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Sharon - di Evelyn Jackson

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 30/05/2010 alle ore 20:45:34

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Ero persa, negli ultimi anni non avevo più un’identità, né avevo più un nome. Non sapevo chi ero, mi sentivo smarrita, il mondo mi sembrava vuoto, io ero vuota, non avevo più una ragione per continuare a vivere. Non sapevo, o forse non mi rendevo conto quale fosse il motivo di questo mio stato d’animo. Forse la delusione avuta nello studio: studiavo legge all’ università di Modena, ero quasi alla fine dei miei esami con una media di voti abbastanza alta, soddisfacente, quando mi sono dovuta ritirare per problemi personali, soprattutto “colpa” di un professore... non voglio approfondire, perché questa cosa mi fa ancora troppo male e non voglio ripensarci. Resta il fatto che da quel ritiro mi sono sentita smarrita, mi sono iscritta ad altri corsi, ma non mi sono mai trovata, nonostante io ci mettessi tutto il mio impegno per andare avanti, studiare, recuperare materie in cui non avevo basi sufficienti. Poi esperienze negative, persone cattive e invidiose, gelose, mi hanno fatto crollare il mondo addosso, più di quanto non fosse già crollato in precedenza. Sono state messe in giro voci non vere sul mio conto, i soliti pettegolezzi di paese, ai quali però tutti credono e, di conseguenza, giudicano senza sapere quale sia la verità. Nessuno dovrebbe giudicare, perché sono tuttora convinta, per la mia sempre viva fede cristiana, che solo Dio può giudicarci, nessun altro all’infuori di Lui. Ma si sa, la gente ama giudicare e criticare: a tutti piacciono di più i pettegolezzi piuttosto che guardare in casa loro. Però per colpa di questi pettegolezzi, il mio mondo è crollato ed io non riuscivo neanche ad uscire di casa: mi sentivo a disagio in mezzo alla gente, non so dire se si trattasse di depressione o solo di un disagio: comunque io mi sentivo male, avevo solo voglia di piangere, stare in camera mia, sola, e di non vedere nessuno. Una domenica mattina, dopo aver finalmente convinto mia madre, sono andata al canile, intenzionata ad adottare un cane: ero convinta che solo un animale mi avrebbe potuto aiutare. Non avevano cuccioli disponibili, il cane più giovane aveva tre anni, era una femmina di segugio tanto impaurita e l’avrei adottata ad ogni costo, se non fosse stato perché, essendo il mio primo cane, quindi poca esperienza, la ragazza del canile mi consigliò di adottare un cucciolo, perché avrei potuto educarlo come volevo, ma soprattutto se avessi aspettato una mezz’ora sarebbe arrivato un cucciolo di tre mesi, che era già stato adottato da una famiglia tre settimane prima ma lo riportavano al canile perché, dicevano loro, mordeva. Ho aspettato ed è finalmente arrivato il cucciolo, accompagnato da quella famiglia: era una femmina, bianca con due macchie nere sugli occhi, come se avesse una mascherina, era piccola, dolce e tenera. Dal primo momento che l’ho vista non ho esitato, era mia, doveva vivere con me. Ma non potevo portarla a casa subito, perché quel giorno eravamo a pranzo da parenti e lei sarebbe dovuta restare a casa da sola: non era il caso, come primo giorno in una casa nuova, lasciarla subito sola. Così a malincuore ho accettato di andarla a riprendere il giorno dopo, però credetemi che sarei voluta rimanere a dormire lì con lei, perché lei piangeva, era disperata dentro ai box del canile da sola e a me si spezzava il cuore sentirla piangere. L’indomani mattina eccomi di nuovo al canile. La mia cucciola era stata messa con altri cani che avevano circa la sua età e lei stava giocando con loro. Sembrava più tranquilla. Finalmente la ragazza me l’ha data in braccio: era dolcissima, lei si è subito attaccata a me. Il suo nome era già stato scelto, Sharon: e questo nome le ho lasciato. Dopo aver compilato e firmato tutti i documenti per l’adozione sono finalmente ritornata a casa con la mia Sharon. Sembrava impaurita, forse era impaurita, ma allo stesso tempo mi richiedeva anche tanto affetto ed io, da subito, ho cercato di darle tutto l’affetto di cui aveva bisogno. Forse avrò sbagliato a coccolarla sempre tanto, perché si viziano, ma non riuscivo a resistere: lei mi veniva in braccio, mi stava attaccata sempre, mi guardava ed io non sapevo resistere a coccolarla, sicuramente perché io stessa avevo lo stesso bisogno di affetto e, quindi, era come scambiarselo reciprocamente: entrambe avevamo bisogno di aiuto. I primi tempi però non sono stati facilissimi, perché avevo anche paura di non riuscire a dare a Sharon tutto quello di cui aveva bisogno, ma poi tutto è venuto da sé. Io ho rinunciato ai miei spazi per lei: da quel momento ora nella mia vita ci sono lo studio e Sharon. Raramente esco sola, posso dire che viviamo quasi in simbiosi. Sharon dorme in camera con me, ha il suo letto di fianco al mio e tutto il giorno, se non sono all’università, lei è con me. La porto a passeggio, la coccolo, la faccio giocare. Quando studio lei sta sul mio letto, mi guarda, gioca o dorme. Ma se capita che devo uscire sola, Sharon mi cerca e non ha pace finché non mi rivede. Lei è molto attaccata a me ed io a lei. Ora Sharon ha due anni ed io non riesco più ad immaginare la mia vita senza lei: credo proprio che se un giorno, spero molto lontano, se ne dovesse andare io morirei. Ora è la mia ragione di vita. Se mi sono ritrovata, se ho ritrovato un motivo per continuare a vivere, la serenità che non avevo da anni, è tutto merito di Sharon: non so come sarei senza di lei adesso. Non voglio proprio immaginare come sarei, perché mi sentivo davvero persa, come morta. Ma Sharon ha riempito la mia vita e la mia esistenza. Ora studio di nuovo legge, ma all’università di Bologna, e spero che le cose vadano meglio e più seriamente: non potrei affrontare un’altra delusione come la precedente, non potrei sopportarla. Grazie a Sharon però la mia vita ha di nuovo un senso e forse con lei accanto i problemi avrebbero un peso minore, perché lei sa sempre come confortarmi. Un cane ti riempie la vita, ma soprattutto un cane è il nostro migliore amico, perché l’amore che ti da è un amore disinteressato: non è solo una frase fatta questa, ma è la pura verità. Non c’è amore più grande dell’amore che ci può dare un cane. Quando torno a casa e sono arrabbiata, triste, o non mi sento bene, Sharon lo capisce e si accuccia accanto a me e mi bacia, riuscendo sempre a farmi sentire meglio e a farmi tornare il sorriso. Se per caso devo “sgridarla” lei non mi porta rancore. Qual è quella persona che si comporta allo stesso modo ? Non esiste e non può esistere, perché la sensibilità che hanno i cani, e gli animali, nessun uomo la possiede. E’ una sensibilità speciale!Ecco perché mi sento di affermare con tutta sicurezza che il mio cane mi ha salvata. Solo adesso sono consapevole che ero in preda alla depressione e soffrivo spesso di forti emicranie. L’emicrania continua, a periodi, ma meno intensamente di prima: la depressione, invece, sta scomparendo e per questo devo ringraziare Sharon. Ora do meno peso alle chiacchiere della gente e nella mia vita ci sono solo la mia famiglia e Sharon. Quindi un grazie speciale al mio cane: un grazie speciale a Sharon che mi aiutata davvero tanto e continua ad aiutarmi tuttora ad uscire completamente dal mio stato di malessere, ma se ora ho più fiducia in me e nelle mie possibilità è solo merito suo.