Liberamente - di Liberamente
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 26/06/2008 alle ore 11:38:59
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Sta fumando l’ultima sigaretta della giornata e i suoi pensieri sono interrotti dall’ultimo tiro. Il filtro umido di saliva, l’indice e il medio della mano sinistra toccano le labbra e la sigaretta incendia il suo ultimo tabacco. Il fumo si sente amaro e passando dalla gola raggiunge i polmoni, per poi uscire dalla bocca accompagnato da un soffio dolce. La fine dell’ultima sigaretta è ormai un rito; spegne la cicca consumata fino al filtro nel portacenere di plastica, l’ultimo fumo risale come strozzato dalla forza delle dita e nell’aria resta solo l’odore malinconico. Il suo sogno è scrivere un libro.
«I libri sono, come al solito, messi male e ogni volta tocca me spingerli quel tanto che basta per fare in modo che ritornino tutti sulla stessa linea, so che non è un grande sforzo, ma non lo sarebbe nemmeno per chi il libro lo prende, lo sfoglia come un giornale sperando che cominci a parlare per raccontare cosa c’è scritto nel suo interno, ma sfortunatamente non ha risposta e allora deluso lo richiude e lo appoggia sul ripiano sempre in modo che non sia allineato agli altri, perché così facendo ricambia il torto subito o perché pensa che quel libro non sia all’altezza degli altri e quindi non deve stare sulla loro stessa linea. A volte non vorrei metterli in ordine, perché sembrano più liberi e più felici a stare in modo diverso, come se provassero piacere a non essere allineati agli altri e tante volte mi sfiora l’idea che i libri lo fanno apposta a non rispondere a chi li vuole ascoltare per sentirsi poi più liberi. In una Libreria però devono stare allineati bene i libri, perché sono tutti uguali o almeno così dovrebbe essere. Finito di sistemare i libri la cosa più confortabile da fare è sedersi sulla sedia che sta dietro la grande scrivania di legno, da qui si vede quasi tutta la Libreria. Davanti e dietro di me iniziano le enormi librerie di legno che in lontananza sembrano avvicinarsi tra loro e diventare più basse, quasi fino a toccarsi senza farlo mai però, lasciando sempre un sottile filo di luce che li divide e che da quasi il senso d’infinito. I ripiani sono colmi di libri non c’è più uno spazio libero e la luce fa fatica a passare, riesco a leggere il titolo e l’autore dei libri più vicini poi le scritte diventano delle macchie nere regolari. Se i libri potessero parlare ci sarebbe un casino qui dentro, ognuno direbbe la sua e i libri sono tanti e ciascuno ha le proprie e legittime idee. Non so ancora come posso scrivere un libro e parlare di qualcosa di nuovo, in modo che anche il mio libro potrà dire la sua e poi dovrei fare anche in modo che sia capace di non farsi risistemare ordinatamente, perché voglio che sia libero. Mi accendo una sigaretta per farmi compagnia, non che mi senta solo, ho un semplice bisogno di pensare un po’.
E poi proprio solo non sono: c’è una persona alla mia sinistra, sembra stia guardando le pagine di un libro. Strano perché in quel libro non ci sono figure, sembra attratto dalle parole e non per quello che dicono, ma proprio per la loro fisionomia, magari è solo un’impressione. Si è accorto che sto andando verso lui. Non pare dispiaciuto, aspetta che mi avvicini per salutarmi. « Salve, sei il bibliotecario? » « no, ma... mi chieda pure » « scusa, ma di cosa parlano tutti questi, libri?» « sono libri, parlano di quello che lei ci legge » « si, giusto, ma io non so leggere i libri » « puoi sempre imparare » « certo! Ma se non l’ho fatto in tutti questi anni ci sarà un motivo » « quale motivo può essere tanto rilevante da decidere di non imparare a leggere?» « chi ha detto di non saper leggere! Come può un uomo vivere senza saper leggere! Non ho detto di non saper leggere un’insegna o una lettera, ho detto di non saper leggere un libro. Pretendere di sapere leggere un libro e come dire di saper leggere l’anima dello scrittore che lo ha creato » «cosa c’entra l’anima dello scrittore con i libri? » « l’anima è lo strumento con il quale l’essere umano può cogliere la sua libertà; lo scrittore scrive il suo libro per la prima volta sulla sua anima, o il pittore vi disegna la sua opera prima di riportarla su tela. Bisogna prima riuscire a cogliere il libero; é come fare un viaggio a ritroso su tutto ciò che per te è in dubbio. Il mondo che ti circonda è per te una cosa certa, fino a quando però cominci a rifletterci su e inizi a chiederti chi ha creato il mondo e se tutto ciò che ti circonda è reale. Si possono trovare infinite risposte a questi dubbi, ma nessuno avrà mai la certezza di una soluzione giusta, anche perché puoi anche mettere in dubbio che cosa è giusto e che cosa non lo è. Moltitudini di pensieri filosofici si sono consumati e scontrati, ma niente di certo, solo teorie con la colpa di restringere le facoltà umane in dei confini a volte molto gradevoli come quelli della religione o profondissimi come quelli dei grandi filosofi. Fai vagare la tua anima all’interno di confini infiniti, senza fine e non ti accorgi che non sei nella libertà. Tutte le domande alle quali l’uomo o i grandi filosofi tentano da una vita di dare risposta, così facendo non troveranno mai verità. La verità è come questa Libreria: piena d’idee senza la certezza che ci sia una fine. I filosofi hanno sempre cercato questa fine camminando tra le grandi librerie, ognuno per la sua strada, incontrandosi e scontrandosi, continuando il percorso di altri, fermandosi a riflettere fino ad impazzire. Impazzire alla vista del solito infinito, alla vista di librerie di legno che in lontananza sembrano avvicinarsi tra loro e diventare più basse, non toccandosi mai però e lasciando un sottile filo di luce che li divide che da quasi il senso d’infinito. Limitandosi a cercare qualcosa forse più grande di loro, che probabilmente non esiste; e continuerà a non esistere fino a quando continueranno a vagare tra le vie della verità, cercando di dare risposta a domande sbagliate. Bisogna smettere di guardare con gli occhi di chi non vedrà mai una fine e cominciare a sentire i pensieri, a leggere le idee. Sono questi a limitarci con la loro incapacità di cogliere il tutto, ma sono sempre questi ad illuderci di non essere confinati, mentendoci con la loro infinita creazione ed illimitata essenza. Bisogna trovare un punto di creazione ai pensieri, una fine, un principio che li tiene tutti racchiusi e ne dimostri quindi il limite e indi la realizzazione del giusto sapere, magari poi fondamentale per trovare altro. Le idee sono dell’uomo e come tali sono finite, perché parte di qualcosa di finito. La difficoltà sta nel trovare un principio finito alle idee con i mezzi limitati che l’uomo ha, il primo dei quali è la parola. Andare alla ricerca di un concetto base che è insieme contenitore e contenuto di se stesso, del qual è impensabile il contrario, perché svincolato da ogni definizione d’essere e quindi di non essere; scoprire un nuovo mezzo per la ricerca della “verità”. Le idee le creiamo noi, ma il concetto di noi, o di io deriva dalle idee, dalle quali nasce anche il concetto di non io. Le idee quindi non sono create direttamente dall’essere, ma da un essere dell’essere tale da avere la facoltà di rendere idea l’essere stesso. Io sono o non sono a seconda se penso d’essere o di non essere, libero quindi di pensare. Libero. L’uomo, l’essere, l’io chiamiamolo come vogliamo, siamo liberi di farlo, è Libero. L’essere libero dell’essere lo porta a pensare, la libertà è il concetto base contenitore di tutti i pensieri se stesso compreso ma in modo particolare: l’essere può pensare alla libertà senza però avere la capacità di pensarne una definizione, perché la libertà stessa è capacità d’ogni definizione, tanto da non poter ammettere solo tale definizione; facoltà che svincola la libertà da ogni definizione d’essere o di non essere, contenitore d’ogni idea e contenuto di se stesso, perché anch’essa “idea particolare”. Bisogna in ogni modo ricercare la finitezza della libertà, perché la libertà è contenitore e quindi finito. I nostri limiti ci portano a creare l’idea di libertà finita come a qualcosa di ristretto e che, siccome contenitore delle idee, limite di un contenuto infinito. In entrambi i casi bisogna cominciare a fare un passo in avanti, cominciare a svincolarsi. Il concetto di libertà finita non bisogna limitarlo alla definizione di libertà limitata, bensì elaborare il senso di libero finito non come parte dell’infinito, ma come infinito stesso, che è parte di se e quindi finito, completo quindi in se medesimo. I pensieri, quindi tutti gli essere opposti con identità autonoma l’uno dagli altri sono, non contenuto infinito, ma parte finito di un infinito, che è la libertà finita, perché completa in se stesso. Cogliere la libertà. L’uomo, penso al pari di tutte le altre cose, riescono ad esternare la libertà attraverso l’arte; ogni cosa è arte nella natura. C’è però una differenza propria dell’uomo. Possiamo distinguere due modi di creare l’arte: uno è istintivo, naturale e inconsapevole; che appartiene alla natura. L’altro è, oserei dire, esclusivo dell’uomo. L’uomo ha, infatti, la capacità di tuffarsi nella libertà e rubare le idee costruendo con queste delle emozioni. In una Libreria l’uomo che cerca la fine vaga, quello che cerca la libertà si ferma ad osservare i libri, come un bambino fa quando si ferma ad osservare la madre che allatta il fratello. I libri sono come le idee nella libertà e l’uomo sa leggerli e coglierne il vero. Questo fa l’artista, quando crea, quando dà vita ai pensieri, alle emozioni: l’artista sente con l’anima la libertà e concepisce emozioni. Anima in quanto idea che vaga nella libertà e come le altre parole arte creata dall’uomo, insieme d’idee e quindi emozione; e proprio quest’idea è l’unione del libero. L’anima è l’essenza del viaggio che dalla libertà conduce le emozioni alle opere d’arte materiali, siano queste istintive, naturali, inconsapevoli o sentite. Questo è leggere un libro, od osservare un quadro, o ascoltare una musica o amare, o più semplicemente vivere: cogliere le emozioni e sentire la libertà. »
« sono solo, libero in compagnia dei miei pensieri in questa Libreria, sono libero. »
Sta fumando l’ultima sigaretta della giornata e i suoi pensieri sono interrotti dall’ultimo tiro. Il filtro umido di saliva, l’indice e il medio della mano sinistra toccano le labbra e la sigaretta incendia il suo ultimo tabacco. Il fumo si sente amaro e passando dalla gola raggiunge i polmoni, per poi uscire dalla bocca accompagnato da un soffio dolce. La fine dell’ultima sigaretta è ormai un rito; spegne la cicca consumata fino al filtro nel portacenere di plastica, l’ultimo fumo risale come strozzato dalla forza delle dita e nell’aria resta solo l’odore malinconico. Il suo sogno è scrivere un libro.
Lm
