Scrittori
.: Home page .: Preferiti .: Testi pubblicati .: Libri .: Link utili .: Login
Cosa cerchi ?

Ledieci perle nere - di Giallista

Sei in: Autori emergenti > testi pubblicati > Giallo > Ledieci perle nere

© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 20/01/2010 alle ore 02:08:57

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

CAPITOLO 1

Era cominciata male la giornata, un fastidioso cerchio alla testa mi ricordò che oramai non avevo più vent’anni e le conseguenze di ogni eccesso della sera precedente mi sarebbero pesate sulla cervicale come un macigno per le successive ventiquattr’ore.
Ingerii a stomaco vuoto un antidolorifico e cercai di concentrarmi sul perchè fossi stato costretto ad una levataccia per me così inusuale, dal momento che avevo rinunciato da un pezzo ad adeguarmi ai ritmi della gente comune.
In realtà il motivo per cui alle sette del mattino mi trovavo già in piedi era semplice, avevo ricevuto una misteriosa telefonata il giorno prima che mi aveva incuriosito al punto tale da convincermi ad accettare un appuntamento ad un ora che normalmente avrei definito indecente.Dopo i consueti assonnati preparativi aprii l’armadio e mi sforzai di scegliere qualcosa da mettermi addosso.
Optai per un leggero completo casual in modo da sentirmi a mio agio, quando l’ebbi indossato trascurai come sempre di guardarmi allo specchio, in meno di mezz’ora ero pronto, uscendo presi le chiavi della Porsche dal tavolino accanto all’ingresso.
Era una mattina di fine Luglio e mi stupii della calma che regnava nel quartiere, una sensazione insolita molto simile ad una funesta premonizione mi accompagnava da quando avevo deciso di recarmi ad un appuntamento senza avere la minima idea di cosa avrei dovuto attendermi, e non era affatto piacevole.
L’indirizzo che avevo annotato sul retro di un tovagliolino di carta era dall’altra parte della città, approfittando del fatto che ero stranamente in largo anticipo decisi di fermarmi a bere un caffè nella speranza mi avrebbe aiutato ad essere leggermente più lucido.Scesi dall’auto lasciata in doppia fila e mi diressi verso l’ingresso della caffetteria assorto in mille pensieri, involontariamente osservai la mia immagine riflessa nella grande vetrina accanto alla porta e non potei fare a meno di constatare come il mio aspetto fosse andato lentamente peggiorando negli ultimi anni.
Decisi per la dodicesima volta dall’inizio dell’estate che mi sarei iscritto in palestra l’indomani stesso.Nonostante la fugace occhiata notai con disappunto un paio di chili di troppo ed il comparire subdolo di qualche ruga che giustificai
"d’espressione", in fondo avevo da poco superato i quaranta, pensai rassegnato.
Il bar era semivuoto ed i pochi avventori avevano l’aria assonnata di chi era in procinto di cominciare l’ennesima giornata di duro lavoro.Indisturbato in fondo al lungo bancone in legno lucido ebbi modo di concentrarmi su quella insolita chiamata ricevuta da parte di uno dei più facoltosi uomini d’affari di tutta la città.
Ciò che non riuscivo a capire era il perchè si fosse rivolto proprio a me, in fondo
non ero che un giornalista come tanti ed anzi, ben pochi erano oramai coloro i quali
ricordavano i miei tempi d’oro, il premio Pulitzer che ancora mi permetteva di trovare qualche occasionale lavoretto, le inchieste-choc condotte con spavalda incoscenza.
Bevvi un secondo caffè in un sorso e decisi che era ora di scoprire cosa si celava dietro a tanto mistero. Risalii in auto ed osservai lentamente le strade che cominciavano a prendere vita, il traffico dei pendolari diretti in centro congestionava le grandi vie di accesso alla città.
Fortunatamente la mia destinazione si trovava nella zona Ovest di Midflower, quella riservata ai residenti più facoltosi ed incorniciata da morbide colline costellate di ville esclusive che, a seconda della posizione, in alcuni fortunati casi riuscivano a scorgere all’orizzonte l’inconfondibile blu dell’oceano.
Giunsi all’indirizzo indicatomi in pochi minuti, il numero civico corrispondeva ad una proprietà privata che ben conoscevo.
La casa, o meglio la grandiosa dimora, era in cima alla collina che dominava la cittadin e sembrava con la sua mole imponente vigilare su tutto ciò che in essa accadeva, quasi a ricordare a tutti chi fosse il padre fondatore dell’intera comunità.
Percorso il lungo viale d’accesso mi fermai davanti ad un lucente portone e scesi con
calma dall’auto in modo tale da non tradire la mia cocente curiosità.
Pochi secondi dopo che ebbi suonato mi venne ad aprire un domestico dall’aria burbera, indossava una divisa impeccabile ed esibiva un portamento austero.
<Benvenuto in casa Lerden>sussurrò<il signore la stava aspettando>
Scrutai con insolita attenzione quello strano maggiordomo, poteva avere superato da poco i cinquant’anni, era alto e dal fisico muscoloso, leggermente trasandato nell’aspetto e con i capelli folti e lunghi di un innaturale nero corvino ad incorniciare un viso magro ed allungato dai tratti decisi e spigolosi.Ciò che mi colpì maggiormente fu la grandezza eccessiva delle sue mani, più adatte a qualche lavoro manuale piuttosto che a maneggiare cristalli e porcellane.
Dopo essere entrato rimasi stupito quando mi fu chiesto di salire al piano di sopra, mi domandai per chissà quale motivo non mi aveva accolto nello studio al piano terra come era logico per un personaggio tanto importante, ed invece venivo condotto in quella parte di dimora solitamente riservata a parenti ed amici.
Senza obbiettare seguii il maggiordomo sull’imponente scalinata che conduceva al primo piano, senza proferire parola giungemmo dinnanzi alla porta di una stanza in fondo ad un lungo corridio costellato di quadri surrealistici sicuramente di grande valore oltre che di inquitante fascino, fermatosi un breve istante il domenstico bussò lievemente alla porta.
<Avanti> Si udì pronunciato con un filo di voce da dietro la porta.
Entrammo in una camera enorme dal soffitto altissimo, il pavimento in legno scricchiolò
sotto i nostri passi.
<Buongiorno signor Toser, si accomodi>
Rimasi per un attimo senza parole alla vista di quell’uomo minuto e scheletrico adagiato in un enorme letto e circondato da sofisticate apparecchiature.
Mi fissò per un breve istante e mi trovai stranamente a disagio nel sostenere quello sguardo.
Avanzai lentamente cercando il posto migliore per sistemarmi senza domermi avvicinare troppo.
<Sieda quì accanto>Mi disse indicando una sedia alla sua destra, e seppure con riluttanza mi accostai a lui più di quanto sinceramente avrei voluto.
<Si chiederà certamente perchè io l’abbia convocata>disse improvvisamente.
<In realtà quando ho ricevuto il suo invito mi sono preoccupato, come penso lei possa ben immaginare, data la fama che la circonda>esclamai senza neppure pensare a ciò che stavo dicendo.
<Mi piace la sua schiettezza, forse un pò troppo istintiva, ma genuina e credo che ci intenderemo alla perfezione>
<Cosa le fa pensare che io sia interessato ad ascoltarla?>chiesi facendomi coraggio
<Il fatto che io non sia uno sprovveduto od un pazzo è risaputo, e se lei è quì oggi
significa che il mio invito l’ha incuriosito, perciò non si faccia trarre in inganno
dal mio aspetto o dalla mia condizione>Esclamò alzando il tono della voce e sollevando leggermente il capo.
L’osservai con più attenzione e rimasi colpito dal colorito biancastro della sua pelle,
era completamente calvo, gli zigomi incavati e gli occhi che parevano quasi rientrare nelle orbite, si serebbe potuto definire l’immagine stessa di un fantasma, solo lo sguardo era rimasto fiero e pungente come quello dei ritratti che riempivano l’enorme stanza, a dire il vero non mi era affatto semplice ignorare lo stato in cui giaceva in quel letto.
<Puoi lasciarci soli Moses>
Attese qualche istante che si allontanasse quindi mi chiese di controllare che non vi fosse nessuno nel corridoio.