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MANO NELLA MANO NELLA NOTTE DI GIZA - di Alessandro Idisium

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 26/12/2009 alle ore 15:25:39

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Splende il tuo sguardo mai quasi orfico
nella notte di nettare,
stella fissa nel firmamento,
non muore nel tramonto,non viene sciacquata via dall’alba,
le ciglia battono cicloniche
portando repentini aggrappamenti
e sulla tua bocca inzuppata
dal sangue delle escoriazioni dei papaveri è nata
oh si fremo è nata l’ultima avventura
scala appoggiata al sole
e così dobbiam traballar per la gloria di qualcuno
che non ci ama
ma io L’ho buttata la al sole, voglio il sole
le corriamo incontro scherzando la sera
aspettare era più folle del gesto che abbiamo fatto
così noi correvamo incontro alla sua alba dalla notte
in bilico sul cratere dell’intimo tentativo
sudando antiche secrezioni rem.
Dentro la corsa affannosa sentir la tua dispnea
perché vuoi toccar il folle
fa vibrar le corde che ho attaccato alle stelle
ed essa sembra uscita dal mio sogno d’oro,
troppo lontana che non lo riesco ad acchiappare
hai già compiuto la magia del miraggio,
allora tenterò anche il salto ancestrale
del morir impaziente per veder Dio
come slancio fra i germogli cascanti,
e invecchia il tempo sui nostri sogni sempre vivi,
ora sulla tua pelle scorre un fiume di acque incoscienti
che vorticano nel mio ombelico,
un gesto solo fra noi
scrive un romanzo di mille e mille pagine,
il silenzio in quel attimo
sembra che stia zitto anche il respriro
e in gemito morente viene partorito il “mai più”,
no il tempo di muovere lo sguardo,
siamo nell’infinito sensuale
dove gli uccelli del paradiso sfrecciano via disorientati.
Come svegli dentro il sogno di una notte di Persia,
come far l’amore sotto la guerra mondiale dannata,
saremo come la fine di una cascata,
come la preghiera di un condannato a morte,
satellite perduto nel cosmo dalla base sii forte,
come l’innocenza di una lancia d’avorio per terra,
come lui in coma che non può più dir
ti voglio bene a chi ama,
un orchestra di tutti suicida d’amore diretta
da un eroe sedizioso dalla criniera bianca
che non verrà accolto ne da un Dio ne da un demone,
saremo come l’inspiegabile disteso sinuoso
sulla sponda opposta di un ruscello
delle acque dei ghiacciai,
saremo le urla di libertà portate
dai venti oceanici ad alcatraz,
come l’attesa che
la gloria scenda su la storia del mattino,
saremo come il drago albino portato
con sé da un tornado
sotto una pioggia di petali di iris,
vivi più del primo assaggio
della preda da un tigrotto,
vivi più dell’universo
e i fiumi stellati verranno a noi
e noi saremo come la richiamata del paradiso.
Strillerò al tramonto della luna il nostro spasmo
per le anime perdute per un bacio
che non doveva assaporarsi
e i monti sfideranno le profondità degli oceani
e il cielo sbatterà le sue immense ali,
io e te abbiamo fatto naufragar i sensi dell’esistenza
per una caduta
una caduta dalla scala verso il sole
nei fiumi vergini solo per continuare
a guardarci negli occhi,
qualcuno dovrà considerarlo.