DOROTY E IL SUO MONDO capitolo I) - di Clarice
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 20/06/2007 alle ore 19:20:53
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Doroty era una bambina piccola e molto dolce. Era anche molto sensibile per la sua età e questo suo modo di essere, le faceva avere dei pensieri così profondi che erano più grandi di lei, e che faceva fatica a tenere dentro. Suo padre era un cacciatore di tesori piuttosto famoso. Era riuscito a trovare, all’inizio della sua carriera, un tesoro all’interno di un vascello molto antico. Si era imbarcato insieme ad altri ricercatori verso l’isola di Cayman e Haiti. Lì, dopo aver fronteggiato pericolosamente un mare di forza 9 con un motore in avaria, si erano immersi ed avevano trovato un vascello con un favoloso tesoro. Consisteva in un carico in argento ed oro, che si scoprì in seguito essere destinato a Carlo V. Il vascello capitanato da Ferdinando Cortès era salpato nel 1526 dall’Honduras e, colto da una tempesta, era naufragato sulla barriera corallina. Questo era accaduto qualche anno prima e da quel giorno la madre di Doroty, che prima non aveva fatto altro che sminuire ed insultare il lavoro del padre perché le risultava inconcludente, non aprì più bocca.
Lei era un avvocato in carriera, così in carriera che per lei c’era solo il lavoro e nient’altro. Si può dire che si era quasi dimenticata come si chiamasse la figlia. Era sempre alle prese con pratiche varie e carte di ogni genere. Doroty ci si perdeva in mezzo a tutti quei fogli. Quando era più piccola per divertimento era entrata nello studio di sua madre e ne aveva colorato uno. Le aveva disegnato sopra il suo ritratto per farle capire che lei le voleva bene nonostante fosse sempre via, e che la perdonava. Quel giorno Valery, sua madre, tornata a casa e visto il documento rovinato esclamò “ E questo cos’è?!”. Si girò con gli occhi rossi iniettati di sangue verso Doroty che le stava sorridendo, ( più tardi Doroty pensò che con quegli occhi assomigliava proprio a Willy il Coyote mentre cerca di prendere Beep Beep), e prima che le si avventasse contro, suo padre la prese e la portò via. Ma Doroty sentì ugualmente tante brutte parole che le disse sua madre che la fecero stare così male che si mise a piangere. Non le aveva neanche detto grazie per il disegno, pensò. Quella sera suo padre andò da lei e le lesse come al solito un brano del suo libro preferito, “Peter Pan”. Le piaceva così tanto che ormai lo sapeva tutto a memoria. Avrebbe tanto voluto essere lei Wendy, e poter volare con Peter verso l’Isola che non c’è. Purtroppo era consapevole che questo era impossibile, anche se lo stesso Peter diceva che niente è impossibile per un cuore che sa sognare. Sapeva che sognava un sacco, e tante volte aveva creduto di poter volare, ma non era mai successo.
Però non smetteva mai di sperare, e ogni giorno si addormentava con il suo libro preferito tra le braccia. Sperando di poter entrarci e farne parte, un giorno. Doroty non sapeva che la sua vita stava per avere una sorpresa inaspettata, una sorpresa surreale che l’avrebbe portata al di là di ogni immaginazione, e di ogni realtà. Stava per travolgerla un vento mai sentito prima, più forte di quello che aveva sollevato la bambina del Mago di Oz. Tutto accadde una notte in cui le stelle erano più luminose del solito, la luna piena risplendeva alta in tutta la sua grandezza. E la piccola Doroty stava dormendo. Era quasi l’una di notte e ad un certo punto venne svegliata da uno strano rumore. Si mise seduta con gli occhi ancora appesantiti dal sonno e si guardò intorno. Gli sembrò di vedere un’ombra muoversi furtivamente nella stanza. Lei non aveva molta paura dei Mostri della Notte, pensava avessero solo bisogno di parlare con qualcuno ed aveva proprio voglia di vedere com’erano fatti. Intanto continuava a tenere le orecchie tese nella speranza di sentir muoversi qualcosa. Silenzio. Se lo doveva essere immaginato, viaggiava troppo con la fantasia, lo sapeva. Ma proprio mentre stava per ributtarsi sotto le coperte, sentì un rumore, simile al crepitio del fuoco che viene acceso, e vide accendersi una piccola luce dorata. Questa si iniziò muovere per tutta la sua camera, illuminandola a brevi tratti, mentre una strana voce cercava di richiamarla. Infine si avvicinò alla voce che la chiamava e continuò a girare intorno ad un’omino strano, che si trovava di fianco alla sua casetta per le bambole. Questo strano personaggio continuava ad imprecare sottovoce, mentre si toglieva una strana polvere fatta d’oro brillante dalla minuscola mogliettina. “ Ma guarda un po’ se dovevano proprio chiamare me per questo affare, per tutti i Caravelli!!! E come se non bastasse proprio la fatina più impertinente mi dovevano affibbiare...”. Doroty credeva di sognare, e dopo essersi stropicciata gli occhi, cercò di mettere a fuoco quell’omino dall’aria buffa. Era alto più o meno una trentina di centimetri, ed era molto robusto. Aveva una corta e bella barba nera, forse un tantino arruffata, e i capelli a caschetto che gli ricordavano quelli dei monaci che vivevano nel monastero sulla collina. In testa aveva un cappello stile Babbo Natale, ma con alla fine una foglia grande come la sua mano. Sopra la maglietta verde scuro aveva un panciotto nero, con dei bottoni dorati, e sotto dei pantaloncini corti di stoffa marrone. Al polso un orologio d’oro massiccio. Si vedeva che aveva cercato di mettersi elegante, ma che aveva fallito miseramente. La guardò un attimo di sfuggita, dopodichè tirò fuori un papiro dalla tasca, mentre scacciava con la mano quella luce che continuava a girargli intorno, ed iniziò a leggere.
