?"
"Come sai che sono sposato? Non porto neanche la fede."
"Ti ho visto prima sul ponte con lei, ho un notevole intuito per certe cose. E’ dall’inizio del viaggio che ti ho notato; sei un bel tipo, a prima vista. Volevo solo avere un pò di tempo per verificarlo. Bada che non sono una di quelle donne che si butta tra le coperte del primo che capita. Sono single per scelta, a volte do retta al mio istinto, altre volte no." Io incuriosito le chiedo: "Ed il tuo istinto dice che con me potresti passare dei bei momenti?"
"Più o meno", continua lei. Mentre discorro, non posso evitare di guardarla negli occhi, così sicuri e sinceri ed allo stesso tempo privi di luce; come di chi ha scoperto a caro prezzo che le cose belle durano poco. Con decisione lei interrompe la mia riflessione, "hai mai tradito tua moglie?"
"No", rispondo.
"E non hai mai neanche pensato di tradirla?"
"Si certo."
"Vedi", fa lei, "è una vostra costante. Non avete il coraggio, perchè di sicuro le occasioni non vi mancano." Proseguo sulla sua linea, la discussione mi stimola, "non è una questione di coraggio, ma solo di scelta. Io sono un’infedele per natura, consacrato alla fedeltà."
"Ma che dici!" sopravanza lei, "tu pensi di tradirla e poi scegli di starle accanto amandola? E’ paradossale!"
"No", faccio io, con lo sguardo rivolto alla costellazione dell’Orsa maggiore "pensare di uccidere non è come uccidere sul serio. Avere molte donne potrebbe non essere un problema per me. È difficile oggi rimanere fedeli, specialmente in una società deformata come la nostra che ci porta ad essere sempre più insoddisfatti di ciò che abbiamo, ma solo un idiota rischierebbe di perdere la donna che ama per una pazza notte di sesso. Lei con fare sicuro continua, "come può una sola notte intaccare la vostra unione? Rimane un discorso esterno alla coppia, una parentesi che si apre e si chiude nel breve volgere di una notte. Io ti interesso lo vedo. Pensi forse che l’indomani guarderai tua moglie con occhi diversi? O che di colpo smetterai di amarla? Se è il vero amore che vi unisce, niente vi dividerà.".
Abbasso lo sguardo sul rossore dei suoi capelli per dirle, "cambierebbe il modo con cui io mi guardo, il mondo è pieno di uomini di cartapesta...parolieri disillusi che non hanno ideali da salvare, né scelte da difendere. È vero tu mi attrai, ma io terrò fede alla mia scelta; e non lo faccio per abitudine o per timore di non trovare di meglio."
Questa mia affermazione la lascia interdetta, poi con molta dolcezza, dopo aver fatto un passo verso di me, fa: "ma l’ami davvero... allora?" "Si" proseguo, "ma non più con quel primo amore che incendiava l’aria. Il tempo stempera quei comportamenti ma cede il passo all’unione vera; ed è proprio mantenendo in equilibrio tale intesa che io do forma e vita a quella scelta."
Lei con composta tristezza aggiunge, "anche io ho provato, ma è andata male. Forse perchè ho avuto paura che un legame a lungo termine mi avrebbe condotto in una gabbia, e quindi...."
"te ne sei creata un’altra", l’aiuto a finire la frase. Segue un’ambigua pausa, ci fissiamo per qualche istante. Siamo molto vicini, doso il tono della voce per dirle, "la libertà esiste solo per gli animali, per loro essa non è altro che vivere seguendo sensazioni, percezioni; noi siamo esseri pensanti, elaboriamo e agiamo di conseguenza. Crediamo di volare liberi e sciolti da ogni legame con gli schemi societari. Ormai siamo tutti alla ricerca dell’anticonformismo, sicuri di spiazzare o sconcertare il prossimo con comportamenti squadrati ed invece entriamo solo in una voliera più grande; è per questo che non saremo mai felici. Questo la vita mi ha insegnato, fino ad ora." Lei abbassa lo sguardo e bisbiglia "si chiama vita tutto ciò che separa una cosa stupenda da un’altra."
"Vedi" faccio io "la pensiamo quasi allo stesso modo." Lei mi passa una mano sulla guancia e prima di andare via, con pacatezza mi dice, "queste sono le chiavi della mia cabina, la 301. Non chiuderò a chiave subito. Attenderò una mezz’ora, a te la scelta."
Il viaggio è quasi giunto alla fine, manca poco all’attracco. Passeggeri ed equipaggio di bordo, sono tutti pronti. Io e mia moglie ci troviamo di nuovo sulla poppa; alzo lo sguardo e vedo il capitano. Ci fissiamo per qualche istante, prendo dalla bocca il mio chewingum e faccio come per gettarlo in acqua. Lui si scompone per un attimo, ma poi si calma subito quando, con piacevole constatazione, mi vede prendere un pezzo di carta, metterci dentro il chewingum e riporre il tutto nella mia tasca. Esattamente come lo immaginavo da piccolo. Pipa, uniforme e barba bianca.
Certe persone sono nate e cresciute solo per incarnare determinate figure...come il buon capitano e come quella "strana" donna.
A proposito... non sono andato nella sua cabina; io la mia scelta l’ho già fatta. Di lei mi rimane solo un numero e... le sue paure.
