Il Gioco Giusto - di Elias P.
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 14/07/2009 alle ore 15:14:55
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IL GIOCO GIUSTO
L’infinita gioia di poter credere a questa verità:
Ognuno di noi è creatore della sua stessa serenità, della sua etica e della sua capacità.
Qui risiede l’inizio e la fine, eros e thanatos, vita e morte.
Qualcuno sostenne, e sostiene ancora oggi, l’imprescindibile influenza di tanti piccoli aghi provenienti da quegli umani là fuori che ci guidano nella nostra creazione, rendendola ignota, senza un nome che altrimenti dovremmo ricercare in Chi ha punto i nostri genitori, i nostri presidenti, la forze dell’ordine, le persone per strada… e chi prima di loro ha punto questi, fino a risalire a Colui che ha forgiato l’ago.
Colui che, per abduzione, dovrebbe averci donato la stessa meravigliosa ed illusoria libertà di creare noi stessi.
Le illusioni, in verità, credo siano ciò che caratterizza, più di qualsiasi altra cosa al mondo, la nostra profonda esistenza.
L’illusione di poter essere pronti ad affrontare un’esperienza, l’illusione di essere diversi dagli altri, l’illusione di avere la verità nelle proprie mani, l’illusione di amare, l’illusione di essere alla fine di qualcosa…
Ma anche l’illusione di essere preparati per un esame, l’illusione di vestirsi in maniera originale, l’illusione che questo sabato sera andrà meglio dello scorso.
Senza poi dimenticare le grandi creazioni dell’uomo: illusioni talmente grandi da aver perso il carattere di creazione, in virtù delle sembianze che hanno assunto: quelle di enormi, pesanti illusioni collettive, per dirne alcune: Tempo, Religione, Realtà Oggettiva, Scienze Esatte in senso lato.
Concetti che per loro stessa archetipicità forse rendono più chiaro il senso di queste righe: l’illusione in tale accezione assume reale senso di realtà.
Cos’è più reale di un’enorme illusione?
L’illusione è la creazione di ciò che ci piace. Senza eufemismi.
Qualsiasi esistenza è tale perché è creduta, illusa, allucinata.
Credere nelle nostre idee, Illuderci di avere il controllo di noi stessi, Allucinare un mondo dove le guerre sono solo le tre che vediamo a metà al telegiornale.
Credere profondamente che abbiamo maggiore diritto di vivere dove stiamo rispetto ad un immigrato, Illuderci che le regole del nostro gioco siano le più giuste, Allucinare un universo che gira attorno alla nostra terra, o alla nostra nazione, o al nostro quartiere. Dipende.
Il gioco è semplice, trovare un altro gruppetto di soggetti che voglia vivere sotto la nostra stessa campana, per rafforzare la nostra creazione, che all’inizio sembrava una favola, poi una diceria, poi una mezza convinzione, poi una regola, una legge, un mito, un dogma e infine Realtà.
E’ la storia di tutte le leggi umane, di tutti i conflitti, di tutte le repressioni, delle scienze, delle religioni, e della tua stessa reputazione. Di ciò che di te pensa la gente.
Con l’Illusione del Tempo è facile, tutti abbiamo bisogno di scandire questo processo di deperimento chimico, tanto che a nessuno è venuto in mente di distruggere lo scandire del tempo mettendolo in discussione… o perlomeno di scalfirlo, metterlo alla prova… Chiedersi, per esempio, “come spiegare il parto di due gemelli omozigoti nati uno dopo l’altro esattamente durante lo scoccare del passaggio dall’ora solare all’ora legale?”
La Natura, l’intero Principio di Generazione, sostiene che quei gemelli sono nati uno dopo l’altro predestinati a venire al mondo insieme, la maggior parte di noi invece, seguendo il nostro scandire del tempo, non sa dare una risposta. La domanda non esiste.
L’origine del conflitto è da ricercarsi nel profondo, inestricabile ruolo che l’illusione ricopre nelle nostre vite (di cui sopra).
Il conflitto nasce quando non condividiamo la stessa visione (illusione) e pretendiamo che gli altri entrino a far parte della nostra creazione negando la loro. Il peggior crimine della storia.
Le strade brulicano di criminali disposti a credere in un’unica realtà presunta oggettiva, in un qualcosa per cui sarebbero pronti a scommettere le loro stesse vite, alimentando il pregiudizio, l’ignoranza, il nero umano:
abitante del quartiere che non vuole il barbone in giro di fronte a casa perché è giusto così, italiano che non vuole rumeno perché è giusto così, fidanzato che non vuole che la ragazza esca in minigonna perché è giusto così, genitore che non fa giocare il figlio nella sabbia perché è giusto così, cittadino che non paga le tasse perché è giusto così, marito che lavora (e non fa le faccende di casa) perché è giusto così, moglie che fa le faccende di casa (e lavora) perché è giusto così, eterosessuale che offende omosessuale perché è giusto così, cristiano che offende musulmano perché è giusto così, coppia sposata che giudica coppia divorziata perché è giusto così, pena di morte per i trasgressori perché è giusto così.
Uomo contro Uomo, in nome della loro stessa creazione, ergo, Dio contro Dio.
L’illusione di poter estendere agli altri la nostra illusione.
Questa è l’unica illusione a carattere essenzialmente negativo, delittuoso e criminogeno, l’unica di cui spesso facciamo uso continuo, convinti ancora di una sola realtà oggettuale, l’illusione del controllo del mondo fisico, l’affermarsi continuo di leggi fisiche esatte senza volgersi, neanche per un secondo, a quel mondo che ci circonda e domandarsi se sia fatto anche di spirito oltre che di materia…
Ciò equivarrebbe all’essere consci del paradosso di una realtà/verità/etica assoluta ma senza che questo funga da screditazione al nostro immaginario perché ciò genererebbe un mondo senza realtà (soggettiva, ovvero l’unica possibile).
Finisce l’immaginario, finisce la realtà.
Finisco di credere a qualsiasi personaggio o eroe della mia infanzia e lui non esiste più.
Mi chiedo ancora perché dovrei smettere di crederci ai miei miti, ai miei eroi, ai miei sogni visto che sono attorniato da gente che non si pone più domande, o che ha già scritto le risposte, che crede in una religione più giusta, in una giusta sessualità, in una giusta cultura, in un giusto aspetto… Gente che crede di avere il diritto di avere una “propria” nazione dove gli altri non possono entrare, gente che è certa della loro rettitudine e l’innalza a giudizio universale verso gli altri, gente che crede che il carcere o la morte rappresenti il più giusto destino per alcuni uomini.
Posso dire con sicurezza che il mio credere nella musica come fonte di salvezza, il mio credere nel guardare film e leggere libri come atto liberatorio, il mio credere nella reale espressività di un quadro, il mio credere nei miti, il mio credere nell’amore, nell’amicizia, nell’uguaglianza e nel rispetto degli ideali, il mio credere nell’essenziale bontà delle persone, il mio credere nei desideri, il mio credere nei sogni e nelle speranze, influenzi la mia esistenza in modo talmente concreto, educativo e costruttivo tanto da rendere queste cose più reali di qualsiasi altra cosa.
“ERAVATE LI A GUARDARE IL GIOCO, LA’ DIETRO, A SCRIVERE QUELLO CHE DOPO AVREBBE FATTO, E CIO’ CHE IN FUTURO DIRA’”
(PhP)
“…ma se scopre che i fili non ce li hai… se si accorge che il ballo tu non lo fai… allora sono guai, e te ne accorgerai, attento a quel che fai, attento ragazzo, che chiama i suoi gendarmi, e ti dichiara pazzo”
(Edoardo Bennato)
