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Il respiro delle scogliere - di Monica Cucurnia

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 21/12/2011 alle ore 00:47:45

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

1.
Un viaggio a New York


PARIGI, DICEMBRE 2009
Anthony non riusciva proprio a ricordare dove l’aveva sistemato. Un’amnesia completa e irritante. Avrebbe voluto rompere qualcosa per la rabbia che gli stava montando dentro ma si trattenne. Forse era la stanchezza a giocargli un brutto tiro. Gli era capitato spesso di dover fare le cose in fretta negli ultimi mesi. Si rese conto di non riuscire più a tenere tutto sotto controllo come una volta.
La casa era piena di librerie e cassetti. Ci sarebbe voluto chissà quanto tempo prima di controllarli tutti e lui proprio non ne aveva. Doveva recuperare assolutamente quel dannato biglietto da visita. Subito. Si fermò per un attimo a pensare, cercando di recuperare la calma.
Con le dita sottili si massaggiò le tempie, ricostruendo uno a uno gli ultimi suoi movimenti. Iniziò a camminare per lo studio illuminato solo dalla luce di una lampada verde. L’aveva acquistata con la moglie in uno dei tanti mercati di antiquariato disseminati per Parigi.
«Ricordo questo particolare e non una cosa di poco fa. Dove diamine posso aver messo quel contenitore arancione?», continuava a chiedersi Anthony, nervoso. Stava cominciando a perdere la pazienza, dote che non era mai stata il suo forte e che, ora che gli anni passavano, era sempre più carente.
Che non fosse un campione di ordine non era certo una novità; ma il suo senso pratico era indiscusso. Le cose che servivano erano sempre a portata di mano. Tranne quel giorno, evidentemente. Il rumore dei tacchi delle scarpe di cuoio sul pavimento riempì la stanza.
«Non può essere finito chissà dove. Certo, non tra carte o documenti che consulto di rado. Non posso essere stato così stupido». Rifletteva in silenzio scorrendo con gli occhi stanchi e arrossati gli scaffali scuri della libreria. Intanto non perdeva mai di vista l’orologio che continuava a correre.
Un collega aspettava una sua e-mail con urgenza. Ad Anthony scocciava ritardare e non mantenere gli impegni presi. Che razza di figura stava per fare?
Aprì una cassettiera a caso, non sapendo più dove cercare. Rovesciò alcune cartelle con un movimento maldestro del braccio e apparve, nascosto tra due fascicoli, il contenitore di pelle arancione. Sottilissimo, era finito lì per sbaglio. Per prenderlo, Anthony fece cadere una busta da lettera bianca.
«Sono proprio un disastro oggi!», esclamò. Quella giornata era stata piena di contrattempi e Anthony era felice che stesse per finire.
Dalla busta scivolò a terra una foto che non vedeva da parecchi anni ma di cui si ricordava alla perfezione: rappresentava il gruppo di giovani archeologi che aveva preso parte alla campagna di scavi nel sito romano di Orange in Francia.
Un’esperienza di quasi trenta anni prima che aveva portato la sua vita a incrociarsi con quella di Linda. Avvertì un rossore avvampargli le guance e si sentì sciocco ad avere quella reazione adolescenziale dopo tanto tempo.
Andò indietro con la mente a quei giorni. Non riusciva a staccare gli occhi dalla fotografia. Rivide Linda, la sua figura inconfondibile, delicata e di un’eleganza che lo aveva incantato sin dal primo momento. Si dimenticò del tempo che passava e della e-mail che doveva spedire.
Richiuse la busta soltanto dopo alcuni minuti e si affrettò a riporla tra le sue cose, maledicendo tra sé che gli fosse capitata tra le mani. Anthony aveva pensato più volte di sbarazzarsi di quella foto; poi qualcosa lo aveva sempre frenato. Sentiva che era un sacrilegio buttare via ricordi così belli. Sarebbe stato come strappare da sé una parte della vita che lo aveva reso incredibilmente felice. Come non era più stato.
Accese il pc bianco sulla scrivania di legno. Mentre il computer si avviava, lesse l’indirizzo e-mail del collega a cui doveva inviare il titolo di un testo accademico per una consultazione urgente.
Dopo aver schiacciato con sollievo il tasto “invio”, concluse che il passare degli anni aveva iniziato a intaccare inesorabilmente il suo senso pratico. Il contenitore dei biglietti da visita era finito nell’ultimo posto in cui mai avrebbe immaginato. Si chiese cosa stesse facendo Linda in quel momento, come fosse la sua vita. Per qualche istante l’aveva sentita vicina. Di nuovo.

Era trascorsa un’altra dura giornata di lavoro. Anthony scese dalla metropolitana alla fermata Cadet e si avviò pensieroso verso casa. Amava Parigi in ogni momento dell’anno; anche in inverno quando il freddo era pungente. La sua borsa da lavoro era piena di testi e non vedeva l’ora di liberarsene. Arrivato, posò il cappotto scuro sull’appendiabiti e la ventiquattrore di pelle a fianco del divano come era sua abitudine. Controllò che non ci fossero messaggi sulla segreteria telefonica e poi decise di farsi una doccia calda. Dopo un’ora, quando si sentì rilassato, accese il computer. Entrato nella casella di posta, trovò un messaggio arrivato solo cinque minuti prima. Indossò gli occhiali. Alla memoria che iniziava a tradirlo si aggiungeva la vista che non era più quella di un tempo. Lesse.
Ciao, Anthony. E’ stato deciso dalla nostra Università un convegno a New York in primavera, data ancora da fissare. Durerà tre giorni e sono previsti diversi tuoi interventi. Penso io a prenotare l’albergo quando sarà il momento. Raccogli più materiale possibile sino ad allora. Io ti darò una mano naturalmente. Sei uno dei relatori chiave. L’Università tiene molto a questo appuntamento. Buon lavoro. A presto.
Nicolas
Un altro impegno di lavoro a breve scadenza. Per fortuna Nicolas lo avrebbe aiutato. Era un amico e un collaboratore prezioso. Anthony spense il pc e rilassò la schiena sulla poltrona. Era stato il migliore acquisto che avesse fatto negli ultimi anni. Chiuse gli occhi mentre le spalle affondavano nella morbidezza del tessuto.
«Un altro viaggio», pensò. Anthony non partiva più volentieri. I suoi 55 anni cominciavano a pesare così come i frequenti spostamenti a cui il lavoro ancora lo costringeva.
«Tra poco mi ritirerò», si ripeteva mentre era intento a preparare l’ennesima valigia. Era un esperto di borse da viaggio. Ne possedeva di diverse misure a seconda delle necessità e conosceva alla perfezione anche le compagnie aeree. Di quasi tutte avrebbe potuto illustrare punti di forza e debolezze.
Anche quel giorno Anthony pensò che presto avrebbe lasciato l’università. Per fare cosa ? Su questo si arrovellava senza trovare una soluzione. Piene di impegni, le giornate erano trascorse veloci. Rimaneva sempre qualcosa fuori dai suoi programmi. « Troppo tempo libero potrebbe essere dannoso soprattutto se mi metto a fare certi ragionamenti».
Immaginare una vita diversa, un’altra strada che si sarebbe potuto percorrere. A questo andava la mente di Anthony non appena arrivavano i classici cinque minuti di stop, come stava accadendo quella fredda sera di dicembre. Minuti che si affrettò a riempire con qualcosa da fare per non perdersi.
Aveva due mesi pieni a disposizione prima di quel convegno internazionale, uno dei più importanti di tutta la sua lunga carriera accademica. La ricostruzione delle fasi di popolamento di un antico sito romano in Germania era nelle sue mani. Eminenti colleghi, a marzo, avrebbero potuto contestarla se tutti i tasselli non avessero combaciato alla perfezione.
In anni di lavoro sul campo Anthony si era guadagnato una reputazione di ferro ma doveva sempre guardarsi le spalle. Erano in molti ad aspettare un errore di valutazione, una caduta, pronti a prendere il suo posto. La competizione negli ambienti accademici era feroce. Il prestigio acquisito andava difeso con i denti.
Buttò giù qualche appunto per una mezz’ora. Erano affiorate alla sua mente analogie del sito che stava studiando con altri luoghi vicini: stratigrafie simili che aveva incontrato scavando anni prima e che potevano adesso tornargli utili. Si ripromise di trascrivere l’indomani quelle considerazioni nella cartella del suo computer. In quel momento squillò il telefono.
«Ciao, cenavi?», chiese una giovane voce femminile, squillante.
«No. Stavo ancora lavorando per la verità», rispose, rendendosi conto solo allora che si era fatto tardi.
«Dovresti distrarti un po’. Sempre in mezzo a quelle carte».
«Hai ragione. Adesso metto via tutto. Dimmi, Ines».
«Ho incontrato Claudine e pensavamo di mangiare un boccone fuori. Dobbiamo raccontarci un po’ di cose. E’ un pezzo che non ci vediamo. Ti dispiace?»
«Figurati. A dopo», riagganciò Anthony.
Si alzò e andò in cucina per prepararsi la cena. Nel frigo aveva soltanto un po’ di salmone affumicato, qualche verdura e del burro. Tostò qualche fetta di pane integrale.
Accese la tv per seguire il notiziario. In apertura, il giornalista lanciò un servizio che riguardava l’Irlanda: l’omicidio di un giovane e apprezzato imprenditore nel suo ufficio nel centro di Dublino nell’ora di punta.
Sentì un tuffo al cuore. La mente andò di nuovo indietro di quasi trent’anni. Ancora, nell’arco di due giorni. Nelle immagini del servizio riconobbe luoghi che facevano parte di quella vita iniziata ma non continuata come avrebbe voluto.
Si sentì solo, braccato dal fantasma di Linda, dal pensiero e dalla nostalgia di lei, di quel sorriso radioso che non aveva mai dimenticato.
«Tanta fatica per colmare quei maledetti cinque minuti e poi basta accendere la tv. Maledetta tecnologia!» Spense la televisione, stizzito.
E il passato era ripiombato nel presente. Vivo. Doloroso.