Strani giorni - di Luca Adami
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 08/07/2007 alle ore 01:15:20
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sempre in questo cazzo di monolocale, sempre, non ricordo che giorno era, per come ero ridotto non ricordavo nemmeno chi ero io... era la quarta volta che V. mi apriva le gambe, e io la prendevo, o lei me la dava, dipende dai punti di vista... avevo tutta la passione del mondo ma non ero innamora-to, solo una buona sana voglia di sesso... per entrambi, siffrediana direi... avevo già sperimentato i travagli dell’innamorato, e mi ero deciso di non ricaderci, non subito almeno... è da coglioni, no? quindi, appunto, passavo il tempo cercando di studiare per gli esami e scopando V., davvero una brava ragazza, non eccezionale, ma in tempo di carestia... lei aveva una specie di fissa, di tenere nascosto tutto, o meglio di volerlo fare, ma è difficile riuscirci con me... con ogni uomo, credo... qualche parola scappa, anche perché non c’è motivo di raccontare una balla ad un amico che ti chiede se hai scopato... eppoi lei cercava di nascondere se stessa, ancora una volta invano...
“bambina,” le ho detto una volta “come pretendi di nasconderti da me, che le persone le creo?”
ed era vero, in quel periodo scrivevo poesie a gogò, chili e chili di versi come malta che si spiana-vano ordinati dietro file intere di titoli buoni...
e comunque, dicevo, era la quarta volta che la prendevo, o che lei me la dava, ed eravamo distesi sul letto sfiniti... c’è da dire che l’esperienza del sesso con la marijuana è davvero una cosa mai vista, ti pare di entrarci tutto in quell’angolino caldo! era passata qualche ora da quando V. aveva suonato al campanello, sapevo già come sarebbe finita prima che entrasse ma le donne devi farci credere che l’iniziativa è loro... così poi ci scherzano sopra e tu puoi ricominciare tutto daccapo, stavolta d’iniziativa tua... e se magari in questo piccolo intermezzo ci passa anche una cannetta, beh la se-conda scopata sarà valsa come gli ultimi tre anni o quattro... e così via finché regge, lei o l’uccello...
“dio santo, sono stremata!”
“io pure... ordiniamo una pizza?”
“sì, una pizza! prosciutto e funghi!”
telefonai alla pizzeria d’asporto, una prosciutto e funghi e due birre... quando hai pochi soldi devi cercare di stare all’occhio con le spese, se no magari ti capita di avere troppe robe da mangiare e niente da berci dietro... io perciò me ne stavo attento, lei poi sarebbe tornata a casa sua a mangiare ancora, a me bastava la pizza...
poi abbiamo cominciato a parlare, nell’attesa... ecco, io in realtà sono una persona molto dolce, non di quelli che appena scopato accendono una Marlboro e si mettono alla finestra, non sono Mickey Rourke e certamente Kim Basinger non verrà da me a chiedermi di scopare... quindi la cosa più sensata è restarsene ancora distesi mentre lei ha la testa appoggiata sul mio petto e accarezzare, tutto si spiega con l’accarezzare... anche nel kamasutra sta scritto che il rapporto non finisce con uno schizzo, ma è completo fino in fondo... gran bel libro il kamasutra, ricordo che mi aveva preso bene dall’inizio alla fine... e quindi io e V. stavamo nel letto ad accarezzarci, poi chiamò mia madre al telefonino, voleva sapere come me la passo e io le dissi che andava tutto bene mentre V. se la ride-va... alle donne piace quando un uomo parla con sua madre, penso che le faccia ridere il fatto che si stanno sostituendo a lei o qualcosa del genere... le donne possono essere molto subdole... ma han-no anche molti lati piacevoli, per questo noi maschi non ci badiamo troppo... alla fin fine conviene a tutti, no? tornai nel letto a fare qualche discorso senza importanza, quando finalmente arrivò la pizza...
mangiare è come fare sesso... se hai fame, c’è poco da fare, specie se la fame è chimica... una piz-za risolve tutti questi problemi, e anche molti altri... adoro la pizza dopo il sesso! anche V. adorava la pizza, prosciutto e funghi per lei era il massimo... a me non importava molto cosa ci fosse sopra, ogni volta cambiavo apposta le combinazioni per variare... mi rompe all’infinito la monotonia... chi prende sempre tonno e cipolle, o marinara, chi le solite pizze già fatte, senza fantasia... ci vuole fantasia, signori! in tutto, nel sesso, nella pizza e nella vita! fantasia, fantasia! non mi stancherò mai di dirlo... la prosciutto e funghi se ne andava veloce come un treno verso lo stomaco, che pareva stupirsi di ricevere solidi, poi gli arrivò la birra e tutto gli fu più chiaro...
“minchia, però è buona sta pizza!”
“davvero! anche se io ci avrei messo pure dei carciofini e il salame...”
“eh-cheppalle!, tu vuoi sempre di più di tutto!”, le piaceva stuzzicarmi...
“non te l’ho appena dimostrato, zoccola?”, anche a me piaceva stuzzicarla...
mi beccai uno schiaffetto sulla guancia per quella battuta, poi lei si coprì la bocca e mi chiese scu-sa... lo sapeva, non mi piace essere toccato in faccia a meno che non stia facendo del sesso... ad ognuno le sue pecche, no? e comunque non ci badai in quel momento perché mi era appena arrivato un messaggio al telefonino...
“chi è?”, domandò V. in un misto di curiosità e futile malizia...
“una mia ex, più tardi passa di qua...”, risposi... ed era vero...
“la conosco?”
“non credo, ma se vuoi puoi restare...”, la invitai falsamente...
“no, no meglio che me ne vado a casa...”
è un giochetto semplicissimo da fare, ve lo spiego... se voi volete che la donna con cui scopate se ne vada ci sono ben pochi modi, o la riducete ad uno straccio, o la buttate fuori a calci in culo con la scusa di dover studiare, oppure la invitate a restare con un tono di completa indifferenza... in ognu-no di questi casi lei se ne andrà, ma il primo modo è faticoso, il secondo difficilmente vi permetterà di rivederla, ed è per questo che il terzo è quello che preferisco... tono di completa indifferenza, i suoi programmi non influenzeranno minimamente i vostri qualunque essi siano, non fate sorrisetti né strizzate d’occhio, non insinuatele il dubbio che in realtà volete fare una cosetta a tre... niente di tutto questo, solo freddo glaciale che in una frase ricopre la stanza, allorché lei si sentirà in più, for-se un po’ inutile, e accetterà di tornarsene a casa sua, dove in compagnia delle coinquiline potrà be-are gli occhi davanti ad un Gabriel Garko, o un Di Caprio qualunque in tivù...
“ok, magari ci vediamo domani allora...”, dissi carezzandole un braccio...
il colpo da maestro, la ciliegina sulla torta, le porte dell’eden quando sai che prima o poi si apriran-no di nuovo! a questo punto, con questa frase, mi ero assicurato del sano sesso per almeno altri sette giorni... in fin dei conti mi dispiaceva un po’ di mandarla via, ma avevo una strana sensazione su I., la mia ex... era quasi un anno che non la sentivo più, una brutta storia quella, sessualmente parlan-do... era stata la mia prima cilecca, che volete... forse l’emozione, forse lei non era abbastanza at-traente, forse il mio corpo non era pronto, forse forse... è inutile spiegarselo, capita la cilecca... l’unica è mandarla affanculo e provare di nuovo... solo che questa I. dopo quella cilecca, che fra l’altro era la prima volta che l’avrei fatto con lei, dopo non l’ho più vista... o meglio, lei era tornata al suo paese per qualche giorno, io nel frattempo avevo conosciuto un’altra e ci ero pure andato a letto... non sono uno a cui piace fare le corna, così ho aspettato che tornasse e gliel’ho detto... an-che perché dell’altra ragazza ero davvero innamorato, e badate bene che è difficile per un uomo dire innamorato... otto mesi circa, era durata con quell’altra... ma è un’altra storia...
ebbene, questa I. mi aveva chiesto se poteva passare, voleva vedermi... quando una donna ti dice “voglio vederti”, un uomo pensa solo che ha voglia di cazzo... e, novanta su cento, la imbrocca... perciò avevo questo dubbio, anzi, ci speravo così mi sarei preso una bella rivincita! non capita spes-so di avere una seconda occasione, no? per qualche strano motivo, io avevo avuto questa fortuna e diavolo non l’avrei lasciata andare senza prima essermela scopata!
aspettai, quindi, che V. finisse un trancio di pizza, poi la salutai... voglio davvero bene a quella donna, ha i suoi piccoli difetti ma che diamine! nessuno è perfetto, ed io non sono uno che va a cer-care il pelo nell’uovo... tranne se sono innamorato, per questo cerco di non farlo... divento morbo-so, quasi paranoico se la ragazza mi prende bene... molto meglio starsene tranquilli, molto meglio una sega ogni tanto che una donna fissa per casa a cui voler bene... V. era simpatica, le piaceva scherzare, un tipo allegro con le solite piccole fisime della pancia, dei peli superflui, delle cosce grosse e via dicendo... e, per mia fortuna, si rendeva anche conto che non mi sarei mai innamorato di lei...
dopo che V. fu fuori casa preparai un personal per il mattino seguente ed una canna d’erba norma-le... di lì a poco I. arrivò, mi pareva uno scambio di veline... via la bionda, entri la mora! certo, ve-line del popolo con forse qualche chiletto di troppo ed i sederi un po’ abbondanti, ma checcazzo! non sto certo a scegliermele! non sto mica al supermercato!
entrò I. con i suoi capelli neri ed il suo naso pronunciato... una bella persona, pure lei... totalmente diversa da V., lei scriveva come me, racconti belli fra l’altro, alcuni un po’ malati forse ma con sti-le... un suo grande pregio è che sapeva stare zitta... in silenzio, a non far nulla, guardare e basta... toccare poco e solo nei punti giusti... parlo di dopo il sesso, perché durante non era bello vederla immobile nel letto, solo qualche smorfia di tanto in tanto... una tipa un po’ fredda che non aiutava per niente la mia venuta, già ero stanco...
appena entrata cominciammo qualche discorso insensato, “sì, sì le foto le ho scattate io... ti piac-ciono?”, “oh, ho scritto un nuovo racconto!”, “che hai fatto in questo ultimo anno?” e altre menate del genere, mentre ci passavamo la canna guardandoci negli occhi... era più difficile entrare nella testa di I., anche lei creava persone sulla carta e sapeva come giocarsela... anche il fatto che poi non si muovesse più di tanto secondo me era studiato, ricordava bene della cilecca e voleva vedere cosa ero davvero capace di fare... beh, dopo neanche dieci minuti la canna fece il suo effetto, lei aveva gli occhi socchiusi poi li aprì di colpo e si sedette sulle mie gambe... ci baciammo a lungo, le lingue guizzavano da una parte all’altra della bocca, un lieve sentore di portacenere pervadeva le nostre gole poi la presi in braccio, sforzandomi appena, e la appoggiai sul letto... lei cominciò a spogliarsi e io pure, poi allungai il braccio per prendere il preservativo e... porco demonio! finiti!
“no, non può essere!”, esclamai...
“cosa?”, domandò lei...
le mostrai la scatola vuota, lei sorrise: “non ti preoccupare...”
ficcò una mano in borsa ed estrasse un preservativo nuovo di zecca... gran bella scena! e anche gran bella pensata, quella di portarselo da casa! l’apprezzai molto, in quel momento...
infilai il coso, l’uccello soffocò un pelo ma alla fine entrò... le montai sopra, dopo aver provato a metterla a novanta, ma lei non ci stava, voleva vedermi in faccia... ragionevole, penso, quindi l’afferrai per le gambe, le levai in aria e allargai, lei si lasciò andare ad un leggero sorriso ed io en-trai dentro il suo corpo... movimenti lenti, con passione, la passione ce la metto davvero quando faccio sesso, anche se non sono innamorato o nemmeno preso bene dalla ragazza... diavolo, almeno apprezzo il fatto che si sta concedendo a me e non ad un altro, no? mi pare logico, oltre che buona educazione...
ed entravo e uscivo, sempre piano, aprendo le gambe un poco di più ogni volta, finché quando lei non poteva più allargare lasciai le gambe e andai a toccarle il petto con la lingua, poi passai ai ca-pezzoli...
“diavolo porco!”, pensai divertito, “è il quarto capezzolo che lecco di oggi...”
questi avevano un sapore migliore, ma V. aveva sudato parecchio dopo la terza volta... però il sapo-re della carne fresca mi faceva impazzire, così presi a baciarla e ficcare la lingua ovunque potevo... nel frattempo, lei conficcava le sue unghie nella schiena e mi stringeva... la cosa eccezionale, come ho detto, era la sua straordinaria capacità di non fiatare durante tutta l’operazione... pareva quasi che volesse lasciarmi il dubbio se ero buono oppure no, voglio dire: quando una donna urla non hai dubbi, sei un buon amante; ma se non dice nulla qualche domanda te la poni... e poi, voglio dire, manca uno stimolo essenziale! qualche verso, qualche frasetta fatta, un singolo gemito... tutto, tutto fa parte dell’esperienza del sesso... è stupido lasciare le cose a metà, no? ma almeno le unghie con-ficcate nella mia schiena mi davano ragione... sono un buon amante...
mi rialzai senza mai smettere il movimento, lei non voleva essere spostata, peccato perché le avrei proposto un bel po’ di orgasmi... comunque, presi a darci dentro di più, la marijuana mi dava una spinta in più dopo la giornata passata con V. e sentivo tutto il corpo pulsare all’impazzata... comin-ciai a grondare di sudore, a sentirmi quasi mancare... finalmente lei mi venne in aiuto, con una ma-no iniziò a toccarsi prima un capezzolo poi le grandi labbra... era eccitante il fatto che fosse coin-volta, mi sarebbe spiaciuto altrimenti... io le tornai a prendere le gambe, stavolta lo ficcai dentro per bene e poi gliele chiusi in alto mentre lei continuava a toccarsi... mi parve quasi di sentire un piccolo gemito: “ah!”
tenendola per le caviglie le portai le gambe all’indietro e alzai il culo quel tanto che bastava per sta-re comodo nel penetrarla... lei continuava a toccarsi, meno male perché io non avevo voglia di fati-care a stare in equilibrio con una sola mano, e finalmente, dopo una mezz’ora, forse meno, da quan-do avevo iniziato, cominciò a riempirsi il preservativo di liquido bianco... fu una liberazione im-mensa, in più l’averle dimostrato di valere qualcosa, e più la scopata intensa trascorsa con V. nel pomeriggio, cosa volere di meglio? io avevo le mie due veline del popolo, il popolo poteva anche restarsene a secco per quanto mi riguardava... restammo qualche minuto a finire il tutto con un cer-to decoro, poi mi andai a lavare, quando ero tornato lei era ancora nuda... pensai: “diavolo, ma non se ne va?”
“posso restare a dormire qui?”, mi domandò...
ora, io odio dormire... non mi piace, lo trovo inutile, una perdita di tempo... io sono uno che ha una fretta dannata, non che sia un tipo attivo ma voglio fare cose... non sprecare i miei attimi, e se con-siderate che nonostante questo non avrei mai voluto nascere, beh direi che un po’ di strada l’ho fat-ta... il punto è che avrei preferito non avere tutto questo, ma dal momento che ci sono perché per-dermelo? non avrò molte qualità ma sono uno che si sa adattare... e comunque, uno dei modi per sopportare il dormire è l’avere di fianco una ragazza... non è che devi per forza farci sesso, basta anche sapere di averla lì a portata, qualche carezza da buoni amici, un bacio ogni tanto finché il sonno non arriva... non mi pare strano... è un po’ come quando da piccoli nostra madre ci rimbocca le coperte e poi da il bacio della buonanotte... mia madre non aveva un temperamento molto fisico, non “tocca” molto, diciamo... forse è per questo che io, nella passione, tocco ovunque e ogni cosa del corpo... mah, vai a vedere... comunque mi sta bene, nessun problema...
fatto sta che I. rimase a dormire affianco a me, nuda, la testa appoggiata sul mio braccio, mentre io la guardavo nel buio... in fondo non era poi così male... ma non mi sarei innamorato neppure di lei, no no... meglio per tutti di no... ero lì disteso e stavo ripensando a quando mai mi ricapita una cosa del genere... I. gemette nel sonno, le carezzai i capelli poi i fianchi, e la mano finì là in mezzo, solo qualche toccatina senza svegliarla... speravo davvero di insinuarle bei sogni... lei si sistemò meglio sul mio braccio, sapevo che la mattina dopo l’avrei ritrovato anchilosato, ma me ne sbattevo totalmente... cazzo, stavo veramente da dio...
