Scrittori
.: Home page .: Preferiti .: Testi pubblicati .: Libri .: Link utili .: Login
Cosa cerchi ?

Il Bosco delle Fate Capitolo 1 - di Sandy Potter

Sei in: Autori emergenti > testi pubblicati > Fantasy > Il Bosco delle Fate Capitolo 1

© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 21/05/2007 alle ore 15:58:38

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Capitolo 1 - Brina e la Festa di Samhain

Il canto dolce e soave di alcuni uccellini, gli unici non ancora rintanati nei tronchi degli alberi, si andava diffondendo nel Bosco Incantato. Quell’anno il freddo era arrivato ancor prima della festa di Samhain, la quale segnava appunto l’inizio dell’anno.
Nel fitto del Bosco Incantato molti animali erano già andati in letargo e questo per molti secoli era stato definito di cattivo auspicio, soprattutto dalle Fate più anziane. Tuttavia gli Unicorni, protettori del Bosco e dei paesi presenti in quel luogo, non erano mai andati a dormire per tutto il periodo freddo così da poter assicurare la piena protezione al Mondo Fatato.
Il Bosco Incantato era popolato da milioni di Fate, le quali vivevano nelle città e nelle regioni che lo costituivano, insieme alla ricca vegetazione, dove si potevano trovare alberi e piante di tutti i tipi, tutti venerati e utilizzati dalle Fate.
Anche quell’anno volgeva al termine nel Bosco e la mattina della vigilia di Samhain moltissime Fate si erano destate all’alba per iniziare a preparare i riti, le pozioni e gli incantesimi da utilizzare e ultimare durante la festa.
Nella città di Stella Iridescente c’era, però, una giovane fata che non aveva nessuna intenzione di alzarsi presto per aiutare, come da tradizione, la madre e l’anziana nonna, entrambe oramai veterane della festa. Brina, questo il nome della giovane, aveva compiuto, 9 mesi prima, 19 anni e pertanto doveva preparare il suo primo rito. La madre, non vedendola arrivare nel salone dove le due donne avevano già iniziato a prepararsi, decise di andarla a svegliare. Percorse il corridoio che separava il salone dal resto della casa e dalle scale e si diresse a passo spedito verso il piano superiore, quindi verso la stanza della figlia. Non si preoccupò di bussare ed entrò nella camera: - Tesoro, è ora di alzarsi. Oggi per te è un giorno importante e devi prepararti al meglio, soprattutto per il rito che dovrai compiere.
- Ma’, lasciami ancora due minuti, tanto ho tutto il giorno per preparalo. - disse la Fata rigirandosi nel letto e ricercando il calore che le era stato tolto bruscamente perché scoperta dalla madre.
- Non hai tutto il giorno, - l’altra Fata, paziente fino a quel momento, iniziò ad arrabbiarsi - tua nonna a scuola ti ha insegnato che i riti devono essere preparati in determinate ore e ogni fase dev’essere precisa perché vada a buon fine.
- Ok, hai vinto, mi alzo. Contenta?
- Bene, adesso da brava lavati e cambiati, il vestito che devi indossare è lì, appoggiato sulla sedia. La nonna ed io ti aspettiamo giù, ti daremo una mano per il rito. - detto questo la donna uscì, lasciando la giovane Fata ancora seduta sul letto.
Dopo essersi lavata ed aver indossato la veste blu destinata alla preparazione del rito, Brina si soffermò qualche minuto ad osservare l’immagine riflessa nello specchio. Era sempre stata una Fata molto carina e adesso che aveva superato la fase che gli umani chiamano adolescenza l’avrebbero di sicuro confusa con la madre, tanto erano simili: tutte e due con gli stessi capelli biondo scuro, tutte e due con la stessa corporatura, anche se Brina era più magra della madre, tutte e due con lo stesso modo di fare, tutte e due con lo stesso cipiglio quando si arrabbiavano. Unica differenza tra le due il colore degli occhi, infatti Brina li aveva verdi, ma non un verde spento, bensì un verde bello, acceso, un po’ scuro, simbolo di curiosità, dolcezza e determinazione. Fece un sorriso alla sua immagine e si diresse al piano sottostante, nel salone, dove le altre due la stavano aspettando.
La prima fase del rito doveva essere eseguita alle 6.05, non un minuto di più, non uno di meno, così da poter garantire la buona riuscita del rito stesso.
- Brina, aggiungi quella radice alla pozione che ti ho preparato, quando la vedrai diventare azzurro cielo spegni il fuoco e poi riponila in questa fiaschetta, ti servirà sta sera. - spiegò la nonna appena la vide entrare nel salone.
- Buon giorno anche a te, nonna. Sì, io ho dormito bene. - la salutò la giovane Fata, facendo finta di ignorare quello che le aveva detto l’anziana.
- Non siamo qui per scherzare, bambina. - disse la nonna con un sorriso che le increspava le labbra. Nonostante l’età ormai avanzata (infatti quell’anno sarebbe stato il suo ottantatreesimo Samhain da Fata adulta) sapeva stare agli scherzi e rispondere a tono alla nipote, forse era per questo che loro due andavano così d’accordo.
- Lo so, nonna, allora aggiungo questa radice – prendendo in mano la radice di Beth – o questa? - prendendone una di Ur.
- Quella di Ur, darà la colorazione giusta.
Brina lasciò cadere la radice nel calderone, dopo qualche minuto la pozione prese il colore giusto, la ragazza spense il fuoco e aspettò che si raffreddasse.
- Bene, adesso cosa devo fare? - chiese impaziente, voleva concludere la prima fase più in fretta possibile per poter andare a fare un giro vicino al fiume insieme al suo gatto e alla sua migliore amica Erica.
- Adesso aspetti che si raffreddi del tutto e poi mentre la versi nella fiaschetta pronunci questa formula. - disse la madre,mettendole in mano un foglietto, dopo aver aiutato la Fata più anziana con un altro tipo di rito.
- E quanto ci mette a raffreddarsi?
- Dieci minuti, un quarto d’ora.
- Bambina, sei impaziente di andare a fare qualcos’altro? - chiese la nonna che conosceva fin troppo bene sua nipote.
- No, niente, perché?
- Oh, dai quell’impressione. Non è che hai appuntamento con Erica?
- No, anche lei deve preparare il rito. - mentì la Fata.
L’anziana sorrise e poi ritornò al suo rito. Alla nonna, Brina non era mai riuscita a nascondere niente, non era come sua madre, che anche se la lasciava libera di fare ciò che voleva, in qualche modo riusciva a controllarla. A Brina sua nonna piaceva molto perché sembrava molto più giovane dei suoi 102 anni e riusciva sempre a capire la nipote con uno sguardo, nonostante i capelli bianchi sempre tenuti in un’elegante crocchia e le varie rughe sul viso, i suoi occhi verdi, come quelli della nipote, splendevano ancora di quell’aria giovanile che la caratterizzava e per questo era molto amata dalle sue allieve della scuola e dai concittadini di Stella Iridescente.
Dopo quella che parve un’eternità la pozione si raffreddò e Brina la poté versare nella fiaschetta, proprio come le aveva detto di fare la nonna. Prima di tutto poggiò il foglietto, che aveva continuato a rigirarsi tra le mani, sul tavolo per poter leggere la formula, dopodiché prese un mestolo e la fiaschetta, intinse il primo nella pozione e iniziò a versarne il contenuto pronunciando la formula in celtico.
In seguito porse la fiaschetta a sua nonna e fece per andarsene, ma la madre la bloccò: - Dove vai? - chiese senza neanche staccare gli occhi da quel librone gigantesco pieno di formule per il Samhain.
- Stavo andando a prendere Doro, penso sia ancora nella sua cesta in camera mia.
- Brina, lo sai che durante i preparativi di un rito o di incantesimi per qualche Festa importante non possiamo avere animali intorno, rischierebbero di combinare dei guai.
- Ma che cosa vuoi che combini?
- Ci sono infinità di cose che potrebbe fare: primo, - iniziò contando sulle dita - potrebbe rovesciare qualche provetta nel resto della tua pozione; secondo, potrebbe urtare un libro e farlo cadere, cosicché o io o tua nonna perdiamo il segno; terzo, potrebbe giocare con qualche ingrediente, eccetera. In conclusione lascia rinchiuso quel gatto.
- Ok, ho capito, ma allora perché quello della nonna è lì sulla poltrona?
- Per lui è diverso, - prese la parola sua nonna – ormai capisce quando c’è qualche avvenimento importante e, anche se non dovrebbe essere qui, non fa alcun male e sa che non deve interferire con la preparazione.
Brina rimase un attimo in silenzio, poi si ricordò di una cosa: - Mamma, scusa, ma io ho finito qui, vero?
- Per il momento. Ma ricordati che ad ogni ora devi venire qui, prendere in mano la fiaschetta e leggere alcune di queste formule.
- A che ora dovrei fare questa cosa?
- Dunque, calcolando che la prima fase del tuo rito era alle 6.05, quindi in quel preciso istante hai aggiunto la radice di Ur e tre minuti dopo la pozione era pronta, hai aspettato quindici minuti, direi che... dovresti venire qui alle 7.23, alle 8.23, alle...
- Sì, mamma, ho capito. Quindi fino alle 7.23 posso fare quello che voglio, no?
- Più o meno, bambina. - rispose sua nonna.
- Che vuol dire più o meno? - chiese sconcertata la giovane.
- Vuol dire che dovrai stare attenta e non arrivare in ritardo; dovrai assicurarti che Doro o qualunque altro essere vivente non si avvicini alla tua pozione e soprattutto dovrai cercare, se tu dovessi uscire, di non allontanarti troppo, rischiando così di perdere una fase del rito. - spiegò con molta calma l’anziana Fata.
- Ah, ok, non andrò molto lontano, al massimo fino al fiume.
- Come sarebbe “al massimo fino al fiume”? - intervenne sua madre, con una tonalità di voce alquanto preoccupante.
- Sì, avevo intenzione di andare lì una volta finita la prima fase.
- No, signorinella, tu non esci di casa.
- Ma perché?
- Perché l’ultima volta che dovevi preparare qualcosa che tua nonna ti aveva assegnato a scuola, sei andata al fiume e ti sei completamente dimenticata di quello che dovevi fare.
- Ma è successo solo una volta.- si lamentò Brina.
- Sì, ma non voglio che si ripeta.
- Non è colpa mia se il fiume ha un effetto calmante su di me.
- Allora se vuoi andare al fiume portati dietro Doro.
- Certo che me lo porto dietro, ha bisogno anche lui di un po’ d’aria.
- Bene, ricordagli che ti deve ricondurre a casa ogni ora prima dello scoccare del ventitreesimo minuto.
Brina annuì, diede un bacio veloce sulla guancia a sua nonna, salutò con un cenno sua madre ed uscì dal salone diretta in camera sua a prendere Doro.