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Quando l'oscurità ti avvolge - di Gladys

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 18/05/2010 alle ore 22:20:15

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Per Celeste, quella giornata sembrava essere una come tante altre; vestire i bimbi, preparare la colazione, controllarli mentre giocano in giardino, fare il bucato e così via dicendo fino al rientro del marito con la cena pronta in tavola e, invece al calar della sera finì barricata in casa con i bimbi tremolanti aggrappati alle sue gambe e la cena ancora da preparare.
Nel pomeriggio, da sotto il portico della nuova casa, mentre osservava i suoi due bimbi, Andrea di cinque anni e Stefano di quasi tre, giocare con i Lego seduti sul tappeto d’erba sotto l’albero di noci, avvertì uno strano movimento vicino ai suoi piedi, proprio nel piccolo giardino creato domenica scorsa con Massimo, suo marito, lo avevano rimbellito e protetto con sassi intorno alle primule, viola del pensiero e piccoli arbusti che avevano piantato. Si girò pensando di trovarvi un animaletto; un rospo, un gatto o un cane abbandonato in una scatola, come succedeva spesso ultimamente in giro e, invece no, non scorse nulla del genere; ad alta voce disse: “Sarà stata la mia immaginazione...” ridacchiando al pensiero di essere stata suggestionata da quella signora anziana trasandata che apparve all’improvviso, quella stessa domenica, mentre lavoravano in giardino, proferendo minacciosa:
“Non è posto per voi ! Tornate da dove siete venuti ! Datemi ascolto!... Andatevene!!!”
Colti alla sprovvista, trasalirono, la guardarono sconcertati, ma, non appena la vecchia signora si allontanò si misero a ridere.
“Mamma mia, mi sono presa un colpo, ma chi era quella?” chiese Celeste a suo marito con la mano sul petto.
“Boh ! Sarà la solita vecchia pazza, in ogni paese c’è sempre qualche matto che se ne va in giro.” rispose Massimo guardando la vecchia allontanarsi.
Ora Celeste si sentiva infastidita da questo ricordo, guardando i suoi figli divertirsi il pensiero svanì, momentaneamente.
Il rumore non tardò molto a farsi risentire, ma questa volta era come se qualcuno trascinasse qualcosa, si chinò e, per guardare meglio spostò i rami dei piccoli arbusti... Stefano, in quel istante, fece un urlo e piagnucolò, Celeste sussultò.
“No ! è mio, nàmelo, lo dico a mamma. Mamma ! guada Andea!”
“Non è vero, bugiardo ! Questo è mio ! me l’ha regalato papà ! Mamma, diglielo che è mio!” Affermò subito Andrea alzandosi e correndo verso sua madre che stava arrivando per riappacificare i fratellini. Pace fatta e giocattolo sequestrato, Celeste ritornò al giardinetto perché era molto incuriosita, controllò di sotterfugio e non vide niente. Restò in piedi lì vicino e sentì ancora qualcosa, si voltò e non credete ai suoi occhi. Si formarono piccoli canali sulla terra morbida, come fosse opera di una mano invisibile. Celeste, nonostante la stranezza dell’evento, guardò serena i piccoli solchi formare le parole “SONO IN PERICOLO”. Ripeté ad alta voce: “Sono in pericolo... ma chi ? chi sono in pericolo?”; ebbe una strana sensazione e si voltò per guardare i bimbi. Loro giocavano tranquilli, sospirò, si girò e guardò in terra per rivedere la frase, ma era sparita. Cercò intorno, qualche traccia e vide che, uno dei sassi, dalle dimensioni di un pompelmo si stava muovendo. Un attimo dopo rotolava lesto lesto come un pallone di plastica in una giornata ventosa. Rotolava e rotolava proprio in direzione dei suoi figli, per un attimo Celeste rimase immobile, incredula, sconcertata; subito dopo reagì urlando: “Bambini, via di lì, subito!” Andrea la guardò stupito, dopodiché continuò a giocare. Celeste agitò le mani urlando “Subito ! Subito!” intanto che correva da loro; il sasso continuava indisturbato il suo cammino mentre altri cominciavano a vibrare sul posto. Celeste raggiunto i bimbi, prese in braccio il più piccolo, l’altro lo “trascinò” per mano nella sua corsa sfrenata verso la casa, verso la sicurezza e lontano da quei sassi maledetti.
“Mamma, cosa c’è, perché corri?... mamma!” protestò Andrea inciampando.
La mamma era troppo impegnata per rispondere e poi, cosa avrebbe potuto dirgli ? ‹Perché un sasso vi stava venendo addosso... da solo!› No ! è inaudito, meglio tacere e chiudersi in casa, al sicuro e alla svelta e non dire una parola. Stefano aveva cominciato a piangere. Andrea, da fratello maggiore, cercò di non farlo. Avevano raggiunto la porta quando un sasso colpì la caviglia di Celeste, lei trasalì e soffocò l’urlo per non spaventare i bimbi. Andrea, accorgendosi, si voltò di scatto per cercare il responsabile:
“Chi è stato mamma?” invece di una risposta, fu “catapultato” in casa insieme al fratellino, Celeste chiuse la porta aiutandosi col piede e altri “missili” si schiantarono contro, intanto si udì in lontananza un coro di voci strozzate che minacciavano:
“Vattene ! Vattene!”
A parte i singhiozzi di Stefano e le proteste di Andrea, non si sentì nient’altro, neanche il cinguettio di un uccellino. Celeste attese qualche istante accovacciata a terra con i bambini stretti a sé, riflettendo sul da farsi, poi gli dissi di stare calmi e di aspettarla un momento.
“No, mamma non andare ! Guarda cosa ti hanno fatto!” disse Andrea spaventato fissando la caviglia violacea e sanguinolenta di sua madre. Celeste gli si accovacciò davanti e accarezzandogli i capelli disse:
“Amore, stai tranquillo, non succederà niente, qualcuno ci sta facendo un brutto scherzo e voglio rintanarlo e dirgli che non è divertente, tutto qui. Ora, da bravo fratello maggiore stai vicino al tuo fratellino mentre io vado a guardare dalla finestra, ok ? Torno subito”.
Si avviò con passi leggeri, arrivata alla finestra, guardò fuori da ogni parte... notò immediatamente che i sassi erano al loro posto, come se non fosse successo nulla. Regnava la tranquillità assoluta.
“E’ tutto a posto, tranquilli, state fermi ancora un altro pò, d’accordo?” disse ai bimbi per calmargli.
Guardò meglio e dappertutto, come se un cecchino dovesse colpirla all’improvviso. Era tutto calmo e normale. Si girò verso i bimbi e affermò risoluta, dopo un lungo sospiro di sollievo: ”Sembra che chi ci ha fatto lo scherzo, sia andato via, perché fuori non c’è nessuno, quindi ora...” si ammutolì vedendo i volti dei bimbetti mutare all’istante, avevano la bocca spalancata e il terrore impresso negli occhi, Celeste capì che c’era qualcosa alle sue spalle, aveva paura di voltarsi, non voleva farlo, ma non fu in grado di opporsi, sentì formarsi un nodo alla gola, trattenne il fiato e con i battiti a mille cominciò a girarsi molto lentamente ... Andrea urlò: “Attenta mamma ! Vieni via da lì!”. Celeste si girò di scatto per sapere da che cosa doveva scappare e, questa volta l’urlo gli uscì dal profondo dell’anima, se ne pentì amaramente di essersi voltata, ma ormai era troppo tardi... quella macchia oscura dalle sembianze umane la inghiottì insieme ai bambini tutta di un fiato.
Lo sgomento s’impadronì di lei, cercò subito i suoi bambini, gli trovò atterriti e accovacciati ai suoi piedi, ma stavano bene, a colpo d’occhio non erano feriti, quantomeno, fisicamente. Gli attirò a sé stringendogli al suo petto.
“Mamma, cosa è successo?... ho paura ! Dov’è papà?” piagnucolò Andrea.
“Shhh ! Ora basta amore. La mamma è qui con te. Shhh...”
Scrutò il posto, dove erano finiti, gli pareva di essere all’interno di una bolla d’aria. Allontanò i bimbi un momento e la toccò, gli sembrò simile all’albume di un uovo gigante, soffice e appiccicoso, cominciò prima a graffiarla, poi a colpirla con forza, cercò invano di romperla, a ogni colpo che dava, la “bolla” diveniva più solida, più resistente. La colpì fino a farsi sanguinare le mani e, abbattuta si mise a piangere. I bimbi gli si aggrapparono alle caviglie singhiozzando. Sussultarono quando sentirono che la bolla si sollevava da terra, un forte smarrimento colpì tutti e tre. Improvvisamente la porta di casa si aprii ed entrò Massimo: “Ciao a tutti ! Papà è tornato... Iuhu!... dove siete ? Giochiamo a nascondino ? Ah si?... bene, ora vi trovo tutti!...e poi... dato che ho fame... mangio i piedini di Stefano... e poi... quelli di Andrea... gnam gnam... e poi... mi mangio la mamma tutta intera ! Gnam!... ”
Celeste cominciò a colpire la bolla con tutte le sue forze urlando:
“Massimo ! Siamo qui ! Massimo!... Aiutaci ! Massimo ! Siamo qui!” anche i bimbi singhiozzanti chiamavano urlando il loro papà, ma lui non gli sentiva e non gli vedeva.
Massimo cercava il nascondiglio della sua famiglia sotto il tavolo, dietro le tende, in giro per la casa, finché si rese conto che non c’era nessuno. Uscì da casa per cercargli altrove. Celeste sfinita, vedendolo uscire, si lasciò cadere sulla superficie morbida della sua prigione, bisbigliando senza forze e convinzione: “Siamo qui!...”, i bimbi sfiniti, pure loro, si addormentarono sulle sue gambe. Fissando la porta e aspettando il ritorno di Massimo, Celeste si addormentò.
Al suo risveglio, vide la stanza cambiata. I mobili erano coperti da teli ammuffiti e da polvere vecchia e, i suoi bimbi erano spariti. Dove erano finiti ?
“Andrea ! Stefano ! Dove siete?” cominciò a urlare inquieta colpendo con i pugni la sua “bolla prigione” fino allo sfinimento.
Una risata la svegliò all’improvviso. Guardò la stanza che era mutata ancora. Stupita, si rese conto che c’erano cose sue, c’era la foto del Liceo, la foto del matrimonio... quella del battessimo di Stefano... il vecchio tavolo della nonna...
“Sono tornata ! Sono a casa!” il suo entusiasmo si spense subito, quando capì di essere ancora dentro la bolla, da fuori sentì un dialogo a lei famigliare...
“Boh ! Sarà la solita vecchia pazza, in ogni paese c’è sempre qualche matto che se ne va in giro.” ...