sotto sopra - di Bacau
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 20/02/2009 alle ore 01:15:37
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Capitolo 1
Mi chiamo Cristiano Molteni, ho 30 anni vivo in un piccolo monolocale in un quartiere di Roma.
Lavoro presso un’azienda non molto distante da casa mia che si occupa di spedizioni, il mio compito
Non è molto complicato, devo controllare la merce e le varie destinazioni.
Non posso dire di sentirmi realizzato, ma tuttavia vista la situazione occupazionale di oggi
Posso ritenermi abbastanza fortunato.
I miei genitori non abitano molto lontano da casa mia, I nostri rapporti sono stati sempre
Molto distanti.
Non ho molti parenti, l’unico parente che ricordo è un mio zio di Bari Giacomo che ormai non sento
Da molto tempo, ma ho bei ricordi, conduceva una vita tranquilla ex dipendente Alitalia in pensione
Con due figlie ritardate che ricopriva giorno dopo giorno di amore e ritengo che questa sia una cosa
Bellissima perchè l’amore non deve avere confini.
Qunto alla mia famiglia non ho da dire niente, Oggi non lavoro e penso di passare da Marco, Marco è
Un mio amico, ci conosciamo da circa 10 anni, la prima volta che ci siamo incontrati è stato alla visita dei
3 giorni per il servizio militare e da quella volta non ci siamo mai separati.
Lui ha una situazione abbastanza particolare, è separato da circa cinque anni con sua moglie Svetlena, Russa venuta
Qui a Roma sette anni fa per cercare una vita migliore, e con Marco l’aveva trovata, poi però con il tempo le cose
Sono cambiate, il loro matrimonio non durò moltissimo e dalla loro unione nacque Simone che ha circa un anno, è
Un bambino molto sveglio.
Ormai Marco e Svetlana sono separati da cinque anni e Lui è costretto a vedere il figlio salamente durante il
Week end perchè purtroppo la legge in Italia principalmente per cause civili relative a divorzi e separazioni è
Sempre a favore della donna.
Recentemente avevo saputo da un mio amico che Marco ultimamente aveva un p’o di problemi, e non stava molto bene.
Allora decisi di andare a trovarlo, era una domenica intorno alle 16 decisi di andare a casa sua.
La casa di Marco non era molto vicino da casa mia , allora dovetti prendere l’autobus perché non avevo la macchina non potevo permettermela, ci misi circa 15 minuti ad arrivare a casa sua, quando arrivai davanti
Al portone, suonai il campanello, notai però una cosa molto strana, Marco possedeva un’automobile una fiat punto bianca e nel viale di casa sua dove la sua macchina era parcheggiata di solito , questa vola non c’era,
ma c’era soltanto un vecchio motorino, pensai allora che forse non era in casa .
Suonai ugualmente ma nessuno rispondeva, intanto una giovane ragazza scese dalle scale, e usci di corsa così riuscii ad entrare andai davanti alla porta e notai che la porta era semi-aperta, allora entrai e vidi che Marco era disteso
Sul divano nel salotto pensai che stesse dormendo, mi avvicinai e cercai di svegliarlo, a qual punto preso
Dal panico chiamai subito l’ambulanza, mentre stava arrivando l’ambulanza notai che sul tavolo c’erano due bicchieri vuoti.
Quando arrivò l’ambulanza mi chiesero cosa fosse accaduto, ed io risposi che non sapevo niente perché ero appena arrivato e l’avevo trovato gia in queste condizioni.
Non mi fu permesso di venire insieme a loro perché potevano soltanto i parenti.
Così io andai per conto mio in ospedale, dopo circa 1 ora uscì il medico che lo aveva visitato e mi disse
Che Marco stava meglio e che stavano facendo ulteriori analisi per capire le cause del malore.
Io tornai a casa e mentre tornavo a casa pensavo a quanto era accaduto.
Molte cose non mi quadravano come ad esempio il motorino che era parcheggiato sotto casa
Ed i due bicchieri che si trovavano sul tavolo.
Il giorno dopo andai al lavoro, quando uscì dal lavoro andai a casa e chiamai in ospedale per sapere
Le condizioni di Marco, mi dissero che Domani lo potevano dimettere.
Quando Marco uscì , andai a trovarlo perché volevo vederci chiaro con questa storia
Cercai di ricostruire quel giorno e gli chiesi di chi fosse quel motorino che era parcheggiato
Sotto casa sua e che cosa ci facevano quei due bicchieri vuoti sopra il tavolo.
Lui mi disse che quel giorno aveva avuto un problema con la machina e che una ragazza si era offerta
Di darle un passaggio fino a casa con quel motorino, e quando erano arrivati a casa sua era finita la
Benzina.
Marco poi invitò la ragazza che era stata così gentile a salire un minuto per bere qualche cosa e
Presero due bicchieri di vino.
Poi la ragazza andò via e lui si mise a riposare sul divano perché era stanco.
Intanto mentre continuavamo a ricostruire i fatti di quel giorno squillò la porta ed era la polizia
Li facemmo entrare e le chiedemmo che cosa era successo, a quel punto
Il commissario disse che dall’ospedale lo avevano contattato perché nelle tracce delle analisi
Fatte a Marco erano state trovate sostanze tossiche di stricnina.
Capitolo 2
Chi mai poteva volere la morte di Marco?
Io lo conoscevo molto bene e non aveva nemici ma soltanto buoni amici.
Il Commissario, un uomo del nord molto serio ed impassibile disse che per il momento
Visto che le indagini erano ancora in corso sarebbe stato meglio che Marco provvisoriamente
Si sarebbe dovuto trasferie in un altro domicilio, e che casa sua veniva messa sotto controllo.
Così io dissi che non avevo problemi ad ospitarlo.
Marco si trasferì a casa mia, la sera al passavamo a parlare, e lui mi fece una confessione
Mi disse che quel giorno successe una cosa molto strana, perché prima di arrivare in quella zona
Era sceso dalla macchina ed era andato a comprare le sigarette, quando uscì dal tabaccaio
Notò che vicino la sua macchina si trovavano due persone e quando si avvicinò andarono via.
L’altra cosa strana poi era che non poteva aver finito la benzina perché la mattina aveva fatto il
Pieno e di strada ne aveva fatta troppo poca.
I gli dissi allora che forse era meglio andare a riprendere la macchina così magari poteva ricordarsi
Qualche cosa in più.
Lui mi disse che andava bene e decidemmo di andarci domani nel pomeriggio, perché io la mattina
Lavoravo.
Terminato di lavorare tornai a casa e come d’accordo decidemmo di andare nel posto dove
Avevamo deciso
Arrivati nel punto preciso dove Marco ricordava di aver lasciato la sua macchina, la Era li, chiesi allora se si ricordava bene il punto preciso.
Ma lui era molto confuso, girammo ancora per molo t empo, prima che facesse buio.
Ad un certo punto un’anziana signora ci chiamò, noi ci avvicinammo e ci chiese che cosa ci
Stessimo facendo in questo posto.
Io e Marco gli raccontammo che tempo fa Marco aveva lasciato la sua macchina lungo questa
Strada perché aveva finito la benzina, ed eravamo ritornati per riprenderla ma non riuscivamo
A trovarla.
A quel punto L’anziana signora ci disse che ieri un uomo ed una donna sono venuti e sono saliti
In quella macchina e sono andati via.
Le chiedemmo se si ricordasse bene le due persone, ma lei ci disse che era buio e non poteva
Darci una descrizione.
Allora io e Marco decidemmo di andare via e mentre stavamo andando via, vicino ad un cespuglio
Notammo un documento che era caduto a terra, la foto sul documento era la stessa persona
Che il giorno che successe l’incidente era salita sopra casa di Marco.
A quel punto fummo costretti di andare dalla polizia e spiegare tutta la situazione, visto e
Considerato che si trattava di Furto.
Quando tornammo sotto casa di Marco la macchina era parcheggiata al solito posto, ed
Il motorino non c’era più.
Marco andò a controllare la macchina e sembrava che fosse tutto in ordine, ma controllando
Bene c’era un messaggio su un foglio, parlava di un luogo non lontano da dove ci trovavamo , che
Doveva raggiungere da solo e non doveva dirlo a nessuno.
Io non me la sentivo di lasciarlo andare da solo, così decisi ugualmente di accompagnarlo, ma mi
Nascosi dietro ad un albero e riuscii a vedere tutta la scena.
Si avvicinò la stessa ragazza che si era trovata a casa sua quel giorno, e con calma gli spiegò
La situazione.
La ragazza disse che era stata pagata da un uomo che non conosceva, sapeva soltanto il nome,
Si faceva chiamare “il secco”, gli aveva offerto dei soldi perché doveva uccidere una persona
Che si chiamava Gaetano, che abitava in via dei Recanati 68 ed era la casa dove abitava Marco.
Ma la ragazza non conosceva affatto la persona che doveva uccidere sapeva soltanto dove abitava,
così quel giorno si presentò li e soltanto dopo, capì che la persona che aveva
cercato di uccidere non era la stessa.
A quel punto Marco cercò di spiegare alla ragazza che la persona di cui si stava parlando era
Suo padre, che non vedeva da circa sei anni e che viveva in Australia e le sembrava molto
Strano tutto questo.
A quel punto la ragazza dopo che apprese la notizia rimase di ghiaccio, e le fece delle scuse ,
dicendo che non sapeva che si trattasse di suo padre.
Ci salutammo con la ragazza ed andammo via, una volta arrivati a casa squillò il telefono,
era il Commissario che voleva sapere novità riguardo la macchina, io le dissi che era tutto
risolto e che la macchina poi alla fine eravamo riusciti a trovarla, perché Marco non si ricordava
il punto preciso dove l’aveva parcheggiata.
Ad un tratto il Commissario mi disse che era costretto ad interrompere le indagini, in quanto
Non vi erano prove a sufficienza per poter proseguire così ci salutammo e mi disse di dire
A Marco di stare attento.
Successivamente il telefono squillò di nuovo, ma questa volta era il padre di Marco, dopo
Circa sei anni finalmente si era fatto sentire.
Marco inizialmente non voleva parlarci, ma vista la situazione che si era vunuta a creare preso
Dalla curiosità decise di parlare affinchè quell’uomo stupido che si considerava il padre di Marco
Potesse fornirci una spiegazione.
Iniziò così a parlare, io però non volevo mettermi in mezzo in fondo erano pur sempre
Cose familiari tra padre e figlio, così andai nell’altra stanza.
La telefonata andò avanti per molto tempo e quando Marco riagganciò fece una faccia
Sorridente ,quasi immagginasse gia quello che poteva essere successo.
Lui non mi disse niente, ed io non le chiesi nulla.
Capitolo 3
Visto che la situazione si era ormai in parte chiarita, Marco potè ritornare a casa sua.
Il giorno dopo andai al lavoro e non mi sentivo molto bene avevo un senso di apatia,
una brutta sensazione che non mi piaceva per niente forse la storia di Marco o forse il lavoro
che ero costretto a fare, perché non riuscivo a trovare di meglio.
Forse la mia famiglia che faceva sempre più schifo, forse le giornate che passavano in modo
Veloce ma che erano sempre uguali.
Così terminato il lavoro decisi di andare a fare una passeggiata, forse il silenzio ,il camminare senza
Una meta poteva rilassarmi e magari poi sarei stato meglio.
Quel pomeriggio fu bellissimo, erano anni che non provavo una simile emozione, immergermi
Tra la natura in mezzo al silenzio è una cosa spettacolare.
La mattina seguente ero di nuovo al lavoro, nell’ora di pausa mi si avvicinò un
Ragazzo sulla trentina, si chiamava Claudio ed in breve tempo mi raccontò la sua storia.
Era da poco che si era trasferito a Roma da un piccolo paesino della Puglia a causa del lavoro.
Dove abitava lui era molto difficile trrovare lavoro, ma anche io le spiegai che anche qui da noi
Le cose sono cambiate, forse qualche anno fa la situazione era piu semplice, ma ora sta diventando
Sempre piu difficile trovare un’occupazione.
Mi disse dove abitava e .
mi chiese se qualche volta avevo piacere ad uscire insime, visto che
Non conoscendo nessuno le avrebbe fatto piacere scambiare qualche parola.
Ci scambiammo i numeri e ci salutammo.
Quel ragazzo mi fece una strana impressione, ripensai costantemente alle parole che mi aveva detto.
Pensai che in fondo la nostra esistenza è strana passiamo tutto il tempo a tormentarci,
per cause molto frivole, ma la colpa non è nostra , la colpa è della società che ormai non ci da molte
garanzie.
Non è giusto che un padre di famiglia debba fare 200 km per andare a lavorare e campare con 1000 euro, come non è giusto che un laureato si deve accontentare di un lavoro sottopagato ed il
Più delle volte al nero.
Non è giusto che molti anziani devono campare con una pensione di 200 euro.
Ogni volta che mi capita di ragionare sopra queste cose mi viene la nausea, ormai la gente si è
Rassegnata , io non penso di esserci ancora riuscito.
Capitolo 4
Aevo finalmente capito le cause del mio malessere che durava ormai da parecchi giorni.
Era il desiderio di andare via, di fuggire da questa città di non vedere più le stesse facce, le stesse strade di cambiare vita, abitudini, lavoro.
Qui non avevo nulla che mi legasse tranne qualche buono amico,
Decisi così di andare a parlare con il mio datore di lavoro per presentare le mie dimissioni,
espletate le ultime cose burocratiche , tornai a casa mi sentivo da un lato impaurito essendo disoccupato, ma dall’altro lato libero.
Ora dovevo decidere cosa potevo fare, e soprattutto il luogo dove andare ad abitare.
Mentre ero a casa immerso nei miei pensieri, suonò il telefono;
