Stella - di Kaminski
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 15/12/2010 alle ore 23:57:43
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Stella
Prologo
Nella grande piazza al centro del paese, il Natale veniva festeggiato con balli e salmodie, celebrando la nascita di un dio che con le sue gesta aveva donato speranza ai poveri e ai disadattati.
Ma il giovane e ambizioso sindaco, viste le imminenti elezioni, quell’anno pensò di fare cosa gradita ai suoi concittadini organizzando un Natale diverso, ricco di eventi eccezionali: per prima cosa fece venire il circo di Vladimir il russo, poi, riempì il corso principale di mercanti venuti dall’oriente con i loro colorati tappeti e le loro chincaglierie, e al centro della grande piazza fece innalzare un enorme abete, altissimo, più alto di quanto si potesse mai immaginare, colmo di palline colorate e caramelle e alla sommità, una grande, luminosa, stella...
1.
Stella non era il suo nome. Era la sua forma. Trascorreva le sue giornate a dondolarsi sul grande albero posto al centro della piazza principale, emettendo luce calda e pulsante a ritmo regolare.
Mancavano pochi giorni al Natale e i cittadini, tutti euforici si affannavano per le strade carichi di scatole luccicanti infioccate con nastri colorati da donare ad amici e parenti.
Donare è amore. Per chi dona e (a volte) per chi riceve. Donare è, anche, economia. Amare significa mantenere attivo il ciclo dell’economia vendere-consumare-comprare. Così, il sindaco con un emendamento speciale aveva imposto il dono. Il simbolo del Natale non fu più la celebrazione della nascita di un dio morto uomo per un ideale, ma quello del dono.
Stella guardava tutto quel andirivieni gioioso e si compiaceva. Era fiera di contribuire a rendere l’aria di quelle innevate sere di dicembre, più frizzante e serena.
Alcune stelle, quelle vere, incominciarono ad ingelosirsi e a diventare invidiose dell’attenzione che gli abitanti riservavano all’insegna. Gli anni precedenti gli uomini, le donne, i bambini e persino qualche animale da fattoria, aveva trascorso la sera della vigilia di Natale nella piazza principale, mano nella mano, con gli occhi alzati al cielo, pregando e guardando le stelle; così, sereni.
Quest’anno nemmeno un timido sguardo. Erano tutti presi da quell’andirivieni del comprare-spendere-donare.
Chini sui doni, i loro sguardi non andavano oltre a quell’ammasso di legno, luci e fili elettrici.
Così una sera, si avvicinarono alla luminosa insegna e cominciarono a conversare con lei.
- Che bella luce!
Grazie. Anche la vostra è bella.
Per forza, la nostra è luce naturale ! Non siamo figlie di un falegname e di un elettricista.
Le altre stelle, annuendo, risero.
L’importante è brillare. E con la luce riscaldare il cuore delle persone, rendendole felici.
Ah, ah, ah, credi che TU li renda felici ? Guarda che quando il Natale sarà passato, ti abbandoneranno in qualche deposito sino al prossimo anno. Se ti va bene e non vieni gettata via ! Mentre noi resteremo qui tutto l’anno a brillare. Sempre, sera dopo sera.
Siete solo invidiose!
Invidiose noi ? Vedi, piccola stella, che siamo noi quelle che creiamo un tappeto di luce nel cielo per avvicinare innamorati e ispirare poeti. E’ a noi che si rivolgono i disperati, e siamo sempre noi che esaudiamo i desideri dei bambini con le nostre iperboli nel cielo estivo...
Siete solo invidiose invidiose INVIDIOSE!!!
Ehi, non ti scaldare troppo, potrebbe venirti un corto circuito ! Ah, ah, ah,, ciaooo!
2.
Stella era il suo nome. Viveva fuori dal paese, dove il Natale non arrivava, in una baracca fatta di lamiere umide e sporche. Non sapeva cose fosse il Natale, ma conosceva bene la fame e la povertà.
La sera della vigilia di Natale, la madre gli portò una insegna di legno a forma di stella, trovata nella spazzatura.
Era stata buttata via perché l’anno prima, proprio nella stessa sera, proprio quando era quasi giunto il momento in cui tutti, dimenticando un dio buono e nobile, avrebbero scartato i propri doni, non si era accesa.
Il sindaco fece arrivare elettricisti e santoni da tutte le parti del mondo con i loro arnesi e le loro teorie strampalate, ma nulla poterono fare davanti a quella oscura ostinazione.
Stella prese in mano l’insegna e chiese, come solo le bambine di quattro anni sanno fare, cosa fosse. “Una stella” rispose la madre, “e a cosa serve?” incalzò la bambina, facendo ondeggiare leggermente i suoi riccioli biondi; “a festeggiare il Natale” affermò la mamma. “e cos’è il Natale?”, continuò la piccola.
Le stelle nel cielo se la ridevano alla grande nel vedere la scena. Erano di nuovo loro le primedonne.
La madre di Stella, vide che la sua bambina, indispettita per non aver avuto risposta, aveva lasciato cadere a terra l’insegna e stava rientrando nel tugurio, allora si ricordò che non gli aveva mai parlato del Natale. Roba da ricchi, aveva sempre pensato.
Ma una volta non era stato così.
Il Natale per decenni era stata una festa di preghiera e di amore verso se stessi e verso gli altri per festeggiare la nascita di un uomo che era stato crocifisso per professare il giusto.
Ma cos’era giusto, poi ?
Lei adesso lo sapeva: regalare l’unica cosa che poteva dare la sera di Natale alla sua bambina: un sogno.
E così disse: “ Il Natale è la sera in cui si esaudiscono i desideri”.
Le stelle in cielo sussultarono, qualcuna scivolò.
La bambina tornò indietro, prese l’insegna da terra, sorrise alla madre, e strinse forte a sé l’insegna. La strinse più forte che poté al suo piccolo petto. L’insegna d’improvviso s’illuminò. Tutte le lampadine presero vita e cominciarono a pulsare al ritmo del cuore della piccola che, con innocente sincerità, espresse un desiderio segreto, sussurrato ad un legno fradicio e sporco.
Come per magia, le lamiere della baracca si innalzarono al cielo, la stamberga si trasformò in un castello, la stella librandosi anch’essa nell’aria si posò in cima alla torre più alta e brillò con una tale intensità che oscurò tutte le stelle del firmamento...
Epilogo
Erano trascorsi alcuni anni,
Era una sera del 24 dicembre, quando un principe, smarritosi mentre cavalcava solingo per il bosco, da lontano vide un bagliore. Incuriosito lo seguì con lo sguardo sino ad arrivare ai piedi di un castello. Lo guardò stupito. Non aveva mai saputo che da quelle parti abitassero altri regnanti. Questo significava che ci fossero altri nobili ad abitare il circondario. Il principe scoprì che la luce che lo aveva guidato sino a li era emessa da una insegna luminosa a forma di stella che brillava in alto sulla torre.
Che luce ! - esclamò.
Poi, guardò la donna che gli stava andando incontro, aveva i capelli biondi e lunghi sciolti sulla schiena e sul viso un sorriso felice. Il principe ne restò subito innamorato.
E in quel momento preciso, in quella sera della vigilia di Natale, lui, principe annoiato che aveva preferito la solitudine del bosco agli sfarzi della festa di corte, finalmente aveva capito cosa fosse realmente il Natale. Il Natale era amore e lui l’aveva trovato seguendo la luce di una stella di legno.
Stella sapeva che il suo desiderio sussurrato anni prima, si era finalmente avverato. Lei il Natale l’aveva sempre conosciuto ma lo chiamava con un altro nome: Speranza.
Ecco cos’era per lei quella festa che poi una festa vera e propria non lo è mai stata. è piuttosto un modo di vivere, uno sguardo diverso con cui guardare la vita, senza preconcetti e ipocrisie verso il mondo.
Lo stesso mondo dove un uomo era nato e morto per dare amore e speranza agli uomini. E per questo fu venerato come un dio. E poi crocifisso.
Stella e il suo principe si sposarono vivendo a lungo e felici e contenti.
Fine.
Ah, dimenticavo: ancora oggi, nelle notti buie, chi sa dove guardare, può scorgere la luce lontana di una piccola stella che gli indicherà il giusto cammino. E dovrà ringraziare ad ogni passo quella piccola bambina che la notte di Natale in un paese lontano espresse con sconfinato altruismo un desiderio unico e irripetibile.
Il desiderio che la piccola Stella aveva espresso anni prima ad un pezzo di legno e lampadine, con parole blese, non era stato quello di sfuggire alla povertà o sposare un principe bellissimo come accade nelle favole, ma fu semplicemente questo:
fa che la tua luce possa sempre illuminare a tutti gli uomini il giusto cammino.
Buon Natale a tutti!!!
Luigi Pagano
