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Duplici sentimenti - di Giada

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 04/08/2006 alle ore 15:42:45

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Jenny si dirige verso l’ ufficio con passo sicuro e disinvolto. I lunghi capelli neri raccolti in una coda, un sorriso ammiccante dipinto sulle labbra, come ogni mattina.
Entra in ascensore e incrocia di sfuggita lo sguardo libidinoso di alcuni colleghi, che ricambia con calcolata noncuranza. Giunta al quinto piano scende sul pianerottolo e ancheggia come al solito, suscitando volutamente l’eccitazione dei presenti.
"Buongiorno" saluta poi con voce squillante la segretaria, nascosta per metà dietro lo schermo del computer, intenta a navigare in internet.
Apre la porta del suo ufficio, il telefono lampeggia, "già tre messaggi in segreteria e sono solo le nove del mattino", riflette infastidita, quindi appoggia il pc portatile sulla scrivania e lo accende. "Prima però un bel caffè".
Si introduce con passi silenziosi nell’ufficio del suo capo e garbatamente gli chiede "Come va?". Un uomo basso e tarchiato regge tra le mani un foglio da cui sembra non voler staccare gli occhi. Solleva a stento lo sguardo verso di lei e bofonchia qualcosa di incomprensibile sotto voce, come se parlasse a se stesso.
"Prendiamo un caffè?" dice Jenny cercando di intuirne l’umore.
"No, non c’è tempo per il caffè oggi, prendi una sedia e avvicinati a me, ho un elenco di nominativi da farti esaminare, sono quasi duecento persone, dobbiamo convincerle ad andar via"
"Dobbiamo licenziarle..." puntualizza lei con una leggera punta di sarcasmo.
"Convincerle ad andar via" ribadisce lui con voce aspra, mostrando di non gradire contraddizioni in merito. "Suona meglio" continua poi in tono più morbido.
Il concetto è lo stesso, pensa lei, ma si astiene dal fare ulteriori commenti. "Con quale criterio sono state scelte le persone?" chiede con espressione più conciliante, imponendosi di mostrarsi meno coinvolta nella questione. "I sentimenti non pagano" era solita ripetere sua madre e forse aveva proprio ragione. In ogni caso Jenny ne aveva fatto la sua filosofia di vita e abbracciando tale massima era riuscita a raggiungere importanti traguardi professionali e a ricoprire un ruolo influente in un’ azienda prestigiosa.
"Abbiamo analizzato i settori meno redditizi, quelli che hanno fruttato minori introiti e all’interno di tali settori abbiamo individuato le categorie meno qualificate, del resto non è una novità lo sai bene anche tu, ne abbiamo parlato a lungo, è una scelta inevitabile e soprattutto improrogabile"
Jenny scorre l’elenco e riconosce molti dei nomi, alcune persone erano entrate in azienda con lei, c’erano uomini di mezza età con figli a carico che avrebbero faticato a trovare una nuova occupazione. Jenny intese all’istante il criterio adottato, venivano mandati via tutti gli operai mentre i dirigenti restavano saldi al posto di comando.
Ripensa alle sue umili origini e a stento trattiene una smorfia ma del resto da lì a qualche mese anche lei sarebbe stata nominata dirigente, nonostante la giovane età, ed era motivo di vanto e orgoglio, quindi era giusto salvaguardare anche i suoi interessi, concluse.
Era talmente assorta nei suoi pensieri che si scosse quasi brutalmente quando lui l’apostrofò, visibilmente infastidito dalla sua scarsa attenzione alle sue parole, ,"sembri distratta, c’è qualche problema?"
"No assolutamente", si affretta a rispondere lei, in lieve imbarazzo.
"Bene, comincia oggi stesso a convocare le prime persone e comunica loro la nostra decisione e in primis sottolinea i vantaggi che ricaveranno da una loro rinuncia spontanea, tratta direttamente tu con loro gli incentivi per le uscite, ti dò carta bianca".
"Senz’altro, chiedo subito alla segretaria di fissare i primi colloqui" ribatte gratificata dalla fiducia appena dimostrata. Sente di aver ritrovato tutta la sua energia. Esce dall’ufficio stringendo il foglio tra le mani e cammina con il suo solito modo di ancheggiare.