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Quando Dio ci vuole punire esaudisce tutti i nostri desideri - di Vincenzo Gatta

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 16/06/2008 alle ore 21:09:00

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Partiamo dal presupposto che la sensazione umana del Desiderio, per chiamarsi tale, deve suscitare in noi un senso di mancanza, necessità o bisogno verso un oggetto preciso. Quando avremo conquistato quest’oggetto, solamente allora, i sentimenti di frustrazione, indotti dal Desiderio, si attenueranno. Una volta riusciti ad ottenere l’oggetto desiderato, nascerà in noi un senso di gioia che è direttamente proporzionale alla quantità d’impegno mentale e fisico di cui abbiamo usufruito per conquistare quell’oggetto preciso.
Quando un uomo desidera è felice, poiché si proietta nel momento in cui riuscirà ad ottenere l’oggetto che è al centro di tutti i suoi pensieri. Più l’uomo s’impegnerà nel trovare la propria soddisfazione, più una volta raggiunta questa, sarà contento.
Poiché è una sensazione connaturata all’uomo, il Desiderio non lo abbandonerà, ma cambierà solo il suo obiettivo, indirizzando i nostri pensieri verso un altro oggetto, che sarà tanto necessario quanto quello appena conquistato, rendendo, a volte, la conquista di quest’ultimo completamente inutile.

Prendiamo in considerazione l’eventualità che l’uomo sia nato con la straordinaria capacità di poter rendere reale qualunque cosa voglia, solamente con la forza del pensiero. Grazie a questa capacità l’uomo potrebbe avere qualunque cosa desideri. Nel caso in cui questa capacità sia propria dell’uomo dalla sua nascita, la sensazione di desiderio verso un oggetto preciso sarebbe completamente nulla, poichè l’uomo non dovrebbe minimamente impegnarsi per ottenerlo e il senso di mancanza non avrebbe il tempo di formarsi.
Se accadesse questo, scomparirebbero due condizioni fondamentali per definire il Desiderio: la sensazione di necessità verso l’oggetto e lo sforzo da compiere per soddisfarle il nostro desiderio. Non esisterebbe nessun oggetto che non si possa avere, scomparirebbe lo sforzo da compiere per conquistarlo, poiché bisognerebbe aspettare solo pochi attimi. Ormai il concetto di Desiderio non sarebbe più una sensazione umana. Se prendiamo in considerazione la frase di G.B.Shaw: ‹‹Finché ho un desiderio, ho una ragione di vita. La soddisfazione è la morte››, l’uomo che abbia questa capacità straordinaria non ha ragione di vita, poiché non avrebbe desideri e non avendo questi, l’uomo non è vivo e quindi non è.
Alla luce di queste affermazioni si può capire l’importanza nonché la necessità del Desiderio sia per la vita dell’uomo sia per il suo stesso essere, infatti, si può identificare l’essere stesso dell’uomo in un continuo desiderare e nella lotta continua per cercare la soddisfazione di qualunque suo desiderio. Un desiderio che può variare secondo l’uomo, che può avere diversi obiettivi, ma che ha una costante incancellabile all’interno del suo essere, quella di una sensazione perenne. Non esiste uomo che non desideri qualche cosa come non esiste felicità paragonabile a quella della conquista dell’oggetto desiderato. Quindi se Dio volesse, improvvisamente, esaudire i nostri desideri all’unisono, smetteremo di essere. Infatti, dopo un periodo più o meno lungo, dove continueremo a vivere grazie alla felicità scaturita con l’esaudirsi dei nostri desideri, al cessare di questa sensazione, non avremmo più desideri e, non avendo questi, non avremo più soddisfazione e quindi non avremmo ragione di essere.