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Il miele pił dolce viene dalla storia - di Francesca Strufaldi

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 19/04/2009 alle ore 14:40:16

 

L'autore si assume la responsabilitą di quanto pubblicato.

 

"la storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, annunciatrice dell’antichità" diceva Cicerone, ed è proprio così: la storia, che si parli di quella di un singolo uomo, o che si parli di un’intera nazione, è parte integrante e presente della realtà.
Fu hegel, nell’Ottocento, ad affermare che la realtà non è altro che lo svolgersi di un processo storico di cui la verità ne è il risultato; sebbene come afferma Popper "una storia concreta del genere umano non esiste e non può esistere" noi senza il nostro passato non saremmo chi siamo.
Non saremmo chi siamo a livello di singoli individui,come protagonisti di emozioni e momenti vissuti nella nostra vita, ma non saremmo chi siamo nemmeno a livello di popolo. un Italiano come può sentirsi tale davvero senza sapere come garibaldi, Mazzini, Cavour, arrivarono all’Unità? O come potrebbe esprimere la sua opinione riguardo date come il 25 aprile o il 2 giugno senza sapere il significato di "resistenza" o "fascismo"?
Con questo non voglio dire che una persona debba legarsi alla storia, al suo passato, inscindibilmente, ma che per arrivare alla pienezza di sè, debba conoscerla.
Come affermò Nietzche, la storia va criticata quando da le spalle al presente per guardare il passato; diviene invece positiva quando critica il passato e vive nel presente.
Basta pensare un attimo a Marx: la sua critica alla Borghesia, lo studio del plus-valore, la necessità di una rivoluzione : furono tutti i risultati dello studio dell’economia che aveva preceduto quella che egli si trovò a vivere.
nel nostro piccolo, noi come persone, siamo risultato di esperienze che, direttamente o indirettamente, nel bene o nel male, hanno toccato la nostra esistenza.
Si pensi a quando si sceglie la destinazione per una vacanza: si ascoltano le recensioni di persone che hanno già scelto quella meta. O quando qualcuno ci chiede di uscire, accettiamo se questa persona, quando l’abbiamo conosciuta e vi abbiamo trascorso del tempo, ci ha fatto sentire bene.
A volte non ce ne accorgiamo, ma la storia fa parte di noi, di chi siamo.
A livello più ampio, e non mi sto a soffermare perchè ci sono libri e insegnanti apposta, se siamo ciò che siamo, a livello politico, geografico, religioso, tutto ciò va ricercato nella storia.
Cantava De Gregori: "Attenzione, nessuno si senta escluso!" non c’è infatti qualcuno che può pensare di vivere in questo mondo, senza la consapevolezza di cosa abbiamo alle spalle. Lo si può credere: ma non è così! Vivere senza conoscere il passato sarebbe come voler correre senza aver prima imparato a camminare.
A volte è difficile, quasi impossibile, trovare un senso alla storia, al passato. Come dice Colombo, "le storie vissute hanno una logica ferrea per i loro protagonisti, che tutta via può sfuggire agli estranei". e così ci sono momenti in cui dobbiamo solo prendere i fatti per ciò che sono e renderli un punto di partenza.
Come avrebbe detto Bacone a suo tempo, non dobbiamo comportarci da formiche, ma da api: la storia a volte è così, come dice Popper "benchè non abbia un senso, noi possiamo darglielo".
Ma alla fine, dobbiamo veramente chiederci che senso ha la storia?
Sarebbe un po’ come chiederci che senso abbiamo noi, poichè come cantava De gregori: "la storia siamo noi, siamo noi quest’onde del mare, questo rumore che rompe il silenzio".