Favola - di Massimo Danieli
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 21/12/2005 alle ore 12:45:43
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Stasera gioco, oibò, contro un ex campione italiano.
Questo mi fa tornare alla memoria la mia famosa e epica sfida col grande Masotti, qualche anno fa...ma lasciate che racconti.
Masotti era un omone grande e grosso, un esemplare perfetto della razza ormai estinta del biasanot bolognese, sempre pronto alla risata, alle tagliatelle e in generale alla bella vita.
Mi ricordo una notte, nel retro del bar Romagnoli, mentre incrociavo le carte in un pokerino furioso con Ughetto, il fioraio e Budrio e spegnevo la tensione bevendo una bottiglietta d’ acqua, il vecchio Masotti mi guarda e fa: "Che schifo, ai miei tempi as zugheva col uiscki, e con na figa ed fianc, e quando girava male ai miteva un did in tal cul cla purtess furtouna"!
Vecchi giganti di un’epoca anteriore, forse fin troppo abbellita dai ricordi, ma che ostinatamente continuavano caparbi a vivere, tra mangiate e sfide al biliardo, e poco, pochissimo, o nel caso del Masotti, nullo, lavoro.
All’ epoca Masotti era approdato al bar DLF, forte di un passato di cinque titoli italiani, una gran nomea e un gioco sempre artistico, fiorito.
Io invece avevo perso quattro delle prime cinque partite, un lavoro ai Caraibi e stavo prevalentemente in casa coi miei PC.
Mi tremava la mano, al bar DLF, forse più per il nome che per l’ avversario, quando giocai con lui.
Invero giocai molto bene, anzi benone, e lui male, molto male.
Finì 75 a 24 per me, e lui da vecchio attore fin da metà partita aveva cominciato a scherzare, a cercare sempre i tiri più difficili e spettacolari...scherzava col bigliardo e cercava gli occhi del pubblico, come a dirgli "Stasira propri ain no voja".
Ma avrebbe perso lo stesso, e io lo sentivo.
Il giorno dopo iniziarono le voci, come in ogni ambiente bigliardistico che si rispetti, e mi vennero a dire di non vantarmi, che aveva tirato indietro perché aveva litigato col capitano e altre scuse di repertorio.
Io intanto continuavo a vincere e a soffiare sul fuoco, dicendo al tamtam del tavolo verde che Masotti per vincere doveva incontrarmi trent’anni prima, che poteva giocare anche serio e che si sarebbe visto al ritorno.
E venne il ritorno...io non avevo più perso, ma nemmeno lui del resto.
E davvero fece una partita grandiosa, seria e tirata.
Non parlò mai, non rise mai, cerco sempre il tiro giusto e semplice.
Fu davvero una grande partita, e più di una volta il pubblico applaudì un suo tiro o un mio.
Io sono sfortunato, passo per tre volte col pallino in mezzo agli ometti, ma reggo l’ urto del vecchio campione, che quella sera non sembrava poi così vecchio.
72 a 73, io una palla lui due; virtualmente ho perso, ma respiro e di braccio tiro il calcio della sua boccia: filotto e partita, la gente riprende a respirare, io finalmente sorrido, Masotti bestemmia ed esce dal bar senza aprire la porta.
Per quell’anno, e parte del successivo, non persi più, in una delle più lunghe strisce vincenti delle boccette felsinee.
Masotti morì dopo un mese, stroncato da un infarto, da solo dopo una vita in perenne baracca, forse dopo una delle solite esagerate mangiate.
Quando me lo dissero io stavo giocando, e chissà perché mi sentii un po’ in colpa.
Ciao Masottone, pensai, ovunque tu sia.
Dopo due mesi Masotti resuscitò, era temporaneamente morto per non pagare i debiti... ma questa, come dice il titolo, è un’altra storia.
