Ria - di Rosaria Formisano
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 05/02/2006 alle ore 15:54:32
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Ria potrebbe essere il mio nome...
Per caso un giorno, trovandomi a casa dei miei nonni...mia zia mi fece leggere una lettera d’amore ben nascosta nel vecchio secretè di mia nonna, era indirizzata ad una donna di nome Ria, un uomo le giurava amore eterno con frasi dai lineamenti poetici e lirici. La lettera si concludeva con ...per sempre tuo ...Gaetano. Ma... ma ... Gaetano era mio nonno!
Una lettera bellissima, intrisa di parole cariche di sentimento e di passione , facevo fatica a ricollegarla al suo autore, la cui figura per me era sempre stata quella di un uomo anziano, indipendentemente dalla sua età, poco curato, silenzioso e schivo... un po’ burbero e dal volto senza sorriso.
Ma chi era quella donna? Chi mai aveva suscitato in quell’uomo un così profondo sentimento?
In pochi istanti mi apparve davanti un mondo nuovo in cui collocare mio nonno... mentre fantasticavo su quella scoperta la mia lettrice continuava la sua lettura e, poco dopo, svelò anche l’arcano mistero: Ria non era altro che il vezzeggiativo con cui mio nonno chiamava la sua amata Rosaria.
Il mio stupore divenne ancora più grande, perché nulla dall’osservare quelle due persone così come erano diventate faceva pensare a un amore così grande!
Anche l’uso del nome era andato perso...magari fra le brutture della guerra...cercando di salvare i propri figli dalle bombe, si mio padre mi aveva raccontato tanti episodi che sebbene avesse vissuto in tenerissima età, erano molto vivi nei suoi ricordi.
La paura, la fame, la guerra e poi le difficoltà per sopravvivere a quella che per noi, oggi, rappresenta, spesso, la superflua quotidianità.
Durante la guerra, quella di cui noi sentiamo solo parlare, e possiamo solo intravedere dall’ immaginabile memoria di chi ha vissuto atrocità inumane, e che purtroppo, in tante parti di questo mondo, sono ancora amaro pane quotidiano, la famiglia di mio padre fu sfollata nelle campagne vicino Sarno. Convivevano con la fame e il freddo; mangiavano solo patate quando c’erano, e i ragazzi rubavano ai contadini pochi frutti selvatici rischiando di essere impallinati dai loro fucili.
Mio padre, a quell’epoca, aveva meno di cinque anni, mi raccontava, spesso, quando ero bambina, la storia di una gallina dal collo storto che vagava per i campi di un contadino che abitava vicino alla baracca nel sarnese. Il povero animale camminava all’indietro perchè aveva il collo rovesciato, era buffa e brutta, e i ragazzi, passavano molto tempo ad osservarla nella sua diversità, si divertivano a prenderla in giro. Ma un giorno che la fame era più forte, finì per essere un buon piatto di carne con le patate, per mio padre e i suoi otto fratelli. Il più grande di loro la fece prima allontanare dal campo e poi la prese. Fu il premio per una piccola bugia detta a mia nonna la quale dovette credere che il contadino l’aveva data ai ragazzi perché era malata.
Nove figli aveva mia nonna, nove bocche da sfamare, e da proteggere dai tedeschi e dalle bombe, mio padre ricorda molto bene il suo quando, ad uno ad uno, li metteva a letto e poi gli legava sopra una sedia capovolta per proteggere loro la testa, da eventuali crolli causati dal lancio delle bombe durante la notte, il rifugio era distante e loro erano tanti. Ricorda bene, le fughe di suo padre che si nascondeva fra la paglia dei materassi per non farsi trovare dai tedeschi che irrompevano nelle case e prendevano tutti gli uomini che trovavano e nessuno poi ritornava a casa.
L’amore in tutto questo si trasforma, diventa istinto alla sopravvivenza, diventa forza per sostenersi nei momenti di disperazione... forse si consuma, si lacera o semplicemente si difende .
Il dolore rende ruvido il nostro cuore... nulla più fluisce senza inerzia, e allora Ria ritorna ad essere Rosaria, non è una persona diversa, vive in circostanze diverse, ha un ruolo diverso, vive con il medesimo uomo, cresce i suoi figli, l’amore resta per la vita, ma rimane chiuso perché la vita è dura, è avara e non sempre ti permette di mantenere le promesse, fatte col cuore e non con la testa.
L’uomo è capace di sopportare gli eventi più inimmaginabili al momento, ma sicuramente, anche se riesce a sopravvivere, non ne esce indenne.
