Un Antico Cimitero - di Sir Mithras
Sei in: Autori emergenti > testi pubblicati > Fantastico > Un Antico Cimitero
© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 06/10/2010 alle ore 08:43:37
L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.
Una fredda montagna innevata s’innalza a est, ha l’aspetto di un monolito la cui cima è nascosta dalle nebbie perenni che vi si adagiano come un anello si adagia al dito. L’unico accesso alla cima è un antico sentiero, ormai dimenticato e difficile da notare fra i tanti crepacci che percorrono l’intero perimetro del colosso di ghiaccio.
Quand’anche un avventuriero ramingo scorgesse la via, scoprirebbe che lo stesso sentiero è pieno d’impedimenti: punti sdrucciolevoli, salti nel vuoto e pareti ripide, probabilmente creati dal tempo, ne sbarrerebbero il passo. Durante l’ascesa ai lati del sentiero si potrebbero scorgere grossi sassi, la cui superficie è segnata da mano d’uomo con caratteri appartenenti a un’antica lingua sconosciuta.
Il viaggio fino alla cima durerebbe cinque giorni; il tempo, le bufere e la neve potrebbero rallentarne il passo o addirittura essere fatali per lo sfortunato che non fosse adeguatamente attrezzato. La nebbia, inoltre, potrebbe far perdere la via al viandante distratto.
Quand’anche il nostro avventuriero abbia raggiunto la cima, scoprirebbe sgomento che il sentiero non finisce, ma continua riscendendo all’interno di un grosso cratere grande come una città, percorrendone i bordi a spirale. Se il nostro impavido amico possedesse ancora un briciolo di temerarietà e un pizzico di curiosità, potrebbe decidere di continuare il viaggio. E’ facile notare che la strada non conosce viaggiatori da più di qualche era, nonostante questo, appena iniziasse la discesa alcune rune magiche poste sulla parete del passaggio comincerebbero a brillare in modo minaccioso, come un monito posto all’entrata di un inferno sconosciuto. Guardare verso il basso non è rassicurante, una fioca luce rossastra sembra salire dalle profondità dell’abisso, tanto che un sasso potrebbe metterci qualche minuto a raggiungere il fondo.
A circa un giorno di viaggio nel cratere, continuare a indossare le pellicce sarebbe come essere imprigionati in una fornace; l’aria comincia a rarefarsi e il forte odore di Zolfo e Cenere potrebbero essere fatali per quelle creature che non possedessero una costituzione robusta. Se il nostro testardo avventuriero proseguisse per un altro giorno di viaggio, noterebbe che la luce è più intensa e sentirebbe il leggero borbottio della terra giungere dal basso della fornace naturale. Più avanti troverebbe una piazzola scavata nella roccia adatta a una breve sosta. Affacciatosi, noterebbe il sentiero finire verso la morte stessa. Se avesse un occhio accorto, potrebbe essere in grado di notare un passaggio segretamente celato nella parete costeggiante.
Questa nuova via non è naturale, e uno sguardo erudito potrebbe attribuirne la fattura ad antiche civiltà scomparse dai ricordi del mondo. Addentrandosi all’interno, il nostro ormai fedele avventuriero noterebbe la luce cambiare di colore, dal rosso al verde, grazie a un bagliore luminoso di natura arcana proveniente dalle pareti del corridoio scavato nella roccia. Qui la temperatura decresce nuovamente e dopo poche ore l’esploratore dovrebbe re-indossare le pellicce pesanti riposte in precedenza. La strada diverrebbe man mano più ghiacciata ma la luce artificiale non perderebbe d’intensità.
Il freddo pungente sarebbe però presto dimenticato dal nostro amico, a causa della fine dell’intero viaggio: davanti ai suoi occhi apparirebbe una quasi sterminata caverna completamente scavata nel ghiaccio e costruita in modo tale che soffitto, pavimento, colonne e pannelli di ghiaccio riflettano la luce proveniente da qualche parte al di fuori della montagna, illuminandola completamente con giochi luminosi e colori quasi sovrannaturali.
Superato lo sbigottimento iniziale, il nostro eroico avventuriero comincerebbe a perlustrare il posto accorgendosi presto che pavimento, soffitto, colonne e lastre di ghiaccio sono null’altro che sepolcri atti a conservare perfettamente i corpi di uomini e donne vissuti in chissà quale epoca, e all’apparenza abbigliati in modo bizzarro e sfarzoso con lunghe vesti e cappelli a punta.
Purtroppo però, l’eroico avventuriero, nonostante abbia superato tutte le prove naturali e artificiali, affrontato le più discrepanti temperature e raggiunto l’antico cimitero, non potrebbe fare nulla per impedire il risveglio del guardiano. Sentirebbe la terra tremare e alcuni ghiacci rompersi e poi sgomento vedrebbe volare verso di lui un enorme rettile alato dalle scaglie bianco-grigiastre; l’ultima cosa che avvertirebbe potrebbe essere l’alito gelido millenario piombare sul suo corpo e poi l’oblio.
