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Travel Tape - di Annalisa Consolo

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 16/02/2006 alle ore 15:34:42

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Le succedeva a volte, in circostanze particolari, di pensare a cosa avrebbe detto, o fatto, sua madre se fosse stata ancora viva.
Tornando a casa, Jamie si rese conto che era una di quelle volte. Pensò che le sarebbe piaciuto, davvero, poterle raccontare dei preparativi del viaggio, dei continui battibecchi tra Tess ed Alex, del pigiama verde di Tess. Piccole cose, a pensarci bene, ma col passare del tempo, Jamie si era accorta di vivere proprio di quelle piccole cose, che in fondo l’aiutavano ad andare avanti, e ad alzarsi dal letto la mattina.
Dopo l’incidente che le aveva portato via sua madre, e con lei il mondo di sicurezza e protezione in cui era vissuta fino ad allora, Jamie aveva deciso di trasferirsi a Manhattan, lasciando nell’elegante casa di Brooklyn il padre e il fratello maggiore.
Era consapevole di essersi comportata egoisticamente, ma al tempo stesso sapeva che non avrebbe potuto resistere a lungo in quella casa, così impregnata di sua madre. Tre anni prima dunque, aveva attraversato il ponte, decisa a riprendere le redini della sua vita, che in quell’ultimo periodo era stata posacenere colmi di sigarette e intere giornate passate a dormire.
Non aveva smesso di fumare, ma aveva lentamente ricominciato a vivere, questo avrebbe tanto voluto dirglielo.
Aveva ripreso a frequentare l’università, si era fatta nuovi amici, e aveva conosciuto Alex e Tess. La loro amicizia l’aveva travolta come un fiume in piena, e con pazienza, con la delicatezza che solo chi sa davvero voler bene riesce ad avere, le due ragazze erano riuscite a farsi strada dentro di lei, e a caricarsi un po’ di quel dolore che si portava nel cuore.
Tess e Alex avevano col tempo imparato a riconoscere due stati d’animo fondamentali dell’amica. Quello dominante, era una sorta di inconsapevolezza, un velo di incoscienza che Jamie aveva calato su di sé, e che l’aiutava a proteggersi da quanto era accaduto, permettendole di vivere senza che avvertisse pienamente la mancanza della madre.
Quel particolare momento della sua vita, tutti ricordi legati a quel periodo, e agli anni precedenti l’incidente, erano relegati in un angolo della sua anima. Jamie sapeva che erano lì, e che ci sarebbero sempre stati, questo riusciva a percepirlo nonostante l’ombra che aveva lasciato cadere su quei momenti. Solo, non voleva lasciare loro spazio, non voleva che la travolgessero a tal punto da non riuscire più ad andare avanti. Alex e Tess, avevano raggiunto il tacito accordo di non chiederle nulla, quando si trovava in quello stato d’animo. Sapevano che prima o poi Jamie sarebbe arrivata all’accettazione e alla piena consapevolezza di quanto era successo, erano decise ad aiutarla a raggiungere una serenità piena e reale -, ma per il momento non volevano far emergere da quell’angolo niente che l’amica non fosse ancora in grado di comprendere fino in fondo.
Poteva succedere però, che tutto il peso della perdita le piombasse addosso senza motivo, improvvisamente e senza lasciarle scampo. Poteva succedere che quegli istanti, quei ricordi confinati da qualche parte dentro di lei, si dilatassero, si accrescessero ancora, ancora e ancora, fino a scoppiare, come un’innocua bolla di sapone, così da sommergere ogni parte di lei, filtrando ovunque trovassero spazio. Bastava un niente. Una fotografia guardata per caso, un attimo di troppo per pensare, il silenzio troppo spesso di una stanza. Un niente, e veniva sopraffatta da quel buco nero di malinconia e tristezza.
Era a quel punto che Tess e Alex domandavano.
Perché ad avercele davanti le cose si comprendono meglio di quando ti si insinuano dovunque lasciandoti senza fiato.
Così, domanda dopo domanda, senza fretta, con tutta la leggerezza e il calore possibile, l’aiutavano a mettere ordine, a ricondurre la piena di dolore e nostalgia entro gli argini della comprensione.
Poteva capitare che fosse Jamie stessa a parlare, senza bisogno di domande, ma non succedeva spesso. Quello che la colpiva ogni volta, era il non essere mai sola in quei momenti. Come una sorta di preveggenza, una delle due ragazze se non addirittura entrambe, riusciva ad essere sempre presente. Jamie si stupiva sempre di quanto rapidamente fossero arrivate a capirla così in profondità.
Guardandosi attorno, si accorse di aver oltrepassato casa sua senza rendersene conto.
"Accidenti..." tornò indietro, sperando di non essere andata troppo avanti. Hell’s Kitchen non era mai stato un bel quartiere. Suo padre aveva insistito perché andasse a vivere in una zona più tranquilla, in fondo le finanze familiari lo consentivano, ma Jamie aveva preferito provvedere lei stessa all’affitto, e quelle quattro stanze al secondo piano erano quanto poteva permettersi. Certo, erano ben diverse dalla casa a Brooklyn, ma lì non le era mai mancato niente.
"Eccola, finalmente!" accelerò il passo e si trovò ben presto di fronte al piccolo cancello che divideva l’ancor più piccolo giardino davanti casa dalla strada. Lo oltrepassò, prendendo mentalmente nota del fatto che prima di partire avrebbe dovuto oliarne i cardini. Ogni volta, infatti, che si apriva o chiudeva, quel cancello faceva un rumore tremendo.
Guardò l’orologio, erano le sei passate. Salendo le scale, fece bene attenzione a non fare rumore. Non voleva attirare l’attenzione della proprietaria del palazzo, la signora Cespenar, una settantatreenne che, nonostante annunciasse, almeno una volta al mese, di essere stata colpita da una terribile malattia, godeva ancora di un’ottima salute. Fra le altre cose, era anche dotata di una spiccata moralità, secondo la quale si sentiva in dovere, ogni volta che lo riteneva necessario, cosa che succedeva assai frequentemente, aveva notato Jamie, di farle la paternale; perché non si era mai vista, diceva, una ragazza della sua età andare a vivere da sola, senza nessuno che la controllasse, e tornare spesso a notte inoltrata, e in un quartiere come quello poi! Da parte sua, Jamie era convinta che per una che andava a dormire alle sette e mezzo di sera, le undici dovevano necessariamente sembrare "notte inoltrata", ma era sempre riuscita a trattenersi dal manifestare il suo pensiero. Tre giorni prima, aveva fatto il grandissimo errore di parlare alla signora Cespenar del viaggio, la quale aveva colto l’occasione per un’altra tiritera sull’eccessiva libertà che si concedeva ultimamente ai giovani, aveva poi sproloquiato per dieci lunghi minuti sul fatto che, ai suoi tempi, non si sarebbe mai sognata di fare una cosa simile, e che se fosse stata i loro genitori le avrebbe chiuse in casa per molto, molto tempo. Aveva infine concluso con "Un viaggio in macchina attraverso gli Stati Uniti! Chi credete di essere, Thelma e Louise?!"
"Veramente signora, loro erano in due, noi invece siamo in tre. Ma potremmo benissimo essere le Charlie’s Angels!!" aveva replicato Jamie molto seriamente. La risposta della signora Cespenar era stata coperta dallo sbattere della sua porta di casa. La ragazza aveva soffocato a stento una risata ed era salita al suo appartamento.
Durante i giorni successivi era riuscita ad evitarla, e assolutamente non voleva rompere il periodo di tregua, perciò entrò in camera sua evitando accuratamente di far rumore mentre richiudeva la porta.
Finalmente. Era in territorio amico.
Tirò le chiavi sul tavolo e andò a controllare se c’erano messaggi sulla segreteria telefonica.
Nonostante l’edificio fosse vecchio e malandato,
Jamie aveva cercato di rendere le sue quattro stanze il più confortevoli possibile. L’appartamento consisteva in una camera da letto, che in realtà sembrava più un corridoio che una stanza, un bagno, le cui mattonelle blu le davano ogni volta l’impressione di entrare in un acquario, una cucina, il cui tavolo in legno occupava gran parte dello spazio, per andare dal frigorifero alla lavastoviglie ci si doveva adoperare in una serie di complicate contorsioni, e un salottino che, una volta trasferitasi, aveva provveduto a liberare da un divano color senape e più pieno di buchi di una groviera. Al suo posto, nel salotto troneggiava un comodo sofà dalla rivestitura floreale, e due simpatici puff, sistemati intorno ad un tavolino in stile giapponese. L’arredamento era bizzarro, lo sapeva. Ma aveva scelto quei mobili uno per uno, da sola, e nonostante il risultato fosse una mescolanza di generi, ogni volta che entrava in quella stanza provava molta soddisfazione.
Sulla segreteria c’erano due messaggi. Si accese una sigaretta e si mise in ascolto. Il primo era di Tess. "Jam, sono io, Tess! Senti, che ne dici se giovedì ti passo a prendere e andiamo da Alex insieme? E’ inutile spostarci con due macchine! Sarò da te per le dieci e mezzo, d’accordo? Ho già detto ad Alex che saremo sotto casa sua verso le undici. A giovedì allora! Jamie, non vedo l’ora...Ciao ciao!"
Si accorse di sapere di chi fosse il secondo messaggio prima ancora di ascoltarlo.
"Jamie, sono tuo padre! Possibile che non riesco mai a trovarti a casa?!
Io e tuo fratello stavamo pensando che potresti venire a passare il weekend qui. E’ tanto che non stiamo un po’ insieme tutti e tre. Ci piacerebbe rivederti. Mi piacerebbe rivederti...In ogni caso, la tua camera è sempre pronta. Pensaci, va bene? Ah, dovrebbe arrivare da te un pony express, ti ho mandato un po’ di soldi. So che sai cavartela, ma mi fa piacere darti una mano...Tuo fratello ti manda un bacione! Spero di vederti presto, buona giornata tesoro."
Jamie ascoltò nuovamente il messaggio
Si sedette sul divano, mentre la voce del padre ripeteva una seconda volta che gli avrebbe fatto piacere averla di nuovo a casa.
"Sto partendo, papà..." pensò spegnendo la sigaretta. Non aveva voglia di parlare con suo padre quel giorno.
Si spostò in cucina e cominciò a preparare la cena.
Verso le nove e mezzo, arrivò il pony con i soldi del padre. Jamie aprì la busta, nella quale c’erano circa centocinquanta dollari. In circostanze normali, li avrebbe rispediti indietro, ma dal momento che due giorni dopo sarebbe dovuta partire per "non so dove e non so per quanto" come era solita dire Alex, Jamie decise che quei soldi in fondo le avrebbero fatto comodo. Se non altro, le avrebbero reso le cose più facili almeno per la prima settimana.
Andò in camera per sistemarli in valigia, ma attraversando il salotto si fermò pensierosa a guardare il telefono sul tavolino. Decise che forse una telefonata avrebbe anche potuto farla, se non altro per ringraziarlo, almeno stavolta, e magari per parlargli anche del viaggio, visto che non lo aveva ancora fatto.
Prese la cornetta e compose il numero.
"Papà, sono io...Jamie..."